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Caso Studio 1: Infestazione in coltura di fagiolo comune in Lombardia
Introduzione
In una coltura di fagiolo comune (Phaseolus vulgaris) situata in provincia di Varese, si è verificata una grave infestazione di Aphis fabae nella primavera-estate 2023, con danni rilevanti sulla resa.
Contesto
La coltura si trovava in pieno campo, con condizioni climatiche miti e stagioni piovose alternate a periodi secchi. La concimazione era stata effettuata in modo standard, senza interventi specifici per il controllo fitosanitario preventivo.
Problemi riscontrati
- Accartocciamento delle foglie e indebolimento generale delle piante.
- Aumento della fumaggine dovuta alla melata, che ha ridotto la fotosintesi.
- Presenza massiccia di afidi, anche in forma alata, con diffusione rapida tra le file.
- Segnalazione di sintomi virali, probabilmente trasmessi dall’afide.
Interventi attuati
- Rimozione manuale e distruzione delle erbe infestanti ospiti nelle immediate vicinanze.
- Introduzione di coccinelle adulte in maniera artificiale come controllo biologico.
- Applicazione di aficidi selettivi a base di oli minerali per evitare impatti su insetti utili.
- Monitoraggio continuo con trappole cromotropiche per valutare le popolazioni alate.
Risultati
- Dopo due settimane, si è osservata una drastica riduzione della popolazione di afidi.
- Le piante hanno mostrato un miglioramento del vigore vegetativo.
- La resa ha registrato un aumento del 15% rispetto alla stagione precedente, in cui non erano stati effettuati interventi.
- Il controllo biologico si è dimostrato efficace se integrato con tecniche di monitoraggio e trattamenti mirati.
Caso Studio 2: Effetto delle formiche Lasius niger su colonie di Aphis fabae in un orto urbano
Introduzione
In un orto urbano di Milano, si è studiata l’interazione tra colonie di afidi neri e formiche Lasius niger per capire l’influenza delle formiche sullo sviluppo e la sopravvivenza dell’afide.
Contesto
L’orto era composto da colture di lattuga, carote e fagioli. Le formiche erano particolarmente numerose, con nidi situati sotto i vasi e tra le aiuole.
Problemi riscontrati
- Le colonie di afidi protette dalle formiche crescevano più velocemente e avevano minor mortalità.
- Difficoltà a utilizzare insetti predatori tradizionali, poiché le formiche li respingevano.
- Aumento della melata e conseguente sviluppo di fumaggine che ostacolava la crescita delle piante.
Interventi attuati
- Utilizzo di barriere fisiche e trappole collanti per limitare il movimento delle formiche.
- Introduzione di nematodi entomopatogeni specifici per attaccare le formiche.
- Applicazione di prodotti a base di piretro naturale con basso impatto sugli impollinatori.
- Educazione degli orticoltori alla gestione integrata, evitando l’uso di insetticidi indiscriminati.
Risultati
- La riduzione della popolazione di formiche ha portato a un crollo delle colonie di afidi, grazie alla maggiore efficacia di predatori naturali.
- Il danno alle colture è stato significativamente ridotto.
- Si è evidenziata l’importanza di gestire l’interazione tra specie per il controllo efficace dei parassiti in ambienti urbani.
Caso Studio 3: Persistenza di Aphis fabae in serra di piante ornamentali con impatto su biodiversità locale
Introduzione
In una serra per la produzione di piante ornamentali in Veneto, si è osservata una persistente infestazione di afidi neri che ha avuto effetti indiretti sulla biodiversità locale circostante.
Contesto
La serra era isolata ma situata vicino a un bosco misto. La coltivazione era intensiva, con frequenti applicazioni di pesticidi per altri parassiti.
Problemi riscontrati
- Resistenza agli aficidi tradizionali a causa dell’uso ripetuto e selettivo.
- Colonizzazione di piante spontanee circostanti, che hanno agito come serbatoio di infestazione.
- Riduzione delle popolazioni di insetti utili sia dentro che fuori la serra.
- Diffusione dell’afide anche in aree naturali adiacenti, con conseguente alterazione dell’equilibrio ecologico.
Interventi attuati
- Introduzione di tecniche di lotta integrata con rilascio di insetti predatori specifici come Aphidius colemani.
- Rotazione di principi attivi chimici per evitare resistenza.
- Potatura e rimozione delle piante spontanee infestate nel perimetro della serra.
- Installazione di barriere fisiche e reti per limitare la diffusione degli afidi al di fuori della serra.
Risultati
- Nel giro di due mesi si è ottenuto un significativo contenimento delle popolazioni di afidi.
- La biodiversità degli insetti utili ha iniziato a riprendersi, migliorando l’equilibrio dell’ecosistema locale.
- La gestione integrata si è dimostrata indispensabile per mantenere le coltivazioni sane e ridurre l’impatto ambientale.
Se vuoi, posso sviluppare ulteriormente ognuno di questi casi con dati quantitativi, grafici o suggerimenti pratici per interventi specifici. Vuoi procedere?
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