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LA COMBUSTIONE

La combustione è definita come una reazione chimica che comporta l’ossidazione di un combustibile da parte di un comburente; ok giustissimo ma io parlo di armi da fuoco quindi possiamo parlare di combustione all’inizio di un processo di sparo quando il percussore picchia sul innesco, questo grazie una piccola detonazione(combustione supersonica) incendia la polvere; ma soffermiamoci sul termine deflagrazione che in se è una combustione o più precisamente combustione subsonica caratterizzata dalla diminuzione di densità e anche molto influenzata dagli agenti esterni; per fare un paragone con la detonazione che a differenza della combustione subsonica non è influenzata dall’ambiente circostante ed è anche un processo molto più veloce cosi detto effetto dirompente, anche questo si ha al momento dello sparo prima di avere una vera e propria deflagrazione che anche lei può essere suddivisa in fasi che sono 3, cioè la fase pirostatica quella pirodinamica ed in fine l’espansione.

Guardando la foto vediamo la fine di un ciclo di sparo cioè quando la palla lascia la canna, con il susseguirsi di una vampa che è appunto il risultato di un processo di combustione della polvere, da un espansione di gas ma soprattutto da una carica di lancio che da la possibilità di proiettare il proietto nel punto mirato.

Oltre a questo possiamo accennare anche un regime di combustione che tiene conto di due fattori, ma in questo articolo ne citerò solo uno che è la fiamma premiscelata ed in questo processo la combustione avviene all’interno di una miscela(vorrei ricordare che nella combustione abbiamo un processo omogeneo costituito da un reagente che sarà poi l’innesco per avere una combustione).

calibro 4,6x30mm

Questa cartuccia nacque in risposta al calibro del fucile P90 cioè il 5.7x28mm; la munizione è progettata per minimizzare al massimo il peso palla e il rinculo, con una penetrazione maggiore e a differenza del 5,7x28mm usura meno la canna il suo bossolo è in ottone con palla cilindrico ogivale oppure con palla monolitica in acciaio, in genere viene caricata con dosi da 20/50grani.

Questa munizione di tipo rimmless doveva essere camerata nella pistola semiautomatica UCP della Henckler&Koch ma l’arma non uscì mai dalla fase di prototipo.

COLT PATERSON

Questo revolver che è un Colt Paterson modello 1836 fu la prima arma a ripetizione che impegnava un tamburo, il progetto uscì nel 1836 con il primo modello che era conosciuto come modello 1 pocket baby Paterson; il secondo il modello 2 o anche cosciuto come modello Holster camerato per la cartuccia 36 oggi viene prodotta una riproduzione fedele della Uberti.

L’arma è ad azione singola, il grilletto è particolare perché ruota fuori dal castello dell’revolver quando il percussore viene armato manualmente il paragrilletto è assente; il tamburo può ospitare fino a 5 cartucce in due diversi calibri: il primo il calibro 28 che era camerato il modello 1, poi successivamente il calibro 36. Il difetto di questo revolver se lo guardiamo oggi è la ricarica, perché il tamburo non essendo basculante prevedeva lo smontaggio parziale dell’arma stessa.

IL PATERSON RIMASE IN PRODUZIONE FINO AL 1842 E L’ANNO DOPO L’AZIENDA CHE LO PRODUCEVA DICHIRO’ FALLIMENTO.