458SOCOM.ORG entomologia a 360°


  • Introduzione

    Hylotrupes bajulus, conosciuto come capricorno delle case, è uno dei Cerambycidae più temuti nel settore edilizio e nella conservazione del legno. La sua presenza può passare inosservata per anni, mentre le larve distruggono travi, mobili e strutture lignee dall’interno.

    Identificazione dell’insetto

    L’adulto misura tra 8 e 20 mm, ha un corpo allungato e bruno-nerastro, spesso con due macchie più chiare sul dorso. Le lunghe antenne sono più pronunciate nei maschi. Tuttavia, sono le larve bianche e ricurve a causare i veri danni, scavando gallerie nel legno.

    Ciclo biologico

    La femmina depone le uova in fessure del legno, preferibilmente conifere stagionate come abete o pino. Le larve si nutrono della cellulosa scavando profondamente, e il loro sviluppo può durare dai 2 agli 11 anni, a seconda dell’umidità e della temperatura ambientale. L’adulto emerge forando il legno e lasciando il caratteristico foro ovale.

    Danni provocati

    Le larve di Hylotrupes bajulus possono compromettere seriamente la stabilità di solai, travi e strutture lignee. I danni sono spesso nascosti e diventano visibili solo quando la struttura è già compromessa. In edifici storici, le infestazioni possono portare a restauri costosi.

    Metodi di prevenzione e controllo

    • Trattamenti preventivi con prodotti antiparassitari a base di permetrine.
    • Controlli periodici delle strutture in legno, specie nelle zone calde e poco ventilate.
    • Trattamenti curativi con microonde, anossia o iniezioni di biocidi.
    • Eliminazione del legno infestato, se irrimediabilmente danneggiato.

    Normative e obblighi

    In molti contesti edilizi è obbligatorio il trattamento del legno strutturale contro insetti xilofagi. In caso di infestazione, possono essere richiesti interventi certificati da aziende specializzate.

    Conclusione

    Il capricorno delle case è un avversario silenzioso ma pericoloso per ogni struttura in legno. La prevenzione, il monitoraggio e gli interventi tempestivi sono fondamentali per evitare danni strutturali ingenti.


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  • Introduzione
    Tra gli insetti che hanno cambiato per sempre la storia dell’agricoltura europea, la fillossera della vite (Phylloxera vitifoliae) occupa un posto di rilievo. Questo minuscolo afide, originario del Nord America, è responsabile di un’epidemia che nel XIX secolo distrusse gran parte dei vigneti europei, causando una crisi economica e culturale senza precedenti.

    Classificazione

    • Ordine: Hemiptera
    • Famiglia: Phylloxeridae
    • Sottofamiglia: Phylloxerinae
    • Nome comune: Fillossera della vite

    Distribuzione e habitat
    Oggi è diffusa in quasi tutte le aree viticole del mondo, ad eccezione di alcune regioni che mantengono ancora viti non innestate. Vive nel terreno e sulla parte aerea della pianta, compiendo cicli biologici complessi tra radici e foglie.

    Morfologia

    • Dimensioni: 0,5–1 mm
    • Corpo giallastro o verde chiaro
    • Senza ali nelle forme radicali; alato nelle forme migranti
    • Antenne corte, apparato boccale pungente-succhiante

    Biologia e ciclo vitale

    • Ciclo eterogonico e polimorfico
    • Le forme radicali attaccano le radici della vite europea (Vitis vinifera)
    • Le forme gallicole, più comuni nelle viti americane, provocano galle sulle foglie
    • Si riproduce prevalentemente per partenogenesi
    • Le forme alate compaiono a fine estate per colonizzare nuove piante
    • In inverno sopravvive come uovo o ninfa radicicola

    Piante ospiti

    • Vitis vinifera (vite europea)
    • Vitis riparia, V. rupestris, V. labrusca (specie americane tolleranti)

    Danni causati

    • Le forme radicali provocano deformazioni e necrosi alle radici
    • Inducono la formazione di galle radicali e marciumi
    • Compromettono l’assorbimento idrico e minerale
    • Portano lentamente al deperimento e alla morte della pianta
    • Le galle fogliari causano danni secondari ma sono importanti per la diagnosi

    Sintomi da osservare

    • Presenza di galle sulle foglie (soprattutto su ibridi americani)
    • Ingiallimento fogliare e riduzione della vigoria
    • Radici con nodosità, necrosi o marciumi
    • Arresto della crescita e morte graduale della pianta

    Controllo e gestione

    • Innesto delle viti europee su portinnesti americani resistenti
    • Monitoraggio del vigneto e campionamenti delle radici
    • Evitare la movimentazione di piante o terreno contaminato
    • Uso di barriere fisiche nei vivai
    • Nessun insetticida efficace in campo: prevenzione genetica e agronomica è fondamentale

    Curiosità storiche

    • Introdotta in Europa verso il 1860 tramite viti americane
    • Devastò i vigneti francesi, italiani e spagnoli in pochi decenni
    • La soluzione arrivò con l’adozione dei portainnesti americani
    • Oggi il 99% delle viti coltivate in Europa è innestato

    Conclusione
    Phylloxera vitifoliae è uno dei peggiori esempi di danni da specie invasive. La sua gestione ha richiesto una rivoluzione agronomica, dimostrando come la conoscenza entomologica sia vitale per la sopravvivenza delle colture.


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  • Introduzione
    Tra i principali afidi delle conifere, Cinara pilicornis si distingue per la sua affinità con i pini, specialmente con il pino silvestre (Pinus sylvestris). Appartiene alla famiglia Aphididae, sottofamiglia Lachninae, e può formare colonie numerose sui rami delle conifere in tutta Europa.

    Distribuzione e habitat
    Presente in tutta Europa, inclusa l’Italia settentrionale e centrale. Predilige le pinete naturali, ma è frequente anche nei pini ornamentali piantati nei giardini pubblici e nei viali alberati.

    Morfologia

    • Lunghezza: 2,5–4 mm
    • Corpo allungato, marrone scuro o nerastro
    • Antenne lunghe e pelose (da cui il nome pilicornis)
    • Presenza di forme alate e attere durante l’anno
    • Ninfe più chiare e spesso ricoperte da cera biancastra

    Biologia

    • Ciclo annuale complesso, spesso anolociclico (assenza di uova in alcune regioni)
    • Le forme alate compaiono a fine estate e facilitano la dispersione
    • Presenza di generazioni partenogenetiche durante tutto l’anno nelle aree miti
    • Le colonie si stabiliscono principalmente sui rami più giovani e lungo il tronco

    Piante ospiti

    • Pinus sylvestris (pino silvestre)
    • Pinus nigra (pino nero)
    • Pinus pinea (pino domestico)
    • Occasionalmente su altri Pinus ornamentali

    Danni principali

    • Produzione eccessiva di melata, che favorisce la fumaggine
    • Rallentamento della crescita nelle giovani piante
    • Ingiallimento e caduta degli aghi
    • Presenza invasiva di formiche attratte dalla melata
    • Danno estetico su piante ornamentali

    Sintomi da osservare

    • Rami e tronchi coperti da melata lucida
    • Colonizzazione da funghi neri (fumaggini)
    • Presenza di afidi marroni riuniti in colonie
    • Formiche in attività attorno ai pini

    Controllo e prevenzione

    • Potature mirate nei giardini e nei vivai
    • Trattamenti con saponi insetticidi o oli leggeri in primavera
    • Monitoraggio regolare nei parchi urbani e nei pini ornamentali
    • Favorire predatori naturali come coccinelle (Adalia bipunctata) e larve di sirfidi
    • In ambito forestale, il controllo chimico non è raccomandato

    Curiosità

    • Le sue popolazioni aumentano drasticamente in estati calde e secche
    • In alcuni casi, è stata osservata la formazione di colonie miste con altre specie del genere Cinara
    • È una delle principali fonti di zuccheri per molte specie di formiche delle pinete

    Conclusione
    Cinara pilicornis è una specie comune ma potenzialmente dannosa, soprattutto nelle aree urbane o nei vivai. La sua gestione si basa sulla prevenzione e sul supporto ai predatori naturali.


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  • Introduzione
    Tra gli afidi più grandi presenti in Europa, Cinara pectinatae è un fitofago specializzato degli abeti (specie del genere Abies), che vive esclusivamente su questi alberi nelle foreste montane. Appartiene alla famiglia Aphididae e alla sottofamiglia Lachninae.

    Distribuzione e habitat
    Presente in tutta Europa centrale e meridionale, è segnalato in molte aree montane italiane, in particolare sulle Alpi e sugli Appennini. Vive su Abies alba, l’abete bianco, ma può colonizzare anche abeti ornamentali piantati nei parchi urbani.

    Morfologia

    • Lunghezza: 3–5 mm (tra gli afidi più grandi)
    • Corpo allungato, bruno-nerastro, con evidenti tubercoli dorsali
    • Antenne corte e zampe robuste
    • Ninfe simili ma più chiare
    • Presenza di forme alate in estate

    Biologia

    • Ciclo olociclico, con svernamento allo stadio di uovo
    • Colonizza preferibilmente i rami giovani e le zone vicino al tronco
    • Le femmine fondatrici compaiono in primavera e danno origine a generazioni partenogenetiche
    • Formazione di colonie spesso protette da formiche

    Piante ospiti

    • Abies alba (abete bianco)
    • Abies nordmanniana (abete del Caucaso, ornamentale)
    • Occasionalmente altre conifere ornamentali

    Danni principali

    • Depressione della crescita nelle piante giovani
    • Gocciolamento abbondante di melata su rami e aghi
    • Colonizzazione secondaria da fumaggini
    • Rischio di secchezza nei rami colonizzati
    • Impatto visivo negativo su piante ornamentali e alberi natalizi

    Sintomi da osservare

    • Presenza di afidi grandi e scuri sul tronco o sulle ramificazioni basse
    • Presenza di melata appiccicosa e formiche
    • Aghi ingialliti o anneriti da funghi secondari

    Controllo e prevenzione

    • Taglio dei rami infestati nei vivai o nei giovani alberi
    • Applicazione di saponi insetticidi e oli bianchi nelle fasi iniziali dell’infestazione
    • Introduzione di predatori naturali come coccinelle e sirfidi
    • Favorire la biodiversità per mantenere in equilibrio le popolazioni
    • Nei contesti forestali si tende a non intervenire, salvo casi eccezionali

    Curiosità

    • Il nome Cinara deriva dal greco “kinaros” (carciofo), per via della forma tozza
    • Alcuni individui possono superare i 5 mm, dimensioni eccezionali per un afide
    • In molti ecosistemi montani, costituisce un’importante fonte di zuccheri per le formiche

    Conclusione
    Cinara pectinatae è un afide affascinante e specializzato, poco noto al grande pubblico ma ben presente nei nostri boschi montani. Il suo controllo è raro, ma nei vivai e nei giardini richiede attenzione.


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  • Introduzione

    Platypodidae e Scolytidae sono due famiglie di coleotteri strettamente legate al legno e spesso confuse tra loro. Tuttavia, esistono differenze anatomiche, ecologiche e comportamentali che ne permettono una chiara distinzione. Questo articolo illustra le principali differenze tra questi due gruppi, con un focus utile per manutentori del verde e appassionati di entomologia.

    1. Tassonomia e relazioni evolutive

    Entrambe le famiglie appartengono alla superfamiglia Curculionoidea, ma i Platypodidae sono considerati più primitivi rispetto agli Scolytidae. Alcuni studi propongono addirittura di riunirle in un’unica famiglia, ma la distinzione è ancora comunemente adottata.

    2. Morfologia a confronto

    Caratteristica Platypodidae Scolytidae Corpo Cilindrico, allungato Più corto e tozzo Antenne Genicolate con clava ben distinta Corte con clava compatta Zampe Lunghe, adatte alla perforazione Più corte, adatte allo scavo Apparato boccale Masticatore, rivolto in avanti Spesso rivolto verso il basso

    3. Tipo di gallerie

    • Platypodidae: gallerie profonde e rettilinee, spesso con camere laterali per la coltivazione fungina.
    • Scolytidae: gallerie più ramificate, a forma di ventaglio, Y o spirale, a seconda della specie.

    4. Simbiosi fungina

    • Entrambe le famiglie ospitano funghi simbionti, ma nei Platypodidae la relazione è più antica e strutturata. Possiedono micangie molto sviluppate.
    • Gli Scolytidae possono variare da fitofagi puri a vettori di funghi patogeni.

    5. Comportamento riproduttivo

    • Platypodidae: spesso il maschio scava il tunnel e attira la femmina con feromoni.
    • Scolytidae: è più comune che la femmina inizi lo scavo.

    6. Importanza ecologica

    • I Platypodidae sono prevalentemente saprofagi, cioè si nutrono di legno morto.
    • Gli Scolytidae includono molte specie fitofaghe o dannose, come il noto Ips typographus.

    7. Distribuzione

    • Platypodidae: più comuni nelle regioni tropicali, ma presenti anche in Italia.
    • Scolytidae: ampiamente diffusi in tutto il mondo, anche a latitudini elevate.

    Conclusione

    Distinguere Platypodidae da Scolytidae è essenziale per comprendere l’impatto ecologico e gestionale dei coleotteri del legno. Per chi opera nel verde, riconoscere le differenze tra queste famiglie può aiutare a intervenire in modo più mirato nella prevenzione e nel monitoraggio.


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  • Introduzione

    I Platypodidae sono una famiglia di coleotteri relativamente poco studiata in Italia, ma con un potenziale impatto significativo sugli ecosistemi forestali e urbani. In questo articolo analizziamo le specie presenti sul territorio italiano, la loro distribuzione e il loro ruolo ecologico.

    1. Presenza dei Platypodidae in Italia

    Nel nostro Paese i Platypodidae sono meno numerosi rispetto ai più noti Scolytidae, ma alcune specie si sono adattate con successo a vari habitat, dalle foreste appenniniche ai giardini urbani.

    2. Le principali specie italiane

    Platypus cylindrus (Fabricius, 1792)

    • Probabilmente la specie più diffusa in Italia.
    • Colonizza alberi deperienti o morti, soprattutto querce e castagni.
    • Attivo tra maggio e settembre.
    • Frequente nelle zone collinari e montane.

    Platypus parallelus

    • Specie di origine asiatica, rinvenuta sporadicamente in ambienti importati.
    • Potenziale invasivo, in osservazione per il rischio di espansione.

    Dinoplatypus calamus

    • Rara in Italia, associata principalmente a legno tropicale importato.
    • Osservata in alcuni centri di lavorazione del legname.

    3. Habitat e preferenze ecologiche

    • I Platypodidae prediligono legno morto o in forte deperimento.
    • Sono attirati da alberi danneggiati da eventi atmosferici, potature errate o incendi.
    • Talvolta si trovano anche su piante ornamentali urbane trascurate.

    4. Rischi e impatti

    • In contesti forestali, accelerano la decomposizione naturale del legno.
    • In ambiente urbano o agricolo, possono contribuire al collasso di alberi debilitati.
    • La simbiosi fungina può favorire l’ingresso di patogeni.

    5. Monitoraggio in Italia

    • Il monitoraggio è ancora limitato, ma in espansione grazie a progetti di citizen science e reti di entomologi locali.
    • Le regioni più attive: Toscana, Emilia-Romagna, Lombardia e Trentino.

    Conclusione

    Sebbene poco noti al grande pubblico, i Platypodidae sono già presenti in diverse aree italiane, soprattutto in habitat boschivi. Una maggiore conoscenza di queste specie è essenziale per gestire correttamente le risorse arboree e prevenire eventuali rischi legati alle specie aliene.


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  • Introduzione

    I Platypodidae non sono semplici insetti xilofagi: il loro successo ecologico è strettamente legato a una relazione simbiotica con specifici funghi ambrosiali. Questo articolo esplora come funziona questa alleanza e quali implicazioni ha per la gestione e il controllo di questi coleotteri.

    1. Cos’è un fungo ambrosiale?

    I funghi ambrosiali non vivono liberamente nel legno, ma vengono coltivati attivamente dai Platypodidae all’interno delle gallerie scavate nel tronco. Sono la fonte principale di nutrimento per le larve e spesso anche per gli adulti.

    2. Trasporto dei funghi: le micangie

    I Platypodidae possiedono strutture specializzate chiamate micangie, posizionate solitamente sul torace o sulle zampe anteriori. Queste tasche conservano le spore fungine, che vengono rilasciate nel legno durante la costruzione della galleria.

    3. Coltivazione interna alle gallerie

    Una volta depositate le spore, i funghi iniziano a colonizzare le pareti delle gallerie scavate. I Platypodidae mantengono condizioni favorevoli per la crescita fungina grazie all’umidità e alla ventilazione prodotta dalle gallerie stesse.

    4. Nutrizione delle larve

    Le larve non si nutrono direttamente del legno, ma brucano il micelio del fungo. Questa dieta altamente specializzata è ciò che rende i Platypodidae così dipendenti dalla presenza di legno morto e umido.

    5. Funghi associati comuni

    Tra i generi fungini più frequentemente associati ai Platypodidae troviamo:

    • Raffaelea
    • Ambrosiella
    • Dryadomyces

    Alcuni di questi funghi possono diventare fitopatogeni in certe condizioni, contribuendo al deperimento degli alberi ospiti.

    6. Implicazioni per la gestione

    • La rimozione del legno colonizzato è essenziale per interrompere il ciclo fungo-insetto.
    • La disinfezione delle aree di taglio può ridurre la diffusione delle spore.
    • Gli interventi mirati nei periodi di volo degli adulti aiutano a limitare la diffusione del simbionte.

    Conclusione

    La relazione simbiotica tra Platypodidae e funghi ambrosiali è un esempio di coevoluzione raffinata. Comprendere questo legame è fondamentale per attuare strategie di controllo mirate ed ecocompatibili, soprattutto in ambienti dove il legno morto è abbondante.


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  • Un orto sano e produttivo non ha solo bisogno di acqua, sole e cure: la presenza di insetti utili è fondamentale per l’equilibrio ecologico. Alcuni impollinano, altri predano i parassiti. Scopri 7 insetti che ogni orticoltore dovrebbe conoscere e favorire nel proprio spazio verde.


    1. Api e bombi – Gli impollinatori per eccellenza

    Le api (Apis mellifera) e i bombi (Bombus spp.) sono fondamentali per l’impollinazione di ortaggi come pomodori, zucchine, melanzane e fragole. Senza di loro, la produzione cala drasticamente.

    Come attirarli: coltiva fiori melliferi, evita pesticidi e lascia sempre qualche pianta in fiore.


    2. Sirfidi – Impollinatori e cacciatori di afidi

    Simili a piccole vespe, i sirfidi sono doppiamente utili: le larve si nutrono di afidi, mentre gli adulti impollinano. La loro presenza segnala un ambiente ricco e sano.

    Favoriscili: con piante ombrellifere (come prezzemolo e finocchio) e fiori semplici come la calendula.


    3. Coccinelle – Predatrici instancabili

    Le larve e gli adulti di coccinella sono tra i migliori alleati nella lotta contro afidi, cocciniglie e piccoli insetti. Una sola coccinella può mangiare centinaia di parassiti in pochi giorni.

    Come attirarle: mantieni aree fiorite e non usare pesticidi ad ampio spettro.


    4. Crisopidi – I cacciatori notturni

    Le larve dei crisopidi (insetti verdi con ali trasparenti) sono predatori attivi di notte, molto efficaci contro afidi, acari e uova di altri insetti.

    Per invitarli nel tuo orto: coltiva achillea, tanaceto e lavanda. Evita potature drastiche.


    5. Ragni – Sentinelle silenziose

    Spesso sottovalutati, i ragni sono predatori generalisti che si nutrono di moltissimi insetti, anche nocivi. Non vanno eliminati: segnalano equilibrio ecologico.

    Favoriscili: evita pulizie troppo frequenti e preserva la vegetazione spontanea ai bordi dell’orto.


    6. Carabidi – Scarabei del suolo

    Questi coleotteri neri e veloci vivono nel suolo e si nutrono di larve, chiocciole, limacce e uova di parassiti. Sono attivi soprattutto di notte.

    Come favorirli: lascia paglia o foglie secche in alcuni angoli e non lavorare troppo a fondo il terreno.


    7. Vespe solitarie – Alleate poco conosciute

    Alcune piccole vespe cacciano bruchi e insetti dannosi per nutrire le loro larve. Non sono aggressive con l’uomo e contribuiscono al controllo dei fitofagi.

    Aiutale: con nicchie, siepi e zone con poca frequentazione. Evita l’eliminazione dei fiori spontanei.


    Conclusione

    Ogni orto può diventare un’oasi per gli insetti utili. Bastano piccole attenzioni per aumentare la biodiversità e ridurre la necessità di interventi chimici. Più insetti buoni hai, meno problemi avrai con quelli dannosi.


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  • Introduzione
    Eriosoma lanigerum è un afide appartenente alla famiglia Aphididae, noto per le sue colonie ricoperte da una caratteristica lanuggine biancastra. Sebbene sia principalmente associato al melo, può infestare anche altre Rosaceae, incluse piante ornamentali come il cotogno e il pero ornamentale.

    Origine e diffusione
    Originario del Nord America, E. lanigerum si è diffuso in tutto il mondo, compresa l’Italia, dove è diventato un fitofago importante sia nei frutteti che nei giardini urbani.

    Morfologia
    Gli adulti sono di piccole dimensioni (circa 2 mm), con corpo violaceo o bruno-rossastro, completamente ricoperto da un vello ceroso bianco. Le ninfe sono simili ma più chiare e meno pelose. Gli individui alati si presentano in estate.

    Biologia e ciclo vitale
    Il ciclo può essere anolociclico nelle aree a clima mite, dove si riproduce tutto l’anno per partenogenesi. In climi più freddi, può alternare ospiti o svernare in forma di uovo. Le femmine vivipare producono decine di ninfe, generando colonie molto numerose in breve tempo.

    Piante ospiti

    • Melo (Malus domestica)
    • Cotogno (Cydonia oblonga)
    • Biancospino (Crataegus spp.)
    • Pero ornamentale (Pyrus calleryana)

    Danni principali

    • Formazione di galle e ispessimenti sui rami e radici
    • Indebolimento della pianta e calo della produzione
    • Infezioni secondarie causate da funghi e batteri nelle lesioni
    • Problemi estetici su piante ornamentali
    • Possibili danni radicali nei giovani alberi o nelle piante in vivaio

    Sintomi da osservare

    • Masse cotonose biancastre su rami, fessure e colletto
    • Deformazioni e rigonfiamenti lungo i rami
    • Ristagno di linfa e possibili essudazioni
    • Arresto della crescita nei giovani esemplari

    Controllo e prevenzione

    • Eliminazione delle colonie durante la potatura invernale
    • Uso di insetticidi selettivi (neem, oli minerali, piretroidi leggeri) nei vivai
    • Favorire la presenza di predatori naturali: coccinelle, sirfidi e crisopidi
    • Evitare stress idrici e nutrizionali, che favoriscono le infestazioni
    • Monitoraggio costante nei mesi caldi

    Curiosità

    • La “lana” cerosa è una difesa efficace contro molti predatori e pesticidi
    • Spesso le colonie passano inosservate fino a quando i danni non sono evidenti
    • L’afide lanigero è anche studiato per le sue complesse interazioni con formiche e microbi simbionti

    Conclusione
    Eriosoma lanigerum rappresenta una minaccia costante sia per l’agricoltura che per il verde ornamentale. La prevenzione, basata sul monitoraggio e la gestione integrata, è essenziale per limitarne la diffusione.


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  • Introduzione
    Cinara pectinatae è un afide appartenente alla famiglia Aphididae, specializzato nell’infestare conifere, in particolare l’abete bianco (Abies alba) e l’abete rosso (Picea abies). Questo insetto ematofago può causare danni considerevoli nelle foreste europee e nei vivai, influenzando la crescita degli alberi.

    Distribuzione e ospiti
    Diffuso principalmente in Europa centrale e meridionale, C. pectinatae predilige ambienti montani e umidi dove gli abeti sono dominanti. È stato segnalato anche nei vivai e in ambienti urbani con presenza di conifere ornamentali.

    Morfologia
    Gli adulti sono di grandi dimensioni rispetto ad altri afidi, raggiungendo anche i 5 mm. Hanno corpo allungato, colore bruno-nerastro, con antenne corte e sifoni ben visibili. Le ninfe sono simili, ma più piccole e di colore più chiaro.

    Ciclo biologico
    Il ciclo è olociclico con svernamento sotto forma di uovo, deposto sul tronco o sui rami principali. In primavera schiudono le ninfe, che si sviluppano rapidamente in adulti partenogenetici. In estate si formano anche individui alati, che possono colonizzare nuovi alberi. In autunno, maschi e femmine alate si accoppiano e depongono uova svernanti.

    Danni causati

    • Succhiano la linfa dai rami e dai giovani fusti
    • Indeboliscono l’albero, rallentandone la crescita
    • Producono abbondante melata che favorisce la crescita di fumaggini
    • Attirano formiche, che proteggono gli afidi in cambio della melata
    • Possono causare deperimenti in giovani piante o in condizioni di stress ambientale

    Sintomi e riconoscimento

    • Presenza di colonie di grandi afidi scuri su rami e fusti
    • Melata appiccicosa e nerastra
    • Fumaggine visibile sulle superfici degli aghi
    • Presenza di formiche attive sul tronco

    Prevenzione e controllo

    • Favorire la biodiversità per mantenere predatori naturali (coccinelle, sirfidi, imenotteri parassitoidi)
    • Potature mirate per migliorare la circolazione dell’aria
    • Uso di trattamenti insetticidi selettivi nei vivai
    • Controllo delle formiche, che ostacolano l’attività dei predatori naturali
    • Monitoraggio delle popolazioni tramite osservazione visiva e trappole adesive

    Curiosità

    • Le colonie possono essere visibili anche da lontano per la loro abbondanza
    • In condizioni ottimali, una singola femmina può generare oltre 100 individui in poche settimane
    • In alcune annate, le infestazioni diventano talmente diffuse da alterare l’aspetto della chioma

    Conclusione
    Cinara pectinatae è un afide di grande importanza forestale che richiede una gestione integrata e attenta, soprattutto nei contesti di coltivazione di conifere. Il suo controllo è fondamentale per proteggere gli ecosistemi montani e le coltivazioni ornamentali.


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