Introduzione
Pediculus humanus capitis, comunemente noto come pidocchio del capo, è un ectoparassita obbligato dell’essere umano. Diffuso a livello globale, colpisce principalmente i bambini in età scolare. Nonostante non trasmetta malattie gravi, causa fastidio, disagio sociale e talvolta complicazioni cutanee.
Morfologia
È un insetto di piccole dimensioni (2–4 mm), dal corpo allungato e appiattito, di colore grigio-biancastro. Ha sei zampe dotate di uncini per aggrapparsi ai capelli. Le femmine sono leggermente più grandi dei maschi e depongono le uova (lendini) vicino al cuoio capelluto.
Ciclo vitale
Il ciclo inizia con la deposizione delle uova, che si schiudono in 7–10 giorni. Le ninfe attraversano tre stadi prima di diventare adulte, in circa 9–12 giorni. Un pidocchio adulto vive circa 30 giorni, nutrendosi di sangue ogni poche ore.
Trasmissione
La trasmissione avviene per contatto diretto tra teste (gioco, scuola, famiglia). È raro il contagio tramite oggetti personali (spazzole, cappelli), poiché i pidocchi sopravvivono poco lontano dal corpo umano.
Sintomi dell’infestazione
Il prurito intenso al cuoio capelluto è il sintomo principale, dovuto alla reazione allergica alla saliva del pidocchio. Nei casi prolungati si osservano escoriazioni, croste e, talvolta, infezioni batteriche secondarie.
Diagnosi
Si basa sull’osservazione diretta dei pidocchi o delle lendini, specialmente dietro le orecchie e sulla nuca. È utile l’uso di un pettine a denti fitti su capelli bagnati.
Trattamento
Si impiegano lozioni pediculicide (a base di permetrina, dimeticone o altri principi attivi). È essenziale ripetere il trattamento dopo 7–10 giorni per eliminare le nuove forme nate dalle uova. Il pettine a denti fitti aiuta a rimuovere lendini e insetti morti.
Prevenzione
Non esistono metodi infallibili, ma ispezioni regolari e buona igiene aiutano. Informare i contatti in caso di infestazione accelera il controllo del focolaio.
Conclusione
Il pidocchio del capo è una problematica comune e ben gestibile con trattamenti corretti e informazione adeguata. La collaborazione tra famiglia, scuola e medico è fondamentale per contenere la diffusione.
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