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    Scopri come identificare la piralide defogliatrice, quali danni provoca alle colture e come intervenire con metodi efficaci e sostenibili.


    Cos’è la piralide defogliatrice?

    La piralide defogliatrice è un termine generico che indica diverse specie di lepidotteri (tra cui Ostrinia nubilalis e Diaphania perspectalis) che, durante la fase larvale, si nutrono intensamente delle foglie delle piante coltivate, causando gravi defogliazioni. Questo tipo di danno può compromettere la fotosintesi, ridurre la produzione e aumentare la suscettibilità della pianta a malattie.


    Le specie più comuni

    • Ostrinia nubilalis (piralide del mais): oltre a danneggiare steli e pannocchie, può defogliare in presenza di forti infestazioni.
    • Diaphania perspectalis (piralide del bosso): nota per le sue gravi defogliazioni sulle siepi di bosso.
    • Spoladea recurvalis: colpisce ortaggi a foglia, in particolare amaranto e bietola.

    Sintomi e danni

    • Defogliazione rapida: le larve consumano grandi porzioni di foglia in pochi giorni.
    • Presenza di escrementi e fili sericei: segno evidente della presenza larvale.
    • Foglie scheletrizzate: tipico stadio avanzato del danno.
    • Crescita rallentata o arrestata delle piante colpite.

    Ciclo biologico

    Le piralidi defogliatrici si riproducono rapidamente in climi caldi e umidi. Dopo la deposizione delle uova sulle foglie, le larve neonate iniziano subito a nutrirsi, passando da uno stadio all’altro in pochi giorni. Possono esserci più generazioni all’anno, con picchi d’infestazione in estate.


    Piante ospiti

    • Mais
    • Bietola
    • Amaranto
    • Cavoli
    • Bosso (per Diaphania perspectalis)
    • Ortaggi a foglia in generale

    Come difendersi

    Monitoraggio

    • Trappole a feromoni per intercettare gli adulti.
    • Controllo visivo regolare delle foglie e delle nervature.

    Lotta biologica

    • Introduzione di nemici naturali: come Trichogramma spp.
    • Trattamenti con Bacillus thuringiensis, efficace contro le giovani larve.

    Lotta chimica (solo se necessario)

    • Insetticidi selettivi, da usare nelle prime fasi di sviluppo larvale.
    • Evitare l’uso indiscriminato per non compromettere l’equilibrio ecologico.

    Conclusione

    La piralide defogliatrice può essere una minaccia seria per orti, colture industriali e piante ornamentali. Una gestione integrata, basata sul monitoraggio e l’intervento mirato, permette di contenere i danni rispettando l’ambiente e la salute delle colture.


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    Scopri i sintomi, le cause e i metodi di controllo della maculatura batterica della soia, una malattia che può ridurre la resa e la qualità del raccolto.


    Cos’è la maculatura batterica della soia?

    La maculatura batterica della soia è una malattia causata principalmente dal batterio Pseudomonas syringae pv. glycinea. Questo patogeno colpisce foglie, fusti e semi, provocando lesioni che compromettono la salute della pianta e la produttività.


    Sintomi tipici

    • Macchie sulle foglie: inizialmente piccole, di forma irregolare, di colore marrone chiaro con un alone giallastro.
    • Lesioni sul fusto: possono apparire come piccole aree necrotiche.
    • Danni ai semi: macchie scure che riducono la qualità del seme e la germinabilità.
    • In condizioni di elevata umidità, le macchie possono allargarsi velocemente, causando defogliazione precoce.

    Condizioni favorevoli allo sviluppo

    • Alta umidità e temperature moderate (20-25°C).
    • Piogge frequenti o irrigazioni eccessive.
    • Piante stressate da carenze nutrizionali o altri fattori ambientali.

    Ciclo di infezione

    Il batterio si diffonde tramite:

    • Acqua piovana o irrigazione.
    • Semi infetti.
    • Strumenti agricoli contaminati.

    Può sopravvivere nel terreno o sui residui colturali, infettando nuove piante in condizioni favorevoli.


    Strategie di prevenzione e controllo

    Misure agronomiche

    • Utilizzo di sementi sane e certificate.
    • Rotazione delle colture per ridurre la pressione del patogeno.
    • Evitare irrigazioni eccessive e migliorare il drenaggio del terreno.
    • Rimozione e distruzione dei residui infetti.

    Trattamenti chimici e biologici

    • Trattamenti con rame e altri prodotti battericidi autorizzati.
    • Uso di formulati a base di agenti antagonisti o biostimolanti per rinforzare la pianta.

    Conclusione

    La maculatura batterica della soia può ridurre significativamente la resa se non controllata tempestivamente. Il monitoraggio continuo e l’adozione di buone pratiche agronomiche sono fondamentali per proteggere la coltura e ottenere raccolti sani e produttivi.


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    Scopri come identificare e gestire la tortricide della fragola, un bruco che danneggia le piante e riduce la qualità dei frutti. Strategie efficaci per la difesa biologica e chimica.


    Cos’è la tortricide della fragola?

    La tortricide della fragola è un insetto appartenente alla famiglia Tortricidae, un gruppo di lepidotteri noti comunemente come “tignole” o “tortrici”. La specie più comune che attacca la fragola è Archips rosanus, un bruco che si nutre delle foglie e dei frutti della pianta.


    Ciclo biologico e danni

    • Uova: vengono deposte sulle foglie o germogli.
    • Larve (bruchi): si sviluppano e si nutrono di foglie, causando avvolgimento e disseccamento, e possono anche danneggiare i frutti.
    • Pupa: si forma in bozzoli tra le foglie.
    • Adulto: farfalla che depone nuove uova per continuare il ciclo.

    I danni più evidenti sono le foglie arrotolate o bucate, i germogli rovinati e i frutti danneggiati, che diventano meno commercializzabili.


    Come riconoscere la presenza della tortricide

    • Presenza di foglie arricciate o avvolte su se stesse.
    • Ritrovamento di piccoli bruchi verdi o marroni con macchie.
    • Frutti deformati o danneggiati.
    • Bozzoli di seta biancastri tra le foglie.

    Metodi di controllo

    1. Controllo biologico

    • Lancio di nemici naturali: come trichogrammi (piccoli imenotteri parassitoidi che attaccano le uova).
    • Bacillus thuringiensis (Bt): un batterio naturale che agisce come insetticida specifico contro i bruchi.

    2. Controllo chimico

    • Applicazione di insetticidi specifici autorizzati per colture di fragola, da usare preferibilmente quando la popolazione di bruchi è elevata.
    • Seguire sempre le indicazioni di dosaggio e tempi di carenza per garantire la sicurezza dei frutti.

    Consigli pratici per la prevenzione

    • Rimuovere foglie e frutti infetti per ridurre la popolazione di parassiti.
    • Monitorare regolarmente la coltura con trappole a feromoni per captare la presenza di adulti.
    • Evitare eccessivi concimi azotati, che favoriscono la crescita di foglie tenere e più suscettibili agli attacchi.

    Conclusione

    La tortricide della fragola può compromettere la produzione e la qualità dei frutti se non gestita correttamente. Una buona strategia di monitoraggio e l’uso integrato di metodi biologici e chimici sono la chiave per un raccolto sano e abbondante.


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    Scopri come riconoscere e prevenire l’avvizzimento del fusto e dei baccelli della soia, una malattia fungina che può compromettere seriamente la resa del tuo raccolto.


    Cos’è l’avvizzimento del fusto e dei baccelli?

    L’avvizzimento del fusto e dei baccelli è una malattia fungina causata principalmente da Diaporthe phaseolorum var. sojae (forma perfetta) e Phomopsis sojae (forma imperfetta). Questo patogeno colpisce la soia durante la fase di maturazione, provocando danni significativi a fusto, baccelli e semi .


    Sintomi da riconoscere

    I sintomi si manifestano principalmente durante la maturazione della pianta:

    • Lesioni scure sul fusto e sui baccelli, spesso in corrispondenza dei nodi.
    • Presenza di picnidi (strutture riproduttive del fungo) visibili come piccoli punti neri sulle lesioni.
    • Semi infetti che appaiono raggrinziti, screpolati e talvolta ricoperti di micelio bianco.
    • Avvizzimento e disseccamento prematuro delle foglie .

    Condizioni favorevoli allo sviluppo

    Il fungo prospera in condizioni di:

    • Elevata umidità atmosferica, che favorisce la formazione dei picnidi.
    • Temperature moderate, tipiche del periodo di maturazione della soia.
    • Presenza di residui colturali infetti nel terreno, che fungono da fonte di inoculo per le nuove coltivazioni .

    Ciclo biologico del patogeno

    Il patogeno può sopravvivere:

    • Nei residui colturali infetti lasciati nel campo.
    • Nei semi infetti, che possono trasmettere la malattia alla generazione successiva.

    Durante la stagione favorevole, il fungo produce picnidi che rilasciano spore, le quali infettano le piante attraverso ferite o aperture naturali.


    Strategie di prevenzione e controllo

    Prevenzione agronomica

    • Rotazione colturale: evitare la coltivazione continua di soia nello stesso campo.
    • Gestione dei residui: rimuovere o interrare profondamente i residui colturali infetti.
    • Utilizzo di sementi certificate: assicurarsi che i semi siano esenti da infezioni fungine.
    • Controllo dell’umidità: evitare irrigazioni eccessive e garantire un buon drenaggio del terreno.

    Trattamenti chimici

    In caso di condizioni favorevoli alla malattia o di presenza accertata del patogeno:

    • Applicazione di fungicidi specifici autorizzati per la soia, seguendo le indicazioni riportate in etichetta.
    • Concia dei semi con prodotti fungicidi per prevenire l’infezione primaria.

    Conclusione

    L’avvizzimento del fusto e dei baccelli rappresenta una minaccia seria per la coltivazione della soia, soprattutto in ambienti umidi e in presenza di pratiche agronomiche non ottimali. La chiave per una gestione efficace risiede nella prevenzione, attraverso rotazioni colturali, uso di sementi sane e una corretta gestione dei residui colturali.


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    Scopri tutto sulla peronospora della soia: sintomi, ciclo biologico, condizioni favorevoli e strategie efficaci di difesa per proteggere i tuoi campi.


    Cos’è la peronospora della soia

    La peronospora della soia, causata dal patogeno Peronospora manshurica, è una malattia fungina che colpisce le foglie della soia durante lo sviluppo vegetativo, riducendo la fotosintesi e, nei casi gravi, la resa finale del raccolto.

    È meno aggressiva rispetto ad altri patogeni, ma può diventare un problema serio in ambienti umidi o su varietà suscettibili.


    Come si riconosce

    I sintomi tipici si presentano soprattutto sulle foglie:

    • Macchie giallastre o verde pallido sulla pagina superiore
    • Sulla pagina inferiore: feltro grigiastro-violaceo corrispondente alla sporulazione del fungo
    • Le foglie colpite possono accartocciarsi, seccarsi e cadere precocemente
    • Attacchi tardivi possono anche interessare i baccelli e i semi, provocando macchie brunastre e calo della germinabilità

    Ciclo biologico

    La peronospora della soia sverna:

    • nei semi infetti (trasmissione primaria)
    • nei residui colturali infetti presenti nel terreno

    Con le piogge e l’umidità, il fungo libera zoospore che infettano le giovani piante. Le condizioni ideali per la diffusione sono:

    • Umidità relativa > 90%
    • Temperature tra i 16°C e i 22°C
    • Presenza di rugiada o nebbia persistente

    Fattori di rischio

    • Sementi non certificate
    • Semine troppo fitte
    • Clima piovoso nel mese successivo alla semina
    • Irrigazioni abbondanti con ristagno

    Come difendersi

    1. Prevenzione agronomica

    • Rotazione colturale con cereali o colture non leguminose
    • Eliminare i residui colturali infetti
    • Evitare irrigazioni eccessive o aspersione
    • Semine non troppo fitte, per favorire l’arieggiamento

    2. Uso di sementi sane

    • Acquistare sementi certificate e trattate con fungicidi
    • Evitare l’autoproduzione di semente se si sono avuti casi di infezione

    3. Difesa chimica

    • In condizioni favorevoli alla malattia, si possono effettuare trattamenti preventivi con:
      • rameici
      • fosfonati di potassio
      • prodotti sistemici autorizzati specifici per la soia

    Impatto sulle rese

    In condizioni normali, la peronospora provoca danni modesti. Tuttavia, in stagioni molto umide o su varietà sensibili, può causare:

    • Perdita di fino al 20% della produzione
    • Diminuzione della qualità dei semi raccolti
    • Ridotta germinabilità delle sementi infette

    Conclusione

    La peronospora della soia è una malattia da non sottovalutare, soprattutto in ambienti umidi. L’adozione di pratiche agronomiche corrette, varietà resistenti e sementi certificate è il miglior modo per tenerla sotto controllo e garantire raccolti sani e produttivi.


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    La fitoftora è un patogeno devastante che provoca marciumi radicali e del colletto. Scopri come riconoscerla e proteggere le tue colture orticole e ornamentali.


    Cos’è la fitoftora?

    Phytophthora spp. è un genere di patogeni simili ai funghi, appartenenti agli oomiceti, capaci di causare gravi marciumi a livello del colletto, delle radici e in alcuni casi anche dei frutti.

    Le specie più comuni includono:

    • Phytophthora infestans (famosa per la peronospora della patata)
    • Phytophthora capsici (su peperone, zucca, melone)
    • Phytophthora cinnamomi e P. nicotianae (su piante ornamentali e forestali)

    Quali piante colpisce

    • Orticole: peperone, pomodoro, melanzana, zucchina, cetriolo
    • Ornamentali: rododendro, azalea, lauroceraso, camelie
    • Alberi: castagno, quercia, agrumi, noce
    • Tappeti erbosi e vivai

    Sintomi del marciume da fitoftora

    I sintomi possono variare, ma in generale si osservano:

    • Appassimento improvviso e ingiallimento
    • Marciume bruno o nero alla base del fusto, vicino al colletto
    • Tessuti molli, con odore sgradevole
    • In caso di attacco radicale: poca presa del terreno, piante che si sradicano facilmente
    • In alcune specie arboree: deperimento lento, cancri e essudazioni di gomma

    Condizioni favorevoli

    • Terreni costantemente umidi o mal drenati
    • Piogge abbondanti o irrigazioni eccessive
    • Clima caldo-umido
    • Suoli pesanti o compattati

    Ciclo del patogeno

    La fitoftora sopravvive nel suolo come spora dormiente. In presenza di umidità elevata, si attiva e produce zoospore mobili che nuotano nell’acqua e infettano la pianta attraverso:

    • radici
    • colletto
    • ferite da trapianto o lavorazioni

    Il patogeno può diffondersi anche con l’acqua di irrigazione, attrezzi contaminati o tramite piante infette.


    Come prevenire il marciume da fitoftora

    • Migliorare il drenaggio del terreno
    • Evitare ristagni idrici e irrigazioni notturne
    • Disinfettare strumenti e vasi nei vivai
    • Utilizzare materiale certificato e sano
    • In casi a rischio: trattamenti con prodotti rameici o fungicidi sistemici autorizzati

    Trattamenti e gestione

    • Rimuovere tempestivamente le piante infette
    • In vivaio: sterilizzazione del substrato e dei contenitori
    • Nei frutteti: inerbimento e gestione dell’irrigazione a goccia per evitare eccessi
    • Interventi chimici mirati solo se strettamente necessari

    Conclusione

    Il marciume da fitoftora è una delle malattie più insidiose e difficili da eradicare. L’arma più potente è la prevenzione, fondata su un suolo sano, drenante e su una corretta gestione dell’acqua.


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    Il marciume del fusto può distruggere intere coltivazioni erbacee. Scopri come riconoscerlo, prevenirlo e difendere le tue piante da questo temibile patogeno.


    Cos’è il marciume del fusto?

    Il marciume del fusto è una malattia di origine fungina che colpisce numerose colture erbacee, tra cui soia, girasole, erba medica, pisello, trifoglio e molte altre specie foraggere e orticole. È causato da diversi agenti patogeni, tra cui:

    • Sclerotinia sclerotiorum
    • Rhizoctonia solani
    • Fusarium spp.

    Questi funghi attaccano la parte bassa del fusto, vicino al colletto, provocando il collasso della pianta.


    Come riconoscerlo

    I sintomi principali includono:

    • Lesioni scure o brune alla base del fusto
    • Tessuti interni marcescenti o secchi, a seconda del fungo coinvolto
    • Appassimento improvviso della pianta, anche in presenza di umidità nel suolo
    • Presenza di micelio bianco, sclerozi neri o muffa grigia a seconda dell’agente patogeno
    • In fase avanzata: rottura del fusto, piante abbattute

    Quali colture colpisce

    Il marciume del fusto è diffuso in numerose colture, ma è particolarmente grave in:

    • Soia e girasole
    • Pisello e fava
    • Erba medica e trifoglio
    • Pomodoro, lattuga, cavolo

    Condizioni favorevoli

    • Elevata umidità del suolo
    • Terreni pesanti e mal drenati
    • Semina troppo fitta
    • Residui colturali non interrati, che favoriscono la sopravvivenza del fungo

    Ciclo e diffusione

    I funghi responsabili possono:

    • Sopravvivere per anni nel suolo sotto forma di sclerozi o spore
    • Infettare le piante attraverso ferite o punti deboli del colletto
    • Diffondersi rapidamente con l’acqua di irrigazione o pioggia battente

    Come difendersi

    • Rotazioni colturali con piante non sensibili
    • Utilizzo di sementi sane e resistenti
    • Drenaggio del terreno e preparazione del letto di semina ben aerato
    • Evitare eccessi di azoto che favoriscono lo sviluppo di tessuti teneri
    • In casi gravi: trattamenti con fungicidi specifici alla semina o in emergenza

    Conclusione

    Il marciume del fusto è una minaccia subdola ma estremamente pericolosa per molte colture. La prevenzione passa soprattutto dalla gestione agronomica intelligente, da un buon drenaggio e dalla sorveglianza costante.


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    Scopri il Sitona del pisello, un piccolo coleottero che attacca radici e foglie di pisello e altre leguminose. Riconoscimento, danni e strategie di difesa.


    Chi è il Sitona del pisello?

    Il Sitona lineatus, noto come Sitona del pisello, è un coleottero appartenente alla famiglia Curculionidae. Questo minuscolo insetto, lungo circa 3-5 mm, ha un colore grigio-marrone con striature più chiare sul dorso.

    È un fitofago specializzato delle leguminose, in particolare piselli, favino, lenticchie, lupini e trifoglio.


    Come riconoscerlo

    • Adulto: corpo compatto, grigio-bruno, con una banda chiara longitudinale
    • Larva: bianca, curva, senza zampe, vive nel terreno vicino alle radici
    • Uova**:** deposte sul terreno vicino alle giovani piante

    Danni principali

    • Gli adulti rosicchiano le foglie, creando fori semicircolari caratteristici lungo i margini
    • Le larve attaccano i noduli radicali, ostacolando la fissazione dell’azoto
    • Le piante appaiono ingiallite, rachitiche e meno produttive
    • Nei campi destinati alla produzione di seme o alla foraggicoltura, può causare cali fino al 30%

    Ciclo biologico

    • Svernano come adulti nel terreno o tra i residui colturali
    • In primavera, risalgono e iniziano a nutrirsi delle giovani foglie
    • Dopo l’accoppiamento, le femmine depongono uova nel suolo
    • Le larve si sviluppano attaccando i noduli radicali
    • In estate, nuova generazione di adulti

    Dove colpisce

    • Colture leguminose, soprattutto nei primi stadi vegetativi
    • Maggiore incidenza in annate secche e primavere calde
    • Frequente nei prati poliennali e nei campi da seme

    Strategie di difesa

    • Rotazione colturale per ridurre la presenza di larve svernanti
    • Semina anticipata per permettere alle piante di superare lo stadio sensibile
    • Favorire la presenza di antagonisti naturali come i carabidi
    • In caso di forti infestazioni: interventi insetticidi precoci, rispettando le soglie d’intervento

    Conclusione

    Il Sitona del pisello è un avversario subdolo ma ben conosciuto. La gestione integrata, unita a osservazioni tempestive sul campo, permette di contenerlo efficacemente evitando perdite significative.


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    Scopri l’Apion del trifoglio, il coleottero minuscolo ma dannoso che può compromettere fioriture, semi e rese nei prati a trifoglio. Sintomi, ciclo e strategie di difesa.


    Chi è l’Apion del trifoglio?

    L’Apion del trifoglio (Protapion apricans e specie affini) è un piccolo coleottero appartenente alla famiglia degli Apionidae, lungo solo 2-3 mm, di colore grigio o nerastro. È un fitofago specializzato nelle leguminose, soprattutto nel trifoglio rosso e bianco.

    Nonostante le dimensioni ridotte, è uno dei principali nemici delle coltivazioni foraggere, poiché danneggia sia la parte vegetativa che i semi.


    Come riconoscerlo

    • Larva bianca, ricurva, apoda (senza zampe), scavatrice
    • Adulto con muso allungato (rostro), corpo ovale, colore scuro metallico
    • Uova deposte nei boccioli e nei fiori del trifoglio
    • Le larve si sviluppano all’interno dei fiori o dei giovani semi

    Danni principali

    • Perdita di semi: larve che si nutrono all’interno, riducendo la produzione
    • Fioriture danneggiate o interrotte
    • Piante che non si rigenerano efficacemente nei prati poliennali
    • In colture da seme, anche perdite del 50-70%

    Ciclo biologico

    • Sverna come adulto nei residui vegetali o nel suolo
    • In primavera si nutre di foglioline e fiori di trifoglio
    • Le femmine depongono le uova nei boccioli
    • Le larve si sviluppano nei semi, poi cadono al suolo per impuparsi
    • 1-2 generazioni l’anno, in base al clima

    Dove colpisce

    • Prati poliennali a base di trifoglio (rosso, bianco, incarnato)
    • Produzioni di seme per foraggere
    • Più frequente in aree con clima mite e umido, specialmente nella primavera avanzata

    Come difendersi

    • Rotazione colturale e alternanza con graminacee
    • Evitare l’uso prolungato di monocoltura a trifoglio
    • Sfalsare i tagli per ridurre la sincronizzazione con la deposizione delle uova
    • In casi estremi e con infestazioni localizzate: trattamento insetticida mirato (rispettando le normative e gli insetti utili)

    Conclusione

    L’Apion del trifoglio è un nemico silenzioso ma insidioso delle colture foraggere. Conoscere il suo ciclo è fondamentale per intervenire nel momento giusto, evitando danni economici e cali di produzione.


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    Scopri come riconoscere e combattere l’antracnosi dell’erba medica, la malattia fungina che può decimare i prati e ridurre drasticamente la produzione di foraggio.


    Cos’è l’antracnosi dell’erba medica?

    L’antracnosi dell’erba medica è una malattia causata dal fungo Colletotrichum trifolii. Colpisce principalmente foglie, steli e colletti, causando necrosi e il disseccamento delle piante. Se trascurata, può portare al collasso totale dei fusti e alla perdita del raccolto.


    Sintomi principali

    • Macchie ovali o allungate marroni o nere su steli e foglie
    • Depressioni o lesioni allungate lungo il fusto
    • Imbrunimento del colletto con collasso improvviso della pianta
    • Ridotta vigoria e mancata ricrescita dopo lo sfalcio

    La malattia progredisce rapidamente con piogge frequenti e temperature tra i 20 e i 28°C.


    Dove e quando colpisce

    • Maggiore incidenza in zone umide e in primavera-estate
    • Può attaccare coltivazioni giovani e in piena produzione
    • Presente in tutto il territorio italiano, ma più comune nei prati di media pianura e colline

    Perché è pericolosa

    • Riduce la quantità e la qualità del foraggio
    • Può causare la morte del 50-70% delle piante se non controllata
    • Favorisce l’invasione da parte di infestanti
    • Aumenta il rischio di erosione del suolo nei prati indeboliti

    Come si diffonde

    • Le spore si trasmettono con vento, pioggia e attrezzi contaminati
    • Svernano nei residui di fieno infetto o nel terreno
    • Le infezioni iniziano spesso da piccole zone e si espandono a macchia d’olio

    Strategie di difesa

    • Utilizzo di varietà resistenti (esistono cultivar tolleranti all’antracnosi)
    • Rotazione colturale per interrompere il ciclo del patogeno
    • Evita lo sfalcio con prati bagnati per ridurre la diffusione
    • In casi gravi: trattamenti fungicidi mirati (previa autorizzazione e secondo normativa)

    Conclusione

    L’antracnosi dell’erba medica è una delle malattie più dannose per i prati foraggeri, ma si può contenere con tecniche agronomiche corrette. Prevenire è la chiave per garantire sfalci abbondanti e di qualità.


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