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  • Introduzione

    L’utilizzo di insetticidi rappresenta una pratica comune nella gestione delle infestazioni in agricoltura, orti e giardini urbani. Tuttavia, l’impatto sul suolo e sulla sua fauna è spesso trascurato. Questo articolo approfondisce gli effetti collaterali degli insetticidi sull’ecosistema del suolo, con particolare attenzione ai rischi per microrganismi, insetti utili e fertilità naturale.


    Il suolo: un ecosistema vivo

    Il suolo non è solo un supporto fisico per le radici, ma un ambiente ricco di vita. Microrganismi, lombrichi, artropodi terricoli (come collemboli e carabidi) svolgono ruoli fondamentali:

    • Decomposizione della materia organica
    • Ciclo dei nutrienti
    • Aerazione e struttura del terreno
    • Controllo naturale di fitofagi del suolo

    Un disturbo chimico può alterare gravemente questi equilibri.


    Insetticidi sistemici e contatto col suolo

    Alcuni insetticidi, come i neonicotinoidi, vengono applicati per via radicale o come trattamenti del seme. Il principio attivo penetra nel suolo e può:

    • Persistere per settimane o mesi
    • Contaminare la microfauna terricola
    • Interferire con la comunicazione chimica dei microrganismi

    Insetticidi a bassa degradabilità rappresentano un rischio maggiore per la fertilità a lungo termine del terreno.


    Impatti su insetti terricoli utili

    Insetti come i coleotteri carabidi e i collemboli svolgono un ruolo essenziale nel controllo naturale di larve dannose (come quelle di nottue e elateridi). L’esposizione a insetticidi può causare:

    • Riduzione della popolazione
    • Inibizione dell’attività predatoria
    • Squilibri biologici che favoriscono nuove infestazioni

    Anche i lombrichi, fondamentali per la struttura e l’aerazione del suolo, sono sensibili a vari principi attivi.


    Persistenza e accumulo

    La persistenza di un insetticida nel suolo dipende da:

    • Tipo di principio attivo
    • Struttura del suolo (sabbioso, argilloso, organico)
    • Clima (piovosità, temperatura)
    • Ripetizione dei trattamenti

    L’accumulo può portare a fenomeni di resistenza incrociata nei fitofagi e a inquinamento ambientale diffuso, che compromette anche la fauna epigea e acquatica vicina.


    Buone pratiche per ridurre l’impatto

    • Preferire insetticidi a bassa persistenza e bassa tossicità per i non-target
    • Limitare i trattamenti al necessario, con approccio mirato
    • Alternare principi attivi per evitare accumuli
    • Incorporare ammendanti organici che stimolano la degradazione naturale dei residui
    • Monitorare la salute del suolo (pH, sostanza organica, biodiversità microbica)

    Conclusione

    L’utilizzo di insetticidi non deve compromettere la salute a lungo termine del suolo, risorsa chiave per ogni ecosistema vegetale. Una gestione attenta e informata consente di proteggere le colture senza danneggiare la biodiversità terricola, garantendo un’agricoltura più sostenibile e resiliente.



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  • Introduzione

    Nel contesto della difesa integrata delle piante, il concetto di tossicità selettiva è diventato cruciale. Non tutti gli insetti sono dannosi: molti sono impollinatori, predatori o parassitoidi. L’obiettivo è proteggere le colture colpendo i parassiti senza danneggiare gli alleati naturali.


    Cos’è la tossicità selettiva?

    La tossicità selettiva è la capacità di un prodotto fitosanitario di colpire soltanto alcune specie bersaglio, lasciando illesi gli organismi non target. Si basa su:

    • Differenze fisiologiche tra specie
    • Comportamento e nicchia ecologica
    • Modalità e tempo di applicazione

    Ad esempio, un insetticida sistemico ingerito da un fitofago fogliare potrebbe non colpire un predatore che si nutre di altri insetti sulle foglie.


    Insetticidi ad azione selettiva

    Molti prodotti di nuova generazione mostrano un’elevata selettività. Ecco alcuni esempi:

    • Regolatori di crescita (IGR): interferiscono con lo sviluppo di larve e ninfe, ma non colpiscono adulti impollinatori.
    • Bacillus thuringiensis: colpisce solo specifici lepidotteri in fase larvale.
    • Spinosad: efficace su ditteri e tripidi, relativamente innocuo per predatori come i coccinellidi.
    • Oli minerali e saponi potassici: agiscono per contatto, riducendo i rischi per insetti volanti utili.

    Fattori che influenzano la selettività

    Modalità di applicazione

    • Trattamenti localizzati riducono l’impatto su insetti utili in altre zone della pianta.
    • Orario di applicazione: trattare nelle ore serali protegge gli impollinatori diurni.

    Persistenza

    Un prodotto con bassa persistenza ambientale limita gli effetti collaterali su organismi benefici.

    Comportamento degli insetti

    Gli insetti notturni o endofagi (che vivono all’interno dei tessuti vegetali) sono meno esposti a trattamenti diurni di superficie.


    Benefici della selettività

    • Protezione della biodiversità entomologica
    • Riduzione delle resistenze grazie al mantenimento dei predatori naturali
    • Migliore impollinazione e salute dell’ecosistema
    • Minori trattamenti futuri grazie al riequilibrio ecologico

    Implicazioni pratiche per i manutentori del verde

    • Leggere sempre l’etichetta per verificare la selettività dichiarata
    • Evitare miscele inutili che aumentano l’impatto sugli utili
    • Monitorare la presenza di predatori naturali prima di trattare
    • Preferire metodi meccanici o biologici dove possibile

    Conclusione

    La tossicità selettiva è oggi uno dei pilastri della gestione sostenibile degli insetti dannosi. Applicare prodotti in modo mirato e consapevole significa difendere le piante senza rompere l’equilibrio naturale, garantendo risultati efficaci e duraturi.



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  • Introduzione

    Comprendere il ciclo biologico degli insetti dannosi è una delle chiavi fondamentali per un controllo efficace e sostenibile. Conoscere le fasi di sviluppo consente infatti di intervenire nei momenti più vulnerabili del parassita, ottimizzando trattamenti e risorse, e riducendo l’impatto ambientale.


    Le fasi del ciclo biologico

    Uovo

    È lo stadio iniziale. La posizione delle uova (su foglie, corteccia, nel terreno) e la durata dell’incubazione variano molto tra le specie. Interventi in questa fase sono spesso difficili ma fondamentali per insetti ovideponenti in massa.

    Larva o ninfa

    È spesso lo stadio più dannoso, durante il quale l’insetto si nutre attivamente. Nelle specie a metamorfosi completa (es. lepidotteri, coleotteri), è chiamata larva. In quelle a metamorfosi incompleta (come afidi o cavallette), si parla di ninfa.
    Trattare in questo stadio è solitamente il metodo più efficace.

    Pupa

    Stadio di transizione. Non si alimenta, ma è difficile da colpire con insetticidi perché protetto da strutture come crisalidi o bozzoli. Le forme pupali sono resistenti anche a condizioni ambientali avverse.

    Adulto

    È lo stadio riproduttivo. In molte specie, l’adulto è mobile e può colonizzare nuove piante. Alcuni adulti sono dannosi (es. punteruoli, dorifore), altri meno. Le trappole cromotropiche e feromoniche sono spesso mirate agli adulti.


    Cicli univoltini, bivoltini, multivoltini

    • Univoltini: una sola generazione all’anno (es. processionaria del pino).
    • Bivoltini: due generazioni annue (es. alcune nottue dell’orto).
    • Multivoltini: più generazioni (es. afidi, mosca bianca).
      I multivoltini richiedono strategie flessibili e monitoraggi continui.

    Diapausa e svernamento

    Molti insetti entrano in diapausa, uno stato di sospensione metabolica, per sopravvivere all’inverno o a condizioni ambientali sfavorevoli.
    Conoscere dove e come svernano (ad es. sotto la corteccia, nel terreno, tra i residui vegetali) è fondamentale per interventi preventivi come la pulizia del verde o la lavorazione del suolo.


    Implicazioni per la difesa integrata

    Tempismo del trattamento

    Applicare un insetticida nel momento sbagliato (ad esempio su pupe o adulti non sensibili) porta solo a costi inutili e selezione di resistenze.

    Monitoraggio

    Attraverso trappole e osservazioni periodiche, è possibile individuare il picco delle infestazioni larvali o l’inizio della riproduzione adulta.

    Prevenzione

    L’eliminazione di residui colturali, la potatura invernale, il controllo delle erbe infestanti possono interrompere il ciclo di molti insetti.


    Conclusione

    Lo studio del ciclo biologico degli insetti non è solo materia da entomologi, ma uno strumento pratico ed efficace per chi si occupa di verde urbano, giardini, orti o agricoltura. Intervenire nel momento giusto consente di risparmiare trattamenti, aumentare l’efficacia e tutelare la biodiversità.



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  • L’arrivo degli insetti commestibili nelle cucine non significa solo sostenibilità, ma anche creatività e gusto. Chef innovativi e appassionati di cucina stanno sperimentando ricette gourmet che valorizzano questi piccoli ingredienti, trasformandoli in piatti sorprendenti e raffinati. Scopriamo come gli insetti possono diventare protagonisti in tavola.


    Preparare gli Insetti: La Base per un Piatto di Successo

    Prima di ogni preparazione, è fondamentale acquistare insetti provenienti da allevamenti controllati e certificati. In genere, gli insetti destinati all’alimentazione vengono essiccati, tostati o trasformati in farine, ma possono essere anche cucinati freschi se disponibili.

    Per eliminare ogni eventuale odore sgradevole, si consiglia una leggera tostatura in padella con poco olio o burro, aromatizzata con spezie come paprika, curry o pepe nero.


    Snack Croccanti con Grilli Aromatizzati

    Una delle preparazioni più semplici e apprezzate è quella degli snack di grilli tostati. I grilli vengono saltati in padella con olio d’oliva, sale marino e una miscela di spezie a scelta, come rosmarino e aglio in polvere.

    Il risultato è uno snack croccante e saporito, perfetto come antipasto o accompagnamento per aperitivi. La consistenza simile alle noccioline conquista anche i più scettici.


    Burger Proteici con Farina di Insetti

    La farina di insetti, ottenuta da grilli o larve essiccate e macinate, può essere utilizzata per preparare burger vegetali ad alto contenuto proteico. Mescolata con legumi, erbe aromatiche e pangrattato, dà vita a polpette nutrienti e gustose.

    Questi burger possono essere serviti con salse leggere e insalate fresche, offrendo un’alternativa sana e originale alla carne tradizionale.


    Pasta Fresca con Farina di Insetti

    Per chi ama sperimentare, la farina di insetti può essere integrata nell’impasto della pasta fresca. La sfoglia assume un colore più scuro e un sapore leggermente terroso, che si sposa bene con condimenti a base di verdure e olio extravergine.

    Tagliatelle, ravioli o gnocchi arricchiti con proteine alternative sono un modo elegante e sostenibile di portare in tavola il futuro della cucina.


    Dolci Innovativi: Biscotti e Brownies con Farina di Grillo

    Anche i dessert possono beneficiare della presenza di farine proteiche di insetti. Biscotti, brownies e muffin preparati con questa farina sono più nutrienti e hanno una consistenza morbida e piacevole.

    L’aggiunta di cioccolato fondente o frutta secca esalta il sapore e rende questi dolci un perfetto equilibrio tra golosità e benessere.


    Il Ruolo delle Spezie e degli Aromi

    La cucina gourmet con insetti si basa molto sull’equilibrio degli aromi. Spezie come zenzero, curcuma, cumino e coriandolo, così come erbe fresche come basilico e timo, aiutano a modulare il sapore naturale degli insetti, esaltandone le caratteristiche senza coprirle.

    Il corretto uso delle spezie è la chiave per rendere ogni piatto un’esperienza gustativa raffinata.


    Conclusione: La Cucina del Futuro è Già Qui

    Gli insetti commestibili offrono un mondo di possibilità in cucina, non solo per chi cerca alternative sostenibili, ma anche per gli amanti della buona tavola che vogliono osare con nuovi sapori e consistenze. Le ricette gourmet con insetti sono la dimostrazione che innovazione e gusto possono convivere, aprendo la strada a un’alimentazione più consapevole e creativa.


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  • Introduzione

    L’uso prolungato e intensivo degli insetticidi ha portato, nel tempo, allo sviluppo della resistenza in numerose specie di insetti dannosi. Questo fenomeno rappresenta una delle maggiori sfide per agricoltori, tecnici del verde e operatori fitosanitari, poiché compromette l’efficacia dei trattamenti e aumenta i costi di gestione.


    Cos’è la resistenza agli insetticidi?

    La resistenza si verifica quando una popolazione di insetti sviluppa la capacità genetica di sopravvivere a dosi di insetticida che in precedenza risultavano letali. Questo avviene attraverso selezione naturale, favorendo gli individui con mutazioni che conferiscono tolleranza.


    Meccanismi di resistenza

    1. Modificazione del sito d’azione

    Alcuni insetti mutano i recettori bersaglio dell’insetticida (es. i canali del sodio per i piretroidi), rendendo il composto inefficace.

    2. Incremento della detossificazione

    Gli insetti potenziano la produzione di enzimi metabolici (come ossidasi, esterasi, glutatione-S-transferasi) in grado di degradare rapidamente l’insetticida.

    3. Ridotta penetrazione

    L’insetto modifica la cuticola esterna, rendendola meno permeabile e rallentando l’assorbimento del principio attivo.

    4. Comportamenti evitanti

    Alcuni insetti imparano a evitare le superfici trattate, modificando le proprie abitudini di alimentazione o ovideposizione.


    Esempi pratici di resistenza

    • Afidi resistenti ai neonicotinoidi
    • Tignola della vite (Lobesia botrana) insensibile a inibitori della crescita
    • Zanzara Aedes aegypti resistente a piretroidi in molte aree urbane
    • Mosca bianca (Bemisia tabaci) con multi-resistenza a diverse classi chimiche

    Fattori che favoriscono la resistenza

    • Uso ripetuto dello stesso principio attivo
    • Sottodosaggi che non eliminano gli individui resistenti
    • Trattamenti troppo frequenti o mal distribuiti
    • Mancanza di rotazione tra diverse modalità d’azione
    • Assenza di strategie di gestione integrata

    Strategie per rallentare la resistenza

    Rotazione dei principi attivi

    Alternare insetticidi con diverso meccanismo d’azione (es. IRAC code) per evitare accumulo di pressione selettiva.

    Lotta integrata (IPM)

    Combinare trattamenti chimici con metodi biologici, agronomici e fisici per ridurre la dipendenza dagli insetticidi.

    Dosaggi corretti

    Applicare dosi letali efficaci, seguendo scrupolosamente le indicazioni in etichetta, senza sottodosaggi.

    Interventi mirati

    Utilizzare trappole, monitoraggi e soglie di intervento per trattare solo quando necessario.


    Conclusione

    La resistenza agli insetticidi è un problema reale e crescente, ma può essere contenuta attraverso un uso intelligente e razionale dei fitofarmaci. Comprendere i meccanismi e le strategie di gestione è essenziale per mantenere l’efficacia dei prodotti disponibili e proteggere la salute delle colture e dell’ambiente.



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  • Coquillettidia venezuelensis è una zanzara amazzonica particolare, famosa per il suo ciclo di vita che coinvolge piante acquatiche, e la sua capacità di pungere con insistenza.

    Aspetto e caratteristiche

    • Dimensioni: circa 6-9 mm.
    • Colore: corpo scuro con riflessi metallici.
    • Habitat: vive in ambienti paludosi con abbondanza di vegetazione acquatica.

    Comportamento e ciclo vitale

    Le larve si attaccano alle radici delle piante acquatiche per respirare, prolungando così la loro permanenza nell’acqua. Le femmine pungono soprattutto al crepuscolo e durante la notte.

    Impatto sull’uomo e animali

    Le punture di Coquillettidia venezuelensis sono dolorose e possono causare irritazioni cutanee persistenti. Sebbene non sia un vettore primario di malattie, la sua aggressività la rende un insetto problematico.

    Misure di controllo

    • Gestione della vegetazione acquatica.
    • Uso di zanzariere e repellenti.
    • Interventi mirati per ridurre i siti di riproduzione.

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  • I Culicoides sono piccoli insetti volanti noti come pungiglioni o moscerini pungitori, molto diffusi nelle foreste tropicali, inclusa l’Amazzonia, e noti per la loro aggressività nel pungere sia animali che esseri umani.

    Aspetto e caratteristiche

    • Dimensioni: tra 1 e 3 mm.
    • Colore: varia dal marrone al nero con ali a macchie caratteristiche.
    • Ciclo di vita: le larve si sviluppano in ambienti umidi come fanghi, paludi o letti di corsi d’acqua.

    Comportamento e puntura

    I Culicoides sono più attivi all’alba e al tramonto. Le femmine pungono per nutrirsi di sangue, causando irritazioni cutanee molto fastidiose, prurito e talvolta reazioni allergiche.

    Malattie trasmesse

    Alcune specie di Culicoides possono trasmettere virus e parassiti, come il virus della febbre blu nel bestiame, con impatti economici e sanitari rilevanti.

    Impatto ecologico

    Questi insetti sono parte integrante dell’ecosistema come fonte di cibo per uccelli, pipistrelli e altri insetti predatori.

    Strategie di controllo

    • Riduzione dei siti di riproduzione.
    • Uso di zanzariere e repellenti.
    • Trattamenti specifici in aree allevamento.

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  • Il genere Toxorhynchites comprende zanzare di grandi dimensioni presenti nella foresta amazzonica, note per essere non ematofaghe (non pungono l’uomo) e per la loro utilità nel controllo biologico di altre zanzare pericolose.

    Caratteristiche fisiche

    • Dimensioni: fino a 1,5 cm di lunghezza, molto più grandi rispetto alle comuni zanzare.
    • Aspetto: corpo robusto con ali lunghe e ornamentate, spesso con colorazioni metalliche.

    Comportamento e alimentazione

    Le femmine di Toxorhynchites non si nutrono di sangue ma di nettare e altre sostanze zuccherine. I loro larve sono predatrici voraci di larve di altre zanzare, compresa Aedes aegypti.

    Habitat e riproduzione

    Si trovano in piccoli ristagni d’acqua naturale, come cavità degli alberi, bromelie e foglie raccolte. Le larve aiutano a ridurre la popolazione di zanzare nocive, rendendo queste specie importanti alleate ecologiche.

    Ruolo nel controllo biologico

    L’uso di Toxorhynchites è studiato come metodo di lotta biologica nelle zone tropicali, riducendo la necessità di pesticidi chimici dannosi per l’ambiente.

    Considerazioni finali

    Conosciute come “zanzare giganti predatrici”, le Toxorhynchites sono un esempio di come la natura stessa possa offrire soluzioni per il controllo delle specie aggressive e vettori di malattie.


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    Toxorhynchites: la zanzara gigante amica dell’uomo

    Il genere Toxorhynchites comprende zanzare di grandi dimensioni presenti nella foresta amazzonica, note per essere non ematofaghe (non pungono l’uomo) e per la loro utilità nel controllo biologico di altre zanzare pericolose.

    Caratteristiche fisiche

    • Dimensioni: fino a 1,5 cm di lunghezza, molto più grandi rispetto alle comuni zanzare.
    • Aspetto: corpo robusto con ali lunghe e ornamentate, spesso con colorazioni metalliche.

    Comportamento e alimentazione

    Le femmine di Toxorhynchites non si nutrono di sangue ma di nettare e altre sostanze zuccherine. I loro larve sono predatrici voraci di larve di altre zanzare, compresa Aedes aegypti.

    Habitat e riproduzione

    Si trovano in piccoli ristagni d’acqua naturale, come cavità degli alberi, bromelie e foglie raccolte. Le larve aiutano a ridurre la popolazione di zanzare nocive, rendendo queste specie importanti alleate ecologiche.

    Ruolo nel controllo biologico

    L’uso di Toxorhynchites è studiato come metodo di lotta biologica nelle zone tropicali, riducendo la necessità di pesticidi chimici dannosi per l’ambiente.

    Considerazioni finali

    Conosciute come “zanzare giganti predatrici”, le Toxorhynchites sono un esempio di come la natura stessa possa offrire soluzioni per il controllo delle specie aggressive e vettori di malattie.


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  • Introduzione

    Nel controllo degli insetti dannosi, l’approccio preventivo è spesso più efficace e sostenibile di quello curativo. Tra le strategie ecologiche disponibili, l’impiego di repellenti naturali offre una soluzione sicura, economica e rispettosa dell’ambiente. Queste sostanze non uccidono l’insetto, ma lo tengono lontano, riducendo l’infestazione in modo non tossico.


    Cosa sono i repellenti naturali

    I repellenti naturali sono composti di origine vegetale o minerale in grado di interferire con la percezione olfattiva, gustativa o tattile degli insetti. Molti di essi derivano da piante aromatiche o da estratti utilizzati da secoli nella medicina popolare.


    Meccanismo d’azione

    Gli insetti si orientano nell’ambiente grazie a segnali chimici. I repellenti naturali agiscono:

    • Mascherando l’odore della pianta ospite
    • Saturando i recettori olfattivi dell’insetto
    • Attivando meccanismi di fuga o disgusto
    • Alterando la percezione dell’ambiente circostante

    Questo riduce l’atterraggio, la deposizione delle uova o l’alimentazione da parte degli insetti target.


    Principali sostanze repellenti naturali

    Olio di Neem

    Ricco di azadiractina, ha un effetto deterrente sull’alimentazione e sull’ovideposizione. Utile contro afidi, coleotteri, mosche bianche e lepidotteri.

    Citronella

    Estratto da piante tropicali, è molto usato contro le zanzare e altri ditteri. Efficace anche come repellente per ambienti e per l’uso personale.

    Menta e Mentolo

    Disturba i recettori olfattivi degli insetti volanti come moscerini, mosche e zanzare. Può essere impiegato sotto forma di estratti o oli essenziali.

    Lavanda

    Oltre al profumo gradevole, agisce come repellente contro tarme, pulci e alcuni coleotteri.

    Aglio

    L’allicina, presente nell’aglio, ha un odore pungente che allontana afidi e coleotteri. Può essere usato in decozioni fogliari.

    Tannini e Resine

    Molte specie vegetali producono sostanze difensive repellenti come tannini o resine amare o irritanti.


    Esempi pratici di utilizzo

    • Spray fogliari fai-da-te a base di aglio e peperoncino
    • Colture consociate con piante aromatiche (es. basilico vicino ai pomodori)
    • Trattamenti localizzati con olio di neem in giardino o serra
    • Sacchetti di lavanda per allontanare le tarme dagli armadi
    • Coperture vegetali che respingono i parassiti (es. tanaceto lungo i bordi dell’orto)

    Vantaggi dei repellenti naturali

    • Non lasciano residui tossici
    • Non danneggiano insetti utili come impollinatori e predatori
    • Riducono la pressione selettiva e la resistenza
    • Possono essere integrati in strategie di lotta biologica o integrata
    • Sono facilmente reperibili e preparabili in casa

    Limiti e precauzioni

    • Efficacia limitata nel tempo, richiedono applicazioni frequenti
    • Possono variare per tipo di insetto e condizioni climatiche
    • Alcune sostanze possono essere irritanti per le persone sensibili
    • L’uso massiccio e indiscriminato può ridurre l’effetto repellente

    Conclusione

    Le sostanze repellenti naturali rappresentano un pilastro importante della difesa ecocompatibile. Il loro impiego permette di proteggere piante, ambienti e persone senza compromettere la biodiversità. Conoscere le piante e i principi attivi che esercitano questo effetto è un’arma utile per manutentori del verde, agricoltori e cittadini consapevoli.



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  • Introduzione

    Il sistema nervoso degli insetti, seppur più semplice di quello dei vertebrati, è straordinariamente efficiente. Alla base del suo funzionamento ci sono i neurotrasmettitori, molecole chimiche che trasmettono segnali tra neuroni, controllando ogni aspetto del comportamento e delle funzioni vitali. Conoscerli è fondamentale non solo in ambito entomologico, ma anche per lo sviluppo di insetticidi mirati.


    Cos’è un neurotrasmettitore

    I neurotrasmettitori sono sostanze chimiche che consentono la trasmissione degli impulsi nervosi da un neurone all’altro o verso organi effettori (muscoli, ghiandole). Agiscono a livello della sinapsi, lo spazio tra una cellula nervosa e la successiva.

    Nei neuroni degli insetti, i neurotrasmettitori influenzano:

    • Movimenti (volo, camminata, alimentazione)
    • Percezione sensoriale
    • Regolazione ormonale
    • Comportamenti sociali e riproduttivi

    Neurotrasmettitori principali negli insetti

    Acetilcolina (ACh)

    È il neurotrasmettitore eccitatorio più diffuso. Coinvolto nella trasmissione neuromuscolare e nel sistema nervoso centrale. È bersaglio di molti insetticidi organofosforici e carbammati.

    GABA (acido gamma-aminobutirrico)

    Inibitorio. Regola il tono neuronale impedendo l’iperattività. Importante per la coordinazione motoria. Alcuni insetticidi agiscono sui suoi recettori (es. fipronil).

    Glutammato

    Può agire da neurotrasmettitore eccitatorio o inibitorio, in base al tipo di recettore. Presente nei gangli centrali e nelle sinapsi neuromuscolari.

    Octopamina

    Funge da analogo della noradrenalina nei vertebrati. Controlla attività motorie, metabolismo, aggressività e risposta allo stress. Alcuni insetticidi recenti mirano specificamente ai recettori dell’octopamina.

    Dopamina e Serotonina

    Regolano comportamenti complessi come l’apprendimento, la memoria, la motivazione, l’accoppiamento e la costruzione di nidi nelle specie sociali.


    Meccanismo di azione

    Il funzionamento dei neurotrasmettitori avviene in più fasi:

    1. Sintesi nel neurone presinaptico
    2. Rilascio nello spazio sinaptico
    3. Legame ai recettori della cellula bersaglio
    4. Inattivazione mediante enzimi (es. acetilcolinesterasi) o ricaptazione

    Questi passaggi offrono numerosi target per insetticidi selettivi.


    Implicazioni per la difesa fitosanitaria

    Conoscere i neurotrasmettitori è essenziale nello sviluppo di:

    • Insetticidi di nuova generazione: più selettivi e meno tossici per altri organismi
    • Strategie integrate di controllo: evitando la resistenza
    • Biocidi naturali: come piante che interferiscono con il sistema nervoso degli insetti

    L’uso consapevole di sostanze che interferiscono con la trasmissione sinaptica è cruciale per la sostenibilità della difesa.


    Curiosità

    • Alcune piante (es. tabacco) producono nicotina, molecola che imita l’acetilcolina, causando la paralisi negli insetti.
    • L’abamectina e i suoi derivati naturali agiscono stimolando eccessivamente il GABA, portando alla morte per blocco neuromuscolare.

    Conclusione

    I neurotrasmettitori sono elementi chiave nella fisiologia e nel comportamento degli insetti. Approfondirne la conoscenza consente non solo di comprendere meglio questi animali, ma anche di individuare strategie ecocompatibili di controllo degli insetti dannosi, nel rispetto degli equilibri ecologici.


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