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Introduzione
Nel vasto e variegato mondo degli imenotteri, vespe e calabroni spesso suscitano timore e confusione, soprattutto durante l’estate, quando diventano più attive. Tra le specie che attirano maggiormente l’attenzione troviamo la vespa vellutina (Vespa velutina) e le cosiddette vespe di terra, termine con cui comunemente si indicano Vespula germanica e Vespula vulgaris. Entrambe possono costruire i loro nidi nel suolo e presentano comportamenti aggressivi in difesa del nido, ma tra loro esistono importanti differenze morfologiche, ecologiche e comportamentali. In questo articolo analizzeremo in profondità questi aspetti, offrendo una guida completa per riconoscerle, comprenderle e gestirne la presenza nei contesti urbani e rurali.
1. Identikit delle specie: morfologia a confronto
Vespa vellutina (Vespa velutina)
Originaria dell’Asia sud-orientale, la vespa vellutina è un calabrone invasivo introdotto accidentalmente in Europa. Ha un corpo lungo tra i 2 e i 3,5 cm, con livrea scura e una banda gialla terminale sull’addome. Le zampe sono parzialmente gialle, da cui il nome comune “calabrone dalle zampe gialle”. La testa è nera, con mandibole forti e occhi ben sviluppati. Le ali, leggermente fumé, conferiscono un volo rapido e reattivo.
Vespa di terra (Vespula germanica e Vespula vulgaris)
Le vespe di terra sono più piccole, con una lunghezza media tra 1,2 e 1,7 cm. Hanno una colorazione nettamente gialla e nera a bande alternate, con un pattern molto definito e appariscente. La testa è più chiara rispetto a quella della velutina, e il corpo appare più compatto. Le antenne sono nere, e le ali sono trasparenti.
In sintesi: la vespa vellutina è più grande, più scura e meno vistosa della vespa di terra, che invece ha un aspetto più classico e familiare.
2. Origine e distribuzione
Vespa vellutina
La Vespa velutina è stata segnalata per la prima volta in Europa nel 2004 in Francia, presumibilmente introdotta tramite container commerciali. Da lì si è diffusa rapidamente, arrivando in Italia (Liguria, Piemonte, Toscana, Lombardia, Emilia-Romagna) e in altre regioni europee. La sua espansione è favorita dall’adattabilità ecologica e dalla mancanza di predatori naturali.
Vespa di terra
Le vespe di terra sono specie autoctone in Europa. Sono presenti da sempre in gran parte del continente e ben adattate agli ambienti antropizzati, come giardini, parchi, orti e margini boschivi. La loro diffusione è stabile e consolidata.
3. Tipologia di nido e comportamento nidificante
Vespa vellutina
Il nido della velutina può essere costruito in alto (su alberi, tetti, strutture) o in basso, vicino al suolo, talvolta anche nel terreno, specialmente in primavera, quando le regine fondatrici cercano riparo. I nidi sono sferici o ovali, di grandi dimensioni (fino a 80 cm di diametro), e sono costituiti da una massa cartacea ottenuta impastando legno e saliva. Presentano un foro d’ingresso laterale, ben visibile.
Vespa di terra
Le vespe di terra prediligono cavità nel terreno: tane abbandonate, spazi sotto i marciapiedi, buchi nel prato. Costruiscono nidi interrati, spesso invisibili finché non si calpesta l’area. Il nido ha struttura cartacea e può contenere anche migliaia di esemplari. Il foro d’ingresso è molto piccolo e spesso ben nascosto tra l’erba.
Importante: anche se entrambe le specie possono nidificare nel terreno, la vespa di terra lo fa abitualmente, mentre la vespa vellutina lo fa più raramente e solo in particolari condizioni ambientali.
4. Dieta e impatto ecologico
Vespa vellutina
Specie predatrice e opportunista, la velutina si nutre di insetti (soprattutto api mellifere), frutta matura e sostanze zuccherine. Ha un forte impatto negativo sull’apicoltura, poiché attacca direttamente le arnie, decimando le colonie di api domestiche. La predazione è selettiva e sistematica, rendendola una minaccia per la biodiversità e per l’impollinazione naturale.
Vespa di terra
Le vespe di terra hanno una dieta onnivora: catturano piccoli insetti (afidi, bruchi, mosche) per nutrire le larve, ma si nutrono anche di zuccheri, nettare e cibo umano. Frequentano con insistenza le tavole estive, attratte da bevande dolci e carni. Hanno un ruolo importante nel controllo biologico di insetti nocivi, ma il loro impatto è più limitato e meno distruttivo rispetto a quello della velutina.
5. Ciclo biologico
Vespa vellutina
- Primavera: emergono le regine fecondate, che iniziano a costruire un piccolo nido primario (talvolta nel suolo).
- Estate: il nido cresce rapidamente e produce operaie, che sostituiscono la regina nella cura della prole.
- Autunno: vengono prodotte nuove regine e maschi fertili.
- Inverno: il nido muore, solo le regine sopravvivono, svernando in luoghi protetti.
Vespa di terra
- Ciclo simile, ma più rapido e meno espansivo.
- Il nido rimane di dimensioni inferiori rispetto a quello della velutina.
- Le regine svernano singolarmente in cavità del suolo, cortecce, legnaie.
6. Comportamento e aggressività
Vespa vellutina
Di norma, la vespa vellutina non è aggressiva con l’uomo, a meno che non si senta minacciata. Tuttavia, difende con vigore il nido: se ci si avvicina a meno di 5 metri da un nido attivo, può scatenarsi un attacco collettivo. Le punture sono dolorose e potenzialmente pericolose per soggetti allergici.
Vespa di terra
Molto più territoriale e aggressiva, soprattutto a fine estate. Basta calpestare accidentalmente il terreno sopra un nido per provocare un attacco immediato. Le vespe di terra pungono più volte e in gruppo, rappresentando un rischio nei luoghi pubblici, giardini e orti.
Conclusione: la vespa di terra è più pericolosa nei contesti urbani, mentre la vellutina è una minaccia ecologica per la fauna impollinatrice.
7. Riconoscimento in volo
- Vespa vellutina: volo più lento, pattugliamento intorno agli alveari, spesso visibile mentre staziona davanti a un’arnia.
- Vespa di terra: volo nervoso, rapido, spesso in basso vicino al terreno. Più frequente nei picnic e nelle aree frequentate dall’uomo.
8. Differenze nei nidi sotterranei
Anche se entrambe possono nidificare nel terreno, ci sono importanti differenze nella struttura e localizzazione del nido:
- Nido della vespa di terra: piccolo foro d’ingresso, ben mimetizzato, nido interamente interrato. Si nota solo per il traffico continuo di vespe in entrata e uscita.
- Nido della vespa vellutina nel terreno: più raro, spesso visibile esternamente, con apertura più grande e struttura più imponente.
9. Cosa fare se trovi un nido
In caso di vespa di terra
- Non tentare di rimuoverlo da soli.
- Evitare di calpestare o scuotere l’area.
- Contattare un disinfestatore professionista.
In caso di vespa vellutina
- Segnalare immediatamente la presenza a enti locali o associazioni apistiche.
- Non disturbare il nido.
- Utilizzare trappole specifiche solo se autorizzati.
10. Trappole e strategie di contenimento
Vespa vellutina
- Trappolaggio selettivo in primavera (cattura regine).
- Monitoraggio con bottiglie esca a base di birra e sciroppo.
- Collaborazione tra enti, apicoltori e cittadini.
Vespa di terra
- Trappole alimentari inefficaci per il controllo a lungo termine.
- Prevenzione: coprire cibi all’aperto, sigillare spazzatura, evitare cavità nel terreno.
11. Impatto sulla vita quotidiana
Vespa vellutina
- Problema per apicoltori, meno presente in contesti urbani.
- Rischio per la biodiversità e l’impollinazione.
- In aumento nelle regioni del nord Italia.
Vespa di terra
- Fastidiosa durante picnic, pranzi all’aperto, feste.
- Attacchi frequenti nei mesi caldi, soprattutto da fine luglio a settembre.
- Problema comune in giardini pubblici, scuole, campeggi.
12. Curiosità
- Una colonia di vespa vellutina può arrivare a 10.000 esemplari.
- Le vespe di terra spesso riutilizzano le stesse zone anno dopo anno.
- La velutina è monitorata in Italia con progetti come StopVelutina e sistemi di citizen science.
Conclusione
La vespa vellutina e la vespa di terra rappresentano due sfide molto diverse: la prima è un nemico ecologico silenzioso e insidioso, che minaccia le api e la biodiversità; la seconda è un fastidio urbano che può mettere a rischio la sicurezza di chi frequenta giardini e aree verdi. Conoscerle a fondo è il primo passo per evitarle, gestirle e, quando necessario, contrastarle. Che si tratti di una colonia nascosta sotto il prato o di un nido appeso tra i rami, riconoscere la specie può fare la differenza tra una semplice precauzione e un intervento urgente.
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