Predatori insoliti della processionaria del pino
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Introduzione
La processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa) è diventata negli ultimi decenni uno degli insetti più temuti nel contesto del verde urbano e forestale mediterraneo. La sua notorietà non deriva tanto dal danno diretto alle piante ospiti, quanto dalle conseguenze sanitarie legate ai peli urticanti delle larve, che coinvolgono esseri umani e animali domestici.
Questo ha portato a una narrazione semplificata: la processionaria come “nemico assoluto”, da eliminare il più rapidamente possibile.
In questa visione emergenziale, però, si perde quasi completamente di vista un aspetto fondamentale: la processionaria è un organismo inserito in una rete ecologica complessa, all’interno della quale esistono predatori, parassiti e regolatori naturali spesso ignorati o mal compresi. Tra questi, un ruolo particolarmente interessante è svolto da una serie di insetti comunemente indicati come “imenotteri parassiti”, categoria che viene però frequentemente fraintesa, semplificata o addirittura descritta in modo scorretto.
La processionaria come specie fortemente difesa
Dal punto di vista evolutivo, T. pityocampa ha seguito una strategia molto chiara: investire massicciamente nella difesa piuttosto che nella fuga.
Le larve sono lente, vistose, gregari e occupano nidi evidenti. Un comportamento che, in assenza di difese, sarebbe disastroso. La chiave del loro successo sta invece nei peli urticanti, una delle armi difensive più efficaci nel mondo degli insetti fitofagi.
Questa difesa non agisce solo come deterrente fisico, ma crea una vera e propria zona di esclusione ecologica, scoraggiando la maggior parte dei predatori generalisti. Il risultato è che la predazione sulla processionaria non è diffusa, ma altamente selettiva e concentrata in fasi specifiche del ciclo vitale.
Fasi vulnerabili del ciclo biologico
Contrariamente a quanto si pensa, la fase larvale matura non è quella più vulnerabile.
Le ovature, le larve neonate e le fasi pre-pupali rappresentano invece i momenti in cui la processionaria può essere colpita con maggiore efficacia dai suoi nemici naturali.
Le uova, deposte sugli aghi di pino, sono immobili, concentrate e scarsamente protette. Le larve molto giovani non hanno ancora sviluppato una copertura urticante pienamente funzionale. Le pupe, infine, sono esposte nel suolo, dove entrano in gioco organismi completamente diversi rispetto a quelli che agiscono sulla chioma.
È in queste fasi che intervengono i predatori e, soprattutto, i parassiti più interessanti.
Il grande equivoco: “imenotteri” che imenotteri non sono
In moltissimi articoli divulgativi e tecnici si legge che la processionaria è parassitizzata da “imenotteri”.
Questa affermazione, presa così com’è, è imprecisa e spesso genera confusione.
Il termine imenotteri viene infatti usato come contenitore generico, facendo immaginare vespe simili a quelle conosciute dal grande pubblico. In realtà, la maggior parte dei parassiti della processionaria appartiene al vastissimo e complesso gruppo degli imenotteri parassitoidi, che non hanno nulla a che vedere con vespe sociali, api o calabroni.
Questi insetti:
- non pungono l’uomo
- non difendono nidi
- non hanno comportamento aggressivo
- conducono una vita quasi invisibile
Eppure, dal punto di vista ecologico, sono tra i regolatori più efficaci delle popolazioni di insetti fitofagi.
Imenotteri parassitoidi: come agiscono davvero
Gli imenotteri parassitoidi legati alla processionaria non uccidono l’ospite immediatamente. La loro strategia è molto più sottile e, per certi versi, spietata.
La femmina individua l’uovo o la larva giovane della processionaria e vi depone il proprio uovo all’interno. La larva del parassitoide si sviluppa nutrendosi dei tessuti dell’ospite, mantenendolo in vita il più a lungo possibile. Solo alla fine del proprio sviluppo, l’ospite viene ucciso.
Questo meccanismo ha due conseguenze fondamentali:
- riduce il numero di larve vitali prima che raggiungano gli stadi più pericolosi
- non genera esplosioni visibili di mortalità, rendendo il fenomeno difficile da osservare
È per questo che questi parassiti vengono spesso sottovalutati: lavorano in silenzio, senza effetti immediatamente spettacolari.
Parassitoidi delle uova e delle larve
Alcuni parassitoidi colpiscono direttamente le ovature, compromettendo la schiusa prima ancora che le larve entrino in contatto con l’ambiente. Altri si specializzano nelle larve neonate, approfittando del momento in cui le difese urticanti sono ancora poco sviluppate.
In entrambi i casi, l’effetto non è mai totale. Non eliminano la popolazione, ma ne riducono l’ampiezza, rallentano lo sviluppo e aumentano la mortalità precoce. Questo è esattamente il tipo di pressione selettiva che, in natura, mantiene le popolazioni entro limiti gestibili.
Il ruolo del suolo: un fronte spesso ignorato
Un altro aspetto cruciale riguarda il suolo.
Quando le larve mature scendono in processione per incrisalidarsi, entrano in un ambiente completamente diverso, dominato da predatori terricoli, microrganismi e parassiti del suolo.
Qui intervengono:
- insetti predatori del terreno
- nematodi
- funghi entomopatogeni
Questi organismi non vengono quasi mai citati perché invisibili, ma rappresentano un ulteriore fattore limitante. Un suolo disturbato, eccessivamente lavorato o impoverito riduce drasticamente questa pressione naturale, favorendo la sopravvivenza delle pupe.
Perché i predatori naturali non bastano da soli
Un errore comune è pensare che favorire i predatori significhi “risolvere” il problema.
In realtà, la predazione naturale funziona solo in ecosistemi complessi e relativamente stabili. In pinete artificiali, contesti urbani o ambienti fortemente semplificati, la rete ecologica è troppo povera per reggere l’urto di una specie altamente adattabile come la processionaria.
In questi casi, i parassitoidi esistono, ma non sono abbastanza numerosi, né sufficientemente sincronizzati con il ciclo dell’insetto.
Prevenzione reale: riequilibrio, non scorciatoie
Parlare di prevenzione significa abbandonare l’idea della soluzione rapida.
Favorire i predatori naturali non vuol dire “usarli”, ma creare le condizioni perché possano esistere: maggiore biodiversità vegetale, meno trattamenti indiscriminati, gestione del verde meno aggressiva.
La processionaria, in questo senso, è spesso il sintomo di un sistema impoverito, non la causa primaria del problema.
Conclusione
I parassiti naturali della processionaria, spesso etichettati genericamente come imenotteri, rappresentano uno degli esempi più affascinanti di regolazione biologica invisibile.
Non sono vespe, non sono pericolosi per l’uomo, e non offrono soluzioni immediate. Ma lavorano costantemente, in profondità, e solo chi osserva il sistema nel suo insieme può comprenderne il valore reale.
Studiare questi organismi significa smettere di cercare nemici da eliminare e iniziare a leggere gli equilibri che abbiamo alterato. Ed è proprio lì che l’entomologia smette di essere emergenza e diventa conoscenza.

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