L’acaro tarsonemide (famiglia Tarsonemidae) è un piccolo acaro che rappresenta una minaccia significativa nelle colture protette come serre di ortaggi, fiori e piante ornamentali. La sua presenza può compromettere la crescita delle piante e causare gravi perdite produttive.
Chi è l’acaro tarsonemide?
Gli acari tarsonemidi sono aracnidi di dimensioni molto ridotte, difficilmente visibili a occhio nudo, con un corpo ovale e appiattito. Sono spesso chiamati anche “acari bianchi” o “acari fogliari” per la loro colorazione chiara e la loro presenza soprattutto sulle foglie.
Ciclo biologico
- Uova: depositate sulla pagina inferiore delle foglie o sulle parti tenere della pianta.
- Stadi giovanili: più acari nascono dopo pochi giorni e si nutrono delle cellule vegetali.
- Adulto: continua a nutrirsi, si riproduce rapidamente in condizioni calde e umide tipiche delle serre.
Il ciclo completo può durare da 7 a 14 giorni, permettendo rapide infestazioni.
Danni causati
- Le punture dell’acaro tarsonemide danneggiano le cellule fogliari, causando macchie gialle o argentate sulle foglie.
- Le foglie colpite si deformano, si arricciano o ingialliscono, riducendo la fotosintesi e indebolendo la pianta.
- In casi gravi, si verifica la caduta precoce delle foglie, compromettendo la qualità e la produzione.
Colture colpite
- Orticole: pomodoro, peperone, melanzana, cetriolo.
- Ornamentali: gerani, begonie, crisantemi.
- Piante da serra e vivai.
Strategie di controllo
Monitoraggio costante
- Ispezione regolare con l’uso di lenti di ingrandimento o microscopi per identificare i primi segni di infestazione.
Controllo biologico
- Introduzione di predatori naturali come acari predatori (es. Neoseiulus californicus).
- Uso di prodotti a base di olio di neem o saponi insetticidi per ridurre la popolazione.
Controllo chimico
- Utilizzo di acaricidi specifici, come quelli a base di spiromesifen o bifenazate, rispettando sempre le dosi e i tempi di carenza.
- Alternanza dei prodotti per evitare resistenze.
Buone pratiche agronomiche
- Mantenere condizioni ambientali non favorevoli (temperatura e umidità controllate).
- Eliminare piante infestate e residui per ridurre la fonte di inoculo.
Conclusione
L’acaro tarsonemide può diventare un nemico insidioso nelle colture protette, ma con un’attenta sorveglianza e strategie di gestione integrate si può controllarne efficacemente la diffusione, salvaguardando la salute delle piante e la produttività.
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