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La Vespa velutina, o calabrone asiatico, è una specie aliena invasiva originaria del Sud-est asiatico. Introdotta accidentalmente in Europa, ha colonizzato numerose regioni italiane, causando gravi danni all’apicoltura, alla biodiversità entomologica e ai servizi ecosistemici. In questo articolo vengono analizzati i principali aspetti bio-etologici della specie, le dinamiche di invasione, gli effetti sulle popolazioni di api e altri impollinatori, nonché le più efficaci strategie di monitoraggio e contenimento. L’obiettivo è offrire un quadro aggiornato, integrato e operativo per affrontare questa minaccia ecologica in crescita.
1. Introduzione
La crescente diffusione di specie alloctone rappresenta una delle principali cause di perdita della biodiversità a livello globale. Tra gli insetti più problematici in Europa, la Vespa velutina ha acquisito particolare rilevanza per la sua capacità di adattamento, espansione geografica e impatto negativo sulle colonie di Apis mellifera. La sua presenza in Italia è oggi consolidata in diverse regioni del Nord e del Centro, con tendenza all’espansione verso sud e verso le aree montane.
2. Tassonomia e origini
- Ordine: Hymenoptera
- Famiglia: Vespidae
- Genere: Vespa
- Specie: Vespa velutina Lepeletier, 1836
- Sottospecie invasiva: Vespa velutina nigrithorax
Originaria della Cina meridionale, India, Vietnam e zone limitrofe, la sottospecie nigrithorax è la forma invasiva attualmente presente in Europa. L’introduzione è avvenuta presumibilmente tramite trasporti commerciali di merci legnose o ceramiche.


3. Morfologia distintiva
La Vespa velutina è facilmente distinguibile da altri imenotteri sociali autoctoni:
- Corpo nero vellutato, con torace interamente scuro.
- Un solo segmento addominale (tergite IV) giallo-arancio.
- Zampe con tarsi gialli (aspetto “calzato”).
- Dimensione: operaie 17–25 mm; regine fino a 30 mm.
- Nido a forma ovoidale, di carta, fino a 1 metro di altezza.
La morfologia larvale e delle regine è simile ad altre vespe sociali, ma con una maggiore capacità termoregolatoria e resistenza.
4. Ciclo biologico annuale
Il ciclo della Vespa velutina si sviluppa in quattro fasi principali:
4.1 Fase fondativa (primavera)
Le regine svernanti emergono e costruiscono piccoli nidi primari (diametro <15 cm) in luoghi riparati: garage, sottotetti, arbusti.
4.2 Espansione estiva
Le prime operaie subentrano alla regina nella cura della prole. Viene costruito un nido secondario, solitamente su alberi (altezza media: 5–15 m), che cresce rapidamente fino a contenere 2000–10.000 individui.
4.3 Raggiungimento del picco (fine estate)
La colonia raggiunge la massima attività predatoria. Si assiste alla produzione di maschi e nuove regine.
4.4 Declino e riproduzione (autunno)
Dopo l’accoppiamento, le regine cercano un rifugio per l’inverno. Le operaie e i maschi muoiono con i primi freddi.
5. Dieta e comportamento predatorio
La Vespa velutina è un predatore generalista, ma mostra una forte preferenza per le api da miele:
- Utilizza la tecnica del “predation hovering”: staziona in volo davanti agli alveari, catturando api bottinatrici in volo.
- Decapita e smembra le prede, trasportando torace e addome al nido come fonte proteica per le larve.
- Può predare fino a 30–50 api al giorno per individuo.
Altri insetti bersaglio includono ditteri, lepidotteri e imenotteri autoctoni, con possibile impatto negativo sulla biodiversità.
6. Impatti ecologici ed economici
6.1 Sulle api mellifere
- Stress comportamentale: le api smettono di uscire dall’alveare.
- Diminuzione della raccolta di nettare e polline.
- Aumento della mortalità della colonia.
- Riduzione della produzione di miele, propoli e cera.
6.2 Su impollinatori selvatici
- Riduzione delle popolazioni di bombi (Bombus spp.), sirfidi, farfalle e altri imenotteri.
- Alterazioni nelle reti trofiche locali.
6.3 Sui servizi ecosistemici
- Calo dell’impollinazione di piante spontanee e coltivate.
- Ripercussioni su frutteti, orti e colture intensive.
- Perdita economica diretta per apicoltori professionisti e hobbisti.
7. Metodi di monitoraggio
7.1 Rilevamento dei nidi
- Osservazione visiva in primavera (nidi primari) e in estate-autunno (nidi secondari).
- Utilizzo di binocoli, droni o termocamere.
7.2 Trappolaggio precoce
- Trappole a base di esche zuccherine o proteiche (birra, sciroppo, pesce).
- Collocazione tra marzo e maggio per catturare regine fondatrici.
- Valutazione del rapporto costo-beneficio per evitare catture di specie non target.
7.3 Citizen science
- Applicazioni mobili per la segnalazione di individui e nidi.
- Collaborazione tra apicoltori, volontari e amministrazioni locali.
8. Tecniche di contenimento
8.1 Rimozione dei nidi
- Operazione ad alta specializzazione, svolta da personale con DPI e piattaforme mobili.
- Distruzione con iniezione di insetticidi specifici.
- Tempestività essenziale per limitare la produzione di regine.
8.2 Barriere fisiche
- Reti anti-vespa (mesh <5 mm) davanti all’ingresso degli alveari.
- Sistemi anti-hovering con fili verticali.
8.3 Trattamenti alternativi in sviluppo
- Feromoni per la cattura selettiva.
- Uso di nematodi entomopatogeni.
- Tecnologie a base di RNA interferente (RNAi) per sterilizzare le regine.
9. Criticità nella gestione
- Difficoltà di localizzazione dei nidi in ambienti boschivi o urbani ad alta densità.
- Rischi ecologici legati al trappolaggio indiscriminato.
- Mancanza di un piano nazionale coordinato.
- Riluttanza della popolazione a segnalare per timore o disinformazione.
10. Prospettive future e raccomandazioni
- Creazione di banche dati territoriali georeferenziate sui nidi individuati.
- Rafforzamento delle campagne di sensibilizzazione per cittadini e apicoltori.
- Coordinamento tra università, regioni e ministeri per una strategia nazionale di controllo.
- Incentivare la ricerca su feromoni, attrattivi e biocidi selettivi.
- Implementazione di reti di monitoraggio permanente nelle aree a rischio.
Conclusione

La gestione della Vespa velutina rappresenta una sfida complessa, che coinvolge competenze entomologiche, ambientali e operative. Solo un approccio integrato, basato su monitoraggio scientifico, partecipazione attiva della cittadinanza e interventi mirati, può limitare l’impatto di questa specie invasiva. La posta in gioco è alta: la sopravvivenza delle api, la resilienza degli ecosistemi e la sicurezza alimentare dipendono anche da questo minuscolo ma pericoloso invasore.
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