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Kant, gli insetti e il limite della conoscenza biologica

Perché non possiamo osservare l’entomofauna “per ciò che è”, ma solo per ciò che ci appare 🇮🇹 Italiano Immanuel Kant sosteneva che l’uomo non può conoscere la “cosa in sé”, ma solo il fenomeno, cioè ciò che appare attraverso i filtri della percezione e dell’intelletto. Questa distinzione, apparentemente astratta, trova…


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Perché non possiamo osservare l’entomofauna “per ciò che è”, ma solo per ciò che ci appare

🇮🇹 Italiano

Immanuel Kant sosteneva che l’uomo non può conoscere la “cosa in sé”, ma solo il fenomeno, cioè ciò che appare attraverso i filtri della percezione e dell’intelletto. Questa distinzione, apparentemente astratta, trova una sorprendente applicazione concreta nello studio degli insetti e, più in generale, dell’entomologia moderna.

Quando osserviamo un insetto, non lo vediamo mai per ciò che realmente è nel suo mondo biologico. Lo osserviamo come organismo classificabile, misurabile, utile o dannoso, raro o comune. Ogni categoria entomologica è già una costruzione mentale. L’insetto reale, inserito nel suo ambiente percettivo fatto di feromoni, vibrazioni, gradienti chimici e segnali ultravioletti, resta in larga parte inaccessibile alla nostra esperienza diretta.

L’entomologo, come il filosofo kantiano, lavora quindi su fenomeni e non su essenze. L’apparato boccale, il comportamento trofico, la strategia riproduttiva diventano “oggetti di conoscenza” solo dopo essere stati filtrati dal nostro sistema concettuale. Non studiamo l’insetto in sé, ma l’insetto come appare alla mente umana.

Questo limite non è una debolezza, ma una condizione necessaria della conoscenza. Senza categorie, senza schemi interpretativi, l’entomologia sarebbe un caos di stimoli incomprensibili. Tuttavia, dimenticare questo limite porta a un errore comune: credere che le nostre descrizioni esauriscano la realtà biologica dell’organismo.

Gli insetti urbani, quelli che prosperano nelle aree degradate, marginali o artificiali, rendono questo paradosso ancora più evidente. Li definiamo “sinantropi”, “opportunisti”, “resilienti”, ma queste etichette raccontano più di noi che di loro. Dal punto di vista dell’insetto, non esiste degrado, esiste solo habitat funzionale.

In questo senso, l’entomologia più avanzata non è solo una scienza descrittiva, ma una disciplina che deve continuamente interrogarsi sui propri limiti cognitivi. Esattamente come Kant ci ha insegnato: non conosciamo il mondo com’è, ma come possiamo conoscerlo.


🇬🇧 English

Immanuel Kant argued that humans cannot access the “thing-in-itself”, but only phenomena: reality as it appears through the filters of perception and cognition. This philosophical distinction finds a striking parallel in entomology.

When we observe an insect, we never encounter it as it truly exists within its own biological world. We see it as a classified organism, measured, labeled as useful or harmful, rare or invasive. Every entomological category is already a mental construct. The insect’s real environment—dominated by pheromones, vibrations, chemical gradients, and ultraviolet signals—remains largely inaccessible to human perception.

Like the Kantian philosopher, the entomologist works with appearances, not essences. Mouthparts, feeding behavior, reproductive strategies become objects of knowledge only after passing through human conceptual frameworks. We do not study the insect as it is, but the insect as it appears to us.

This limitation is not a flaw, but a necessary condition of knowledge. Without cognitive categories, entomology would collapse into an incomprehensible flow of stimuli. The real error arises when we forget this limit and assume that our descriptions fully capture biological reality.

Urban insects, especially those thriving in degraded or marginal environments, highlight this paradox. We describe them as synanthropic, opportunistic, or resilient, yet these labels reflect human judgment more than insect experience. From the insect’s perspective, there is no degradation—only functional habitat.

In this sense, advanced entomology is not merely descriptive science, but a discipline that must constantly reflect on its own cognitive boundaries. Exactly as Kant suggested: we do not know the world as it is, but only as we are capable of knowing it.


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