ITALIANO

Le api rappresentano un gruppo estremamente eterogeneo di insetti sociali e solitari, e all’interno di questo insieme le differenze tra api mellifere (Apis mellifera) e api selvatiche (tra cui Bombus spp. e varie specie solitarie) sono significative, sia sul piano ecologico sia sul piano fisiologico. Comprendere queste differenze è fondamentale per valutare la resilienza delle colonie agli stress ambientali e alle pressioni antropiche, nonché per progettare strategie di conservazione più mirate.
Dal punto di vista del microbiota intestinale, le api mellifere eusociali ospitano comunità batteriche relativamente stabili e altamente specializzate, trasmesse attraverso contatti sociali all’interno dell’alveare. Questa stabilità permette loro di digerire efficacemente il polline e di proteggersi da patogeni comuni, grazie a interazioni simbiotiche consolidate nel corso di milioni di anni di coevoluzione. Le api selvatiche, in particolare le specie solitarie, presentano un microbiota più variabile e meno codificato socialmente, influenzato in misura maggiore dall’ambiente e dalla dieta individuale. Questo conferisce loro una plasticità ecologica superiore, ma rende la protezione dai patogeni meno prevedibile e spesso più fragile.
Un’altra differenza rilevante riguarda l’adattamento nutrizionale. Le api mellifere sono specializzate nell’elaborazione di grandi quantità di polline e nettare, con il supporto del microbiota per la digestione di componenti complessi come i polisaccaridi e i flavonoidi. Le api selvatiche spesso presentano diete più diversificate e stagionali, in cui la scelta dei fiori e la disponibilità di risorse naturali determinano fortemente la struttura della loro comunità microbica. Questa diversificazione alimentare conferisce loro maggiore resilienza ai cambiamenti temporanei della flora, ma comporta una maggiore dipendenza dalle condizioni ambientali locali.
Sul piano ecologico, la differenza tra api mellifere e api selvatiche si manifesta nella capacità di colonizzazione e nella gestione dei rischi. Gli alveari di Apis mellifera, gestiti dall’uomo o selvatici, sono altamente organizzati e permettono la distribuzione del rischio attraverso la divisione del lavoro. Al contrario, le api solitarie o semi-sociali non possono contare su meccanismi collettivi di difesa o nutrizione, e la mortalità di un singolo individuo può avere effetti immediati sul successo riproduttivo. Tuttavia, questa strategia riduce anche il rischio di collasso a scala comunitaria, poiché le perdite sono isolate e non coinvolgono intere colonie.
Le pressioni antropiche colpiscono diversamente questi due gruppi. L’esposizione ai pesticidi, la perdita di habitat e la frammentazione del paesaggio riducono l’efficienza delle api mellifere attraverso il deterioramento del microbiota e la riduzione della disponibilità di risorse. Le api selvatiche, pur essendo più adattabili individualmente, soffrono maggiormente della perdita di fiori specifici e della diminuzione di habitat naturali isolati. Pertanto, la conservazione efficace degli impollinatori richiede approcci integrati che considerino sia le necessità delle colonie sociali sia la resilienza individuale delle specie solitarie.
Infine, il confronto tra api mellifere e api selvatiche evidenzia l’importanza della diversità funzionale nell’ecosistema. Le api sociali garantiscono continuità e stabilità nella produzione di impollinazione su larga scala, mentre le api selvatiche contribuiscono a mantenere la biodiversità e a stabilizzare le reti ecologiche locali. La perdita di entrambe le componenti può avere effetti sinergici devastanti, sottolineando la necessità di strategie di conservazione che non si limitino a una singola specie, ma mirino alla protezione integrata della comunità entomologica.
Fonti principali:
Powell et al., 2014, Bacterial communities in honey bee and bumble bee guts, FEMS Microbiology Ecology.
Kwong et al., 2017, Dynamic microbiomes in social and solitary bees, Current Opinion in Insect Science.
Cameron et al., 2011, Patterns of widespread decline in North American bumble bees, Proceedings of the National Academy of Sciences.
ENGLISH
Honey bees and wild bees: comparison of microbial physiology, ecological resilience, and nutritional adaptations
Bees represent a highly heterogeneous group of social and solitary insects, with significant differences between honey bees (Apis mellifera) and wild bees (including Bombus spp. and various solitary species) in both ecological and physiological terms. Understanding these differences is crucial for assessing colony resilience to environmental stressors and anthropogenic pressures, as well as for designing targeted conservation strategies.
Regarding gut microbiota, eusocial honey bees host relatively stable and highly specialized bacterial communities, transmitted through social interactions within the hive. This stability allows efficient pollen digestion and protection against common pathogens, resulting from symbiotic interactions established over millions of years of coevolution. Wild bees, particularly solitary species, exhibit a more variable microbiota that is less socially codified and more influenced by environmental factors and individual diet. This confers greater ecological plasticity but makes pathogen protection less predictable and often more fragile.
Nutritional adaptation represents another key difference. Honey bees are specialized in processing large quantities of pollen and nectar, with microbial support for digesting complex components such as polysaccharides and flavonoids. Wild bees often consume more diverse and seasonal diets, in which flower selection and the availability of natural resources strongly influence microbial community structure. This dietary diversification grants higher resilience to temporary floral changes but increases dependence on local environmental conditions.
Ecologically, differences between honey bees and wild bees manifest in colonization capacity and risk management. Apis mellifera hives, managed or wild, are highly organized and distribute risk through labor division. Solitary or semi-social bees lack collective defense or feeding mechanisms, so the mortality of a single individual can immediately affect reproductive success. However, this strategy also reduces colony-level collapse risk, as losses are isolated and do not affect entire populations.
Anthropogenic pressures affect these two groups differently. Exposure to pesticides, habitat loss, and landscape fragmentation diminishes honey bee efficiency by degrading gut microbiota and reducing resource availability. Wild bees, while individually more adaptable, suffer more from the loss of specific flowers and isolated natural habitats. Effective pollinator conservation therefore requires integrated approaches addressing both the needs of social colonies and the individual resilience of solitary species.
Finally, comparing honey bees and wild bees highlights the importance of functional diversity within ecosystems. Social bees provide continuity and stability in large-scale pollination services, while wild bees contribute to biodiversity maintenance and local ecological network stabilization. Loss of both components can have synergistically devastating effects, emphasizing the need for conservation strategies that do not focus on a single species but aim to protect entire entomological communities.
Main references:
Powell et al., 2014, Bacterial communities in honey bee and bumble bee guts, FEMS Microbiology Ecology.
Kwong et al., 2017, Dynamic microbiomes in social and solitary bees, Current Opinion in Insect Science.
Cameron et al., 2011, Patterns of widespread decline in North American bumble bees, Proceedings of the National Academy of Sciences.

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