
Versione italiana
La bioacustica applicata alla diagnosi degli insetti xilofagi rappresenta una delle frontiere più avanzate nella gestione fitosanitaria del verde urbano e forestale. A differenza delle tecniche tradizionali, basate su evidenze visive o danni già manifesti, questo approccio consente di intercettare l’attività larvale all’interno del legno in una fase estremamente precoce, quando la presenza dell’insetto è ancora invisibile all’esterno.
Le larve di numerosi coleotteri xilofagi, durante la loro attività trofica, generano vibrazioni meccaniche e segnali acustici a bassa intensità. Questi segnali derivano principalmente dalla masticazione del tessuto legnoso e dal movimento all’interno delle gallerie. Sebbene impercettibili all’orecchio umano, essi possono essere rilevati attraverso sensori piezoelettrici o microfoni altamente sensibili, applicati direttamente sulla superficie del tronco o inseriti in prossimità delle aree sospette.
L’aspetto più interessante non è soltanto la rilevazione del suono, ma la sua interpretazione. Ogni specie, e spesso ogni stadio di sviluppo, produce pattern vibrazionali distinti, caratterizzati da frequenze, ritmi e intensità differenti. L’analisi spettrale di questi segnali consente di distinguere tra attività biologica e rumori di fondo, come vento, pioggia o interferenze antropiche. In questo contesto, la bioacustica non si limita a “sentire”, ma diventa uno strumento di lettura del comportamento invisibile.
Nel contesto urbano, l’applicazione di questa tecnologia apre scenari operativi estremamente concreti. La possibilità di identificare un’infestazione prima della comparsa di fori di sfarfallamento o disseccamenti fogliari consente interventi mirati e tempestivi, riducendo drasticamente i costi di gestione e il rischio di abbattimenti. Inoltre, la bioacustica permette di monitorare l’efficacia degli interventi nel tempo, verificando la cessazione dell’attività larvale senza ricorrere a metodi invasivi.
Tuttavia, l’uso operativo della bioacustica presenta anche limiti significativi. La propagazione del suono nel legno è influenzata da fattori come umidità, densità e struttura anatomica della pianta, rendendo complessa la standardizzazione delle misurazioni. Inoltre, l’ambiente urbano introduce un’elevata variabilità acustica che può interferire con la rilevazione. È quindi necessario un approccio esperto, in grado di filtrare e interpretare correttamente i dati raccolti.
Negli ultimi anni, l’integrazione con sistemi di intelligenza artificiale ha iniziato a superare parte di queste criticità. Algoritmi di machine learning sono in grado di riconoscere pattern ricorrenti e classificare i segnali con crescente precisione, anche in presenza di rumore ambientale. Questo sviluppo potrebbe trasformare la bioacustica in uno strumento di uso quotidiano per il monitoraggio fitosanitario, accessibile anche agli operatori non specialisti.
Nonostante l’evoluzione tecnologica, il valore della bioacustica risiede nella sua capacità di rendere percepibile ciò che normalmente è nascosto. Essa non sostituisce l’osservazione diretta, ma la integra, offrendo una nuova dimensione di lettura del rapporto tra insetto e pianta. In un contesto in cui la tempestività dell’intervento è determinante, la possibilità di “ascoltare” il legno rappresenta un cambiamento radicale nel modo di concepire la diagnosi entomologica.
English version
Bioacoustics applied to the early diagnosis of wood-boring insects represents one of the most advanced frontiers in plant health management within urban and forest environments. Unlike traditional techniques based on visible evidence or already manifested damage, this approach allows detection of larval activity inside wood at a very early stage, when infestation remains externally invisible.
Larvae of many wood-boring beetles generate mechanical vibrations and low-intensity acoustic signals during feeding activity. These signals originate mainly from chewing wood tissues and movement within galleries. Although imperceptible to the human ear, they can be detected using piezoelectric sensors or highly sensitive microphones placed directly on the trunk surface or near suspected areas.
The most significant aspect is not only sound detection but its interpretation. Each species, and often each developmental stage, produces distinct vibrational patterns characterized by different frequencies, rhythms, and intensities. Spectral analysis of these signals allows differentiation between biological activity and background noise such as wind, rain, or human interference. In this sense, bioacoustics does not merely “listen” but becomes a tool for interpreting hidden biological processes.
In urban contexts, the application of this technology offers highly practical implications. The ability to identify infestations before the appearance of exit holes or canopy decline enables targeted and timely interventions, significantly reducing management costs and the need for tree removal. Furthermore, bioacoustics allows monitoring of treatment effectiveness over time by verifying the cessation of larval activity without invasive procedures.
However, operational use of bioacoustics also presents limitations. Sound propagation in wood is influenced by factors such as moisture content, density, and anatomical structure, making measurement standardization difficult. Additionally, urban environments introduce high acoustic variability that may interfere with detection. An expert approach is therefore required to properly filter and interpret collected data.
In recent years, integration with artificial intelligence systems has begun to overcome some of these challenges. Machine learning algorithms are increasingly capable of recognizing recurring patterns and classifying signals accurately, even in noisy environments. This development may transform bioacoustics into a routine tool for plant health monitoring, accessible even to non-specialist operators.
Despite technological advancements, the true value of bioacoustics lies in its ability to make the invisible perceptible. It does not replace direct observation but complements it, offering a new dimension in understanding the relationship between insect and host plant. In a context where early intervention is crucial, the ability to “listen” to wood represents a profound shift in entomological diagnostics.

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