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Diplura: Esplorando il Mondo Nascosto degli Insetti Ametaboli

🐛🐛 L’ordine dei Diplura rappresenta uno dei gruppi più antichi e meno conosciuti dell’esagonomia. Si tratta di artropodi primitivi che vivono per lo più nascosti nel suolo, lontano dalla vista dell’uomo, ma che svolgono un ruolo importante negli equilibri ecologici del microcosmo edafico. Ametaboli, privi di ali, pallidi e privi…


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L’ordine dei Diplura rappresenta uno dei gruppi più antichi e meno conosciuti dell’esagonomia. Si tratta di artropodi primitivi che vivono per lo più nascosti nel suolo, lontano dalla vista dell’uomo, ma che svolgono un ruolo importante negli equilibri ecologici del microcosmo edafico. Ametaboli, privi di ali, pallidi e privi di occhi, i dipluri ci offrono una finestra sulle prime tappe evolutive degli insetti. In questo articolo li analizzeremo a fondo: dalla loro morfologia e sviluppo, fino alla riproduzione, ovodeposizione, habitat e stadi giovanili.


Caratteristiche generali dei Diplura

I Diplura sono artropodi esapodi appartenenti al sottoclasse degli Entognatha, come i Collemboli e i Proturi. Il nome “Diplura” deriva dal greco diplos (doppio) e oura (coda), in riferimento ai due cerci caudali evidenti all’estremità dell’addome. Sono animali estremamente piccoli, generalmente lunghi tra i 2 e i 10 millimetri, anche se alcune specie tropicali possono superare i 50 mm.

Sono completamente privi di occhi e pigmento, caratteristica comune a molti abitanti del suolo. Il corpo è diviso in tre sezioni: capo, torace e addome, con sei zampe ben sviluppate. Il capo è dotato di lunghe antenne filiformi, altamente sensibili, utilizzate per orientarsi nel buio del suolo. La bocca è entognata, ossia retratta all’interno di una cavità cefalica.


Sviluppo ametabolo: nessuna metamorfosi

A differenza della maggior parte degli insetti che attraversano una metamorfosi completa (olometabola) o incompleta (emimetabola), i Diplura presentano uno sviluppo ametabolo. Questo significa che non vi è metamorfosi: le forme giovanili assomigliano in tutto e per tutto agli adulti, fatta eccezione per le dimensioni e per la maturità sessuale.

Alla nascita, i giovani dipluri sono già provvisti di cerci e zampe, ma sono più piccoli e meno segmentati. Con ogni muta, aumentano in lunghezza e sviluppano ulteriori segmenti addominali. Possono compiere anche 30 mute durante la loro vita, che può durare fino a un anno o più, a seconda della specie e delle condizioni ambientali.

Lo sviluppo ametabolo è considerato un tratto ancestrale, che ci collega agli esapodi originari del periodo Devoniano.


Riproduzione nei Diplura

La riproduzione nei dipluri è affascinante e si differenzia nettamente da quella degli insetti moderni. In quasi tutte le specie, la fecondazione è indiretta, avviene cioè senza accoppiamento diretto tra maschio e femmina. Il maschio produce uno spermatoforo, una piccola capsula contenente spermatozoi, che viene depositata su filamenti sericei ancorati a substrati del suolo.

La femmina, se recettiva, raccoglie lo spermatoforo con l’apertura genitale e ne utilizza il contenuto per fecondare internamente le uova. Questo processo richiede un ambiente sufficientemente umido per evitare l’essiccamento dello spermatoforo.

Alcune specie hanno sviluppato comportamenti più complessi per assicurare il trasferimento dello sperma. In Japygidae, ad esempio, si osservano rituali di corteggiamento in cui il maschio guida attivamente la femmina verso il suo spermatoforo.


Ovodeposizione: uova nel sottosuolo

Una volta fecondata, la femmina depone le uova nel suolo, spesso in piccoli gruppi protetti da secrezioni. Le uova sono sferiche o ovali, di colore chiaro, e vengono adagiate in camere sotterranee oppure tra le particelle del suolo umido.

La ovodeposizione è strettamente legata al microclima del suolo, poiché le uova sono sensibili alla disidratazione. L’umidità costante è cruciale per lo sviluppo embrionale. Alcune femmine delle famiglie Japygidae sorvegliano le uova, mostrando un grado di cura parentale piuttosto raro negli entognati.

Il numero di uova deposte varia in base alla specie e alle condizioni ambientali, ma generalmente si aggira tra le 20 e le 50 per covata.


Stadi larvali e sviluppo giovanile

Come accennato, lo sviluppo nei Diplura è ametabolo, dunque i cosiddetti “stadi larvali” sono in realtà giovani individui del tutto simili agli adulti. Dopo la schiusa, i piccoli dipluri iniziano subito a nutrirsi e a muoversi nel suolo. Le prime mute avvengono rapidamente, in ambienti protetti e umidi.

In base alla specie, possono essere necessari dai 10 ai 30 stadi giovanili (ogni stadio termina con una muta) prima di raggiungere la maturità sessuale. Le mute continuano anche dopo il raggiungimento dell’età adulta, un fenomeno chiamato anamorfosi, piuttosto raro negli insetti ma comune negli Entognatha.

Ogni muta comporta l’aggiunta di segmenti addominali e l’allungamento del corpo. I giovani dipluri sono altamente vulnerabili durante questo processo, poiché l’esoscheletro impiega tempo a indurirsi.


Habitat e distribuzione ecologica

I Diplura vivono nel suolo, sotto le pietre, nella lettiera forestale, tra le radici e nel legno in decomposizione. Preferiscono ambienti umidi e ombreggiati, dove l’umidità del microhabitat è costante. Sono abbondanti nei boschi, nei prati umidi, nelle torbiere, e talvolta nelle serre e nei giardini.

A livello mondiale, l’ordine è rappresentato da circa 800–1000 specie descritte, ma si stima che molte altre attendano ancora di essere scoperte, specialmente nei suoli tropicali. In Italia, sono presenti diverse specie, soprattutto appartenenti alle famiglie Campodeidae e Japygidae.

Alcune specie sono state trovate anche in grotte, e mostrano adattamenti troglobi (assenza di pigmento e occhi, allungamento delle appendici).


Alimentazione e ruolo ecologico

I Diplura sono per lo più detritivori e microfagi, si nutrono di materia organica in decomposizione, funghi, alghe e microorganismi del suolo. Alcune specie, come quelle del genere Japyx, sono invece predatrici attive e cacciano piccoli invertebrati utilizzando cerci modificati in pinze affilate.

Questa differenziazione alimentare si riflette anche nella morfologia: i Campodeidae, detritivori, hanno cerci lunghi e filiformi, mentre i Japygidae, predatori, presentano cerci corti e robusti, a forma di tenaglia.

Dal punto di vista ecologico, i Diplura contribuiscono al riciclo dei nutrienti, alla formazione dell’humus, e al controllo biologico di altri piccoli invertebrati. Sono importanti bioindicatori della qualità del suolo, poiché sensibili all’inquinamento, alla compattazione e alla perdita di umidità.


Comportamento e adattamenti

I Diplura sono animali fotofobici, cioè evitano la luce. Passano gran parte della loro vita nascosti, muovendosi tra gli interstizi del suolo. Hanno sviluppato meccanismi tattili molto raffinati, basati sulle antenne e sui cerci sensoriali, per esplorare l’ambiente circostante.

Alcuni dipluri predatori mostrano comportamenti di caccia elaborati, inclusi agguati e inseguimenti. Quando disturbati, possono esibire movimenti rapidi e scattanti, utili per la fuga. Le specie tropicali più grandi, come Heterojapyx, possono infliggere morsi dolorosi a piccoli invertebrati.

In condizioni avverse (siccità, freddo, contaminazione), molti dipluri entrano in uno stato di quiescenza o si ritirano in strati più profondi del terreno.


Relazioni evolutive e importanza scientifica

Dal punto di vista filogenetico, i Diplura costituiscono un gruppo affascinante perché forniscono indizi su come si sono evoluti gli insetti moderni. Insieme a Protura e Collembola, formano gli Entognatha, che si distinguono dagli Insecta veri e propri per la conformazione della bocca e altre caratteristiche anatomiche.

Alcuni studi molecolari moderni ipotizzano che gli Entognatha non siano un gruppo monofiletico, ma che le loro somiglianze siano frutto di convergenza adattativa al suolo. In ogni caso, i Diplura offrono un modello prezioso per lo studio dell’evoluzione degli esapodi primitivi.


Conclusioni

I Diplura sono piccoli protagonisti nascosti del mondo sotterraneo, poco noti ma estremamente affascinanti. Il loro ciclo di vita ametabolo, la riproduzione indiretta, la dieta variegata e l’importanza ecologica li rendono un ordine chiave per comprendere l’evoluzione degli insetti e il funzionamento degli ecosistemi del suolo.

Chi lavora nella manutenzione del verde o in ambiti ecologici dovrebbe conoscerli, non solo per il loro ruolo biologico, ma anche come indicatori della salute dei suoli. Studiare questi minuscoli artropodi ci permette di apprezzare la complessità e la biodiversità nascosta appena sotto i nostri piedi.


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