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  • Meta description: Scopri Myzocallis walshii, afide associato al tiglio americano. Danni fogliari, diffusione urbana e consigli di gestione ecocompatibile.


    Introduzione

    Tra gli afidi appartenenti alla famiglia Myzocallidae, Myzocallis walshii è una specie strettamente associata al tiglio americano (Tilia americana), una pianta ornamentale ampiamente utilizzata nei viali e parchi urbani. Il suo impatto si manifesta soprattutto in ambienti cittadini.


    Descrizione

    • Corpo di colore giallo brillante, a volte tendente al verdognolo
    • Presenza di tubercoli sul dorso
    • Antenne lunghe e sottili
    • Dimensioni ridotte: 1,5–2 mm
    • Spesso raggruppati in colonie lungo le nervature fogliari

    Le forme alate compaiono nel tardo periodo vegetativo, quando la pianta inizia a lignificare.


    Ciclo biologico

    Myzocallis walshii completa più generazioni all’anno:

    1. Uova svernanti deposte alla base delle gemme
    2. Prime colonie in primavera, dopo la schiusura fogliare
    3. Aumenti esponenziali da metà primavera a estate
    4. Forme alate a fine estate per dispersione

    L’assenza di antagonisti naturali in ambienti urbani favorisce l’infestazione.


    Sintomi e danni

    • Foglie accartocciate lungo i margini
    • Ingiallimenti puntiformi
    • Caduta prematura delle foglie
    • Presenza di melata, che attira formiche e favorisce fumaggini

    Nei contesti urbani questi sintomi compromettono l’estetica delle alberature.


    Controllo e prevenzione

    Gestione integrata:

    • Favorire la biodiversità urbana (es. siepi o fiori per attirare predatori)
    • Evitare potature drastiche che stimolano germogli sensibili
    • Rimozione manuale di foglie infestate in fase iniziale
    • Trattamenti mirati con oli vegetali o saponi in primavera

    I trattamenti chimici sono sconsigliati in aree pubbliche per motivi di sicurezza.


    Conclusione

    Myzocallis walshii è un afide da monitorare attentamente nei viali alberati e nei parchi pubblici. La gestione ecocompatibile e il rafforzamento della resilienza delle piante ospiti sono chiavi per il contenimento sostenibile.


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  • Meta description: Approfondisci la biologia e l’impatto di Myzocallis castaneae, afide specializzato sul castagno. Danni, diffusione e tecniche ecocompatibili per il suo contenimento.


    Introduzione

    Tra gli afidi più specifici delle piante forestali, Myzocallis castaneae si distingue per la sua affinità con il castagno (Castanea sativa). Questa specie, pur poco nota al grande pubblico, può provocare danni visibili alla vegetazione in ambienti montani e collinari, specialmente in annate calde.


    Identificazione

    Le forme attere (senza ali) si presentano:

    • Di colore giallo pallido
    • Con corpo ovale, leggermente allungato
    • Zampe e antenne scure, ben sviluppate
    • Setole dorsali corte ma visibili

    Le forme alate compaiono in tarda estate e servono alla dispersione della specie.


    Ciclo vitale

    Il ciclo è olociclico con svernamento sotto forma di uova deposte alla base delle gemme. Le prime neanidi compaiono in primavera, sviluppandosi in colonie sulla pagina inferiore delle foglie. In estate si osservano le forme alate che migrano verso nuovi rami o alberi.


    Danni causati

    Le colonie si localizzano principalmente sulle foglie giovani, causando:

    • Clorosi e decolorazioni
    • Margini fogliari arrotolati
    • Rallentamento della fotosintesi
    • In casi intensi, precoce caduta delle foglie

    In castagneti produttivi, questi danni possono ridurre la crescita e la produzione di frutti.


    Gestione integrata

    Misure consigliate:

    • Favorire l’habitat dei predatori (sirfidi, coccinelle)
    • Evitare trattamenti sistemici nei boschi gestiti a basso impatto
    • Uso mirato di oli minerali o saponi molli in vivaio
    • Monitoraggio precoce in primavera tramite ispezioni fogliari

    L’uso di pesticidi è sconsigliato nei castagneti da frutto destinati alla raccolta biologica o integrata.


    Conclusione

    Myzocallis castaneae è una specie specializzata che può alterare la salute del castagno, soprattutto nei climi più caldi e secchi. La sorveglianza e la promozione di antagonisti naturali restano gli strumenti migliori per una gestione efficace.


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  • Meta description: Scopri le caratteristiche di Myzocallis schreiberi, un afide che colpisce le querce mediterranee. Danni, ciclo biologico e metodi di controllo sostenibile per il verde urbano e naturale.


    Introduzione

    Myzocallis schreiberi è un afide appartenente alla famiglia Myzocallidae, strettamente associato alle querce mediterranee, in particolare Quercus ilex e Quercus suber. Pur essendo meno noto di altre specie, può influire sul vigore delle piante ospiti, soprattutto in ambienti siccitosi.


    Morfologia

    • Colore: giallo ocra o brunastro
    • Corpo allungato, con zampe lunghe
    • Presenza di setole dorsali evidenti
    • Le forme alate sono piccole ma mobili, attive nelle ore fresche

    È facilmente confondibile con altre specie del genere Myzocallis, ma si distingue per la preferenza verso le foglie coriacee delle querce sempreverdi.


    Ciclo biologico

    Il ciclo si basa su più generazioni anfigoniche. L’ovodeposizione avviene in autunno, con schiusa primaverile. Le popolazioni aumentano nei mesi estivi, con picchi in condizioni calde e asciutte, tipiche del clima mediterraneo.


    Sintomi e danni

    I principali effetti visibili includono:

    • Imbrunimenti puntiformi sulle foglie
    • Arrotolamenti marginali
    • Caduta precoce delle foglie nei rami più esposti
    • Presenza di melata e fumaggine in alberature urbane

    Nelle aree a gestione estensiva, l’impatto è spesso tollerato, ma in contesti urbani può ridurre il valore ornamentale.


    Controllo e prevenzione

    Pratiche consigliate:

    • Potature leggere per aumentare la ventilazione
    • Introduzione di predatori naturali nei parchi (es. Adalia bipunctata)
    • Irrigazione moderata per ridurre lo stress idrico
    • In casi eccezionali, trattamenti con olio di paraffina o piretrine vegetali

    L’approccio biologico è da preferire, soprattutto in parchi pubblici e zone protette.


    Conclusione

    Myzocallis schreiberi è un afide discreto ma persistente, da tenere sotto controllo in presenza di querce ornamentali o soggette a stress. La prevenzione e il rafforzamento della biodiversità utile sono gli strumenti più efficaci.


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  • Meta description: Scopri il ciclo, i danni e il controllo sostenibile di Myzocallis carpini, afide specializzato su carpino, con consigli pratici per la manutenzione del verde.


    Introduzione

    Myzocallis carpini è un afide appartenente alla famiglia Myzocallidae, noto per la sua predilezione verso il carpino (Carpinus betulus e specie affini). È un piccolo insetto fitofago che, seppur non distruttivo in senso assoluto, può causare alterazioni visive e fisiologiche alle foglie, creando problemi estetici in parchi e giardini.


    Morfologia e identificazione

    • Dimensioni: circa 1,5 mm
    • Colore: variabile dal giallo chiaro al verdastro
    • Corpo ricoperto da leggere setole
    • Localizzato prevalentemente sulla pagina inferiore delle foglie

    Le colonie si riconoscono facilmente per le aggregazioni dense e la presenza di melata.


    Ciclo vitale

    Myzocallis carpini sverna come uovo su gemme o piccioli fogliari. In primavera emergono le femmine fondatrici che danno origine a numerose generazioni partenogenetiche. Questo ciclo permette all’afide di moltiplicarsi rapidamente durante la stagione calda, mantenendo popolazioni elevate.


    Danni alle piante

    L’attività di suzione dell’afide può provocare:

    • Ingiallimenti e arricciamenti fogliari
    • Riduzione della capacità fotosintetica
    • Secrezione di melata che favorisce la fumaggine
    • Possibile indebolimento generale delle piante

    Questi effetti, seppur modesti, possono compromettere il valore ornamentale e la salute delle piante in contesti urbani.


    Controllo e gestione

    • Monitoraggio frequente nei periodi primaverili ed estivi
    • Favorire la presenza di predatori naturali come coccinelle e afidi-faghettanti
    • Utilizzo di saponi insetticidi o oli minerali per interventi localizzati
    • Evitare trattamenti chimici indiscriminati che possono compromettere l’equilibrio ambientale

    Conclusioni

    Myzocallis carpini è un afide specializzato che necessita di un approccio di gestione integrata, che bilanci controllo e rispetto dell’ecosistema. Con attenzione e interventi mirati, è possibile limitare i danni e mantenere il verde urbano in buona salute.


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  • Meta description: Gli afidi del genere Myzocallis si insediano spesso sulle querce, provocando alterazioni fogliari e attirando formiche. Scopri come riconoscerli e gestirli nel verde urbano e naturale.


    Introduzione

    I membri del genere Myzocallis, appartenenti alla famiglia Myzocallidae, presentano una particolare affinità per alberi del genere Quercus (querce). Sebbene non siano tra i fitofagi più distruttivi, la loro presenza può incidere sull’aspetto ornamentale e sulla salute delle piante, specialmente in ambienti urbani o in parchi.


    Specie comuni sulle querce

    Le specie più frequentemente osservate su Quercus includono:

    • Myzocallis castanicola
    • Myzocallis boerneri
    • Myzocallis carpini (talvolta rinvenuta anche su faggio)

    Questi afidi si localizzano prevalentemente sulla pagina inferiore delle foglie, dove si formano colonie visibili già a primavera.


    Morfologia e riconoscimento

    Gli Myzocallis che colonizzano le querce hanno tratti comuni:

    • Corpo allungato (1,2–2 mm), di colore giallo-verde o arancio;
    • Lunghe setole dorsali;
    • Sifoni corti, a volte poco visibili;
    • Strutture boccaliche ben sviluppate per la suzione della linfa.

    Nei mesi più caldi, è facile individuarli osservando le foglie in controluce: le colonie formano piccole aggregazioni e sono spesso accompagnate da formiche attratte dalla melata.


    Ciclo vitale

    Questi afidi svernano come uova nei pressi delle gemme. Le fondatrici compaiono all’inizio della primavera e generano diverse generazioni partenogenetiche, che si succedono fino a fine estate. Nei climi miti possono sopravvivere a lungo, mantenendo una pressione costante sulla pianta ospite.


    Danni osservabili

    Le infestazioni da Myzocallis su quercia causano principalmente danni indiretti:

    • ingiallimento e deformazione delle foglie giovani;
    • perdita di turgore nei tessuti;
    • secrezione abbondante di melata, che favorisce lo sviluppo di fumaggine;
    • attrazione di formiche, che ostacolano l’attività dei predatori naturali.

    Nei viali alberati e nei giardini storici, dove le querce hanno anche un valore estetico, i danni da afidi possono compromettere la fruibilità e l’aspetto delle chiome.


    Controllo ecologico e sostenibile

    1. Monitoraggio regolare:
    Durante la primavera, controllare le giovani foglie è il modo migliore per rilevare le prime colonie.

    2. Favorire i predatori naturali:
    Coccinelle, sirfidi e parassitoidi sono spesso presenti e in grado di contenere naturalmente le popolazioni.

    3. Ridurre l’irrigazione eccessiva:
    Un eccesso di acqua e azoto stimola la produzione di fogliame tenero, preferito dagli afidi.

    4. Interventi chimici solo se strettamente necessari:
    Nei contesti urbani si prediligono trattamenti localizzati con saponi potassici o oli vegetali, evitando insetticidi ad ampio spettro.


    Conclusione

    Gli afidi Myzocallis rappresentano un gruppo specialistico con un ruolo ben definito all’interno degli ecosistemi arborei. La loro gestione non richiede interventi drastici, ma un approccio equilibrato e integrato, particolarmente utile per manutentori del verde, tecnici ambientali e operatori del verde urbano.


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  • Meta description: Myzocallis coryli, un piccolo afide poco noto che può influire sulla salute dei noccioli nei giardini, nei parchi e negli impianti produttivi. Scopri come riconoscerlo e gestirlo.


    Introduzione

    Tra le tante specie di afidi appartenenti alla famiglia Myzocallidae, Myzocallis coryli merita particolare attenzione per il suo legame stretto con il nocciolo (Corylus avellana). Presente in tutta Europa e frequentemente trascurato per le sue dimensioni ridotte, questo insetto può influenzare negativamente la vitalità delle piante e il valore ornamentale delle foglie.


    Identikit dell’afide

    Myzocallis coryli si presenta come un afide giallastro o verdastro, con evidenti pigmentazioni scure sulle zampe e sui sifoni. Le colonie si formano prevalentemente sulla pagina inferiore delle foglie, specialmente in primavera e inizio estate.

    Caratteristiche distintive:

    • Corpo lungo e sottile (1,5–2 mm);
    • Presenza di setole evidenti sul dorso;
    • Sifoni corti e leggermente rigonfi;
    • Colonizzazione fogliare intensa, ma localizzata.

    Ciclo biologico

    L’afide sverna sotto forma di uovo deposto sui rami del nocciolo. In primavera, nascono le fondatrici che danno avvio a successive generazioni partenogenetiche. Il picco di popolazione si raggiunge tra maggio e giugno, con una possibile ricomparsa a fine estate.

    In condizioni favorevoli possono verificarsi più generazioni all’anno, soprattutto in ambienti urbani o irrigui, dove la pianta mantiene un’alta attività vegetativa.


    Danni alle piante

    Sebbene raramente letale, l’infestazione di Myzocallis coryli può causare:

    • arrossamenti e ingiallimenti fogliari;
    • deformazioni leggere dei margini;
    • produzione abbondante di melata con successiva fumaggine;
    • ridotta efficienza fotosintetica in giovani piante;
    • attrazione di formiche che interferiscono con i predatori naturali.

    Negli impianti produttivi di nocciole, le infestazioni molto intense possono ridurre lo sviluppo dei nuovi germogli, influendo sulla produttività dell’anno successivo.


    Controllo e gestione

    Una gestione efficace di M. coryli si basa su una combinazione di pratiche:

    1. Monitoraggio precoce:
    Controllare regolarmente le foglie giovani nei mesi di aprile e maggio consente di intervenire prima del picco della popolazione.

    2. Preservazione dei nemici naturali:
    Sirfidi, coccinelle e crisopidi sono efficaci predatori. L’uso eccessivo di insetticidi sistemici può comprometterne l’azione.

    3. Interventi mirati solo se necessari:
    In ambienti ornamentali, i danni sono spesso solo estetici e non giustificano trattamenti. In contesti agricoli, è preferibile ricorrere a oli minerali leggeri o insetticidi selettivi.

    4. Scelta varietale:
    Alcune cultivar di Corylus sembrano meno suscettibili agli attacchi di Myzocallis — un dato da approfondire localmente.


    Conclusione

    Pur essendo un insetto minuscolo e spesso ignorato, Myzocallis coryli merita attenzione per il suo impatto silenzioso ma costante sulle piante di nocciolo. Il riconoscimento tempestivo e la conoscenza del suo ciclo biologico sono strumenti chiave per ogni manutentore del verde, giardiniere o agricoltore che desideri operare in modo sostenibile e consapevole.


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  • Meta description: Scopri la recente revisione tassonomica del genere Myzocallis, importante per riconoscere gli afidi che infestano querce e noccioli nei giardini e boschi europei.


    Introduzione

    Il genere Myzocallis rappresenta un gruppo di afidi specializzati che attaccano prevalentemente querce (Quercus), noccioli (Corylus) e altre Fagaceae. Di dimensioni minute, ma dall’elevato potenziale infestante, questi insetti sono spesso sottovalutati nella gestione del verde urbano, dei parchi e dei giardini. Una recente revisione tassonomica ha riorganizzato la classificazione interna del genere, con importanti ricadute pratiche per chi si occupa di manutenzione del verde e fitopatologia.


    Un aggiornamento necessario

    Nel 2022, un team di entomologi ha pubblicato una revisione completa del genere Myzocallis, prendendo in esame le specie distribuite in Europa e nel bacino del Mediterraneo. Questo lavoro ha confermato la validità di numerose specie e ha rivelato che alcuni sottogeneri meritano lo status di veri e propri generi distinti. Tra questi si segnalano:

    • Lineomyzocallis
    • Neomyzocallis
    • Papuamyzocallis
    • Prionomyzocallis

    L’importanza di questa distinzione è pratica: ogni gruppo presenta caratteristiche morfologiche, cicli vitali e piante ospiti differenti, che influenzano le strategie di controllo.


    Morfologia e identificazione

    Gli afidi Myzocallis sono facilmente riconoscibili per il corpo allungato, le antenne relativamente corte e i caratteristici pigmenti sulle zampe o sui sifoni. Molte specie presentano bande scure o macchie gialle, che li rendono visibili ad occhio nudo, soprattutto sui giovani germogli delle querce.

    Alcune specie comuni in Europa includono:

    • Myzocallis coryli – associato al nocciolo.
    • Myzocallis boerneri – spesso rinvenuto su quercia rossa.
    • Myzocallis schreiberi – recentemente segnalato anche in Algeria, dimostrando una capacità di espansione climatica.

    Importanza ecologica e fitosanitaria

    Pur non essendo tra gli afidi più dannosi in agricoltura, alcune specie di Myzocallis possono causare danni estetici e indebolimenti alle piante ornamentali e forestali. Le colonie si formano in primavera e inizio estate, causando deformazioni fogliari, necrosi localizzate e abbondante produzione di melata, che favorisce lo sviluppo della fumaggine.

    Nei contesti urbani, queste infestazioni possono:

    • danneggiare il valore ornamentale di piante pregiate;
    • attrarre formiche, vespe e altri insetti indesiderati;
    • compromettere la salute generale delle piante in ambienti stressati.

    Implicazioni per i manutentori del verde

    Una corretta identificazione degli afidi Myzocallis consente di:

    • evitare trattamenti chimici inutili o inefficaci;
    • pianificare monitoraggi mirati in primavera;
    • introdurre misure preventive, come l’uso di varietà meno sensibili;
    • favorire l’azione di predatori naturali come coccinelle e sirfidi.

    L’aggiornamento tassonomico è anche utile per comprendere la biodiversità locale e valutare gli effetti del cambiamento climatico sulla distribuzione di questi afidi.


    Conclusione

    Il genere Myzocallis, una volta considerato poco rilevante, si sta rivelando sempre più importante per la gestione sostenibile del verde pubblico e privato. Conoscere la sua nuova classificazione e le specificità delle singole specie è fondamentale per chi lavora a contatto con alberature, siepi e piante ornamentali. La revisione tassonomica recente rappresenta uno strumento prezioso per tutti i tecnici del verde e gli appassionati di entomologia applicata.


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  • La famiglia Scoliidae, nota in italiano come scolidi, comprende una serie di imenotteri di medie e grandi dimensioni, riconoscibili per la corporatura robusta e la peluria vistosa. Questi insetti, spesso confusi con vespe o bombi, rivestono un ruolo fondamentale nei cicli naturali, in particolare nel controllo biologico degli insetti del suolo.

    Aspetto e identificazione

    Gli scolidi adulti presentano un corpo nero o marrone scuro, spesso ornato da bande gialle o arancioni sull’addome. Sono ricoperti da peli evidenti, soprattutto sul torace, e hanno ali scure o fumé con riflessi metallici. La loro lunghezza varia da 1 a 5 cm, rendendoli tra gli imenotteri più grandi presenti in Europa.

    Comportamento e biologia

    Gli scolidi sono ectoparassitoidi: le femmine cercano larve di coleotteri nel terreno, in particolare larve di Scarabeidi (come i maggiolini e i cetoni). Dopo averle localizzate, paralizzano la preda con un pungiglione e depongono un uovo sul corpo dell’ospite. La larva dello scolide si svilupperà nutrendosi esternamente della larva paralizzata, completando così il ciclo vitale.

    Habitat e distribuzione

    Questi imenotteri preferiscono ambienti caldi e soleggiati, come prati aridi, aree sabbiose, boschi radi e margini forestali. Sono particolarmente attivi nei mesi estivi. Alcune specie sono diffuse in tutta Europa e nel bacino del Mediterraneo, mentre altre si trovano in regioni tropicali e subtropicali di Asia, Africa e Americhe.

    Ruolo ecologico

    Oltre a essere efficaci agenti di controllo biologico naturale, gli adulti si nutrono di nettare e sono impollinatori occasionali. Favoriscono la stabilità degli ecosistemi predando insetti potenzialmente dannosi, e contribuiscono alla biodiversità degli ambienti aperti.

    Specie comuni

    Tra le specie più conosciute in Europa troviamo:

    • Scolia hirta: diffusa in Europa centrale e meridionale, riconoscibile per le due bande gialle sull’addome.
    • Scolia flavifrons: più grande e con colorazione più intensa, è frequente nelle regioni mediterranee.
    • Megascolia maculata: una delle più grandi vespe europee, attiva soprattutto nelle zone meridionali.

    Curiosità

    • Gli scolidi sono del tutto innocui per l’uomo: non sono aggressivi e pungono solo se manipolati.
    • Sono indicatori ecologici: la loro presenza segnala suoli ricchi e sani, idonei alla vita di numerosi altri insetti.

    Conclusione

    Gli scolidi rappresentano un elemento fondamentale negli ecosistemi naturali e agricoli, offrendo servizi ecosistemici come il controllo dei parassiti e l’impollinazione. Promuoverne la presenza nei nostri ambienti verdi significa sostenere una natura più equilibrata e funzionale.

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  • Scolytus multistriatus

    Lo Scolytus multistriatus, noto come scolitide minore dell’olmo, è un coleottero della famiglia Curculionidae (sottofamiglia Scolytinae) tristemente noto per il suo ruolo di vettore del fungo Ophiostoma ulmi, agente della letale grafiosi degli olmi.

    Distribuzione e habitat

    Originario dell’Eurasia, è oggi diffuso anche in Nord America. Vive ovunque siano presenti olmi (genere Ulmus), prediligendo ambienti boschivi, parchi e viali alberati.

    Morfologia

    • Lunghezza: 2,5–4 mm.
    • Corpo cilindrico, marrone scuro-nero.
    • Gli adulti maschi e femmine sono simili; il pronoto è ruvido e punteggiato.
    • Le larve sono bianche, apode e con capo bruno.

    Ciclo biologico

    • Svolge 1–2 generazioni all’anno, a seconda del clima.
    • Gli adulti sfarfallano in primavera e scavano gallerie nel legno per deporre le uova.
    • Le larve scavano gallerie perpendicolari alla galleria madre.
    • Svernano come larva o pupa sotto la corteccia.

    Danni

    • I danni diretti sono dovuti alle gallerie scavate nel legno, che indeboliscono la pianta.
    • Il danno più grave è quello indiretto, causato dal trasporto del fungo patogeno Ophiostoma ulmi.
    • Questo fungo occlude i vasi linfatici della pianta, provocando l’appassimento rapido della chioma e la morte dell’albero (grafiosi dell’olmo).

    Sintomi della grafiosi

    • Ingiallimento e caduta precoce delle foglie.
    • Rami secchi, disseccamento della chioma.
    • Formazione di polloni basali (come risposta difensiva).
    • Morte della pianta in tempi brevi, soprattutto nelle infezioni gravi.

    Piante ospiti

    • Tutti gli olmi (Ulmus spp.), in particolare:
      • Ulmus minor (olmo campestre)
      • Ulmus glabra (olmo montano)
      • Ulmus americana (nelle Americhe)

    Controllo e prevenzione

    • Abbattimento e rimozione degli alberi infetti per ridurre la fonte d’inoculo.
    • Trappole feromoniche per il monitoraggio e la cattura massale.
    • Trattamenti fungicidi preventivi, iniettati nel tronco (là dove consentito).
    • Messa a dimora di varietà resistenti alla grafiosi.

    Importanza ecologica

    Sebbene piccolo e spesso trascurato, S. multistriatus ha avuto un ruolo devastante nella riduzione degli olmi in Europa e America. È considerato un esempio emblematico di insetto vettore di malattia con impatti paesaggistici e ambientali enormi.


    Lo Scolytus multistriatus, noto come scolitide minore dell’olmo, è un coleottero della famiglia Curculionidae (sottofamiglia Scolytinae) tristemente noto per il suo ruolo di vettore del fungo Ophiostoma ulmi, agente della letale grafiosi degli olmi.

    Distribuzione e habitat

    Originario dell’Eurasia, è oggi diffuso anche in Nord America. Vive ovunque siano presenti olmi (genere Ulmus), prediligendo ambienti boschivi, parchi e viali alberati.

    Morfologia

    • Lunghezza: 2,5–4 mm.
    • Corpo cilindrico, marrone scuro-nero.
    • Gli adulti maschi e femmine sono simili; il pronoto è ruvido e punteggiato.
    • Le larve sono bianche, apode e con capo bruno.

    Ciclo biologico

    • Svolge 1–2 generazioni all’anno, a seconda del clima.
    • Gli adulti sfarfallano in primavera e scavano gallerie nel legno per deporre le uova.
    • Le larve scavano gallerie perpendicolari alla galleria madre.
    • Svernano come larva o pupa sotto la corteccia.

    Danni

    • I danni diretti sono dovuti alle gallerie scavate nel legno, che indeboliscono la pianta.
    • Il danno più grave è quello indiretto, causato dal trasporto del fungo patogeno Ophiostoma ulmi.
    • Questo fungo occlude i vasi linfatici della pianta, provocando l’appassimento rapido della chioma e la morte dell’albero (grafiosi dell’olmo).

    Sintomi della grafiosi

    • Ingiallimento e caduta precoce delle foglie.
    • Rami secchi, disseccamento della chioma.
    • Formazione di polloni basali (come risposta difensiva).
    • Morte della pianta in tempi brevi, soprattutto nelle infezioni gravi.

    Piante ospiti

    • Tutti gli olmi (Ulmus spp.), in particolare:
      • Ulmus minor (olmo campestre)
      • Ulmus glabra (olmo montano)
      • Ulmus americana (nelle Americhe)

    Controllo e prevenzione

    • Abbattimento e rimozione degli alberi infetti per ridurre la fonte d’inoculo.
    • Trappole feromoniche per il monitoraggio e la cattura massale.
    • Trattamenti fungicidi preventivi, iniettati nel tronco (là dove consentito).
    • Messa a dimora di varietà resistenti alla grafiosi.

    Importanza ecologica

    Sebbene piccolo e spesso trascurato, S. multistriatus ha avuto un ruolo devastante nella riduzione degli olmi in Europa e America. È considerato un esempio emblematico di insetto vettore di malattia con impatti paesaggistici e ambientali enormi.


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  • I membri della famiglia Sitophilidae sono tra i più noti e dannosi curculionoidi, particolarmente rilevanti per l’agricoltura. Conosciuti come punteruoli dei cereali o punteruoli dei semi, questi insetti attaccano e danneggiano i raccolti immagazzinati, causando gravi perdite economiche e di qualità. Una delle specie più conosciute è Sitophilus oryzae, noto anche come il punteruolo del riso.

    Caratteristiche morfologiche

    I Sitophilidae si riconoscono facilmente per il loro corpo tozzo e robusto, con il tipico rostro allungato, che gli consente di perforare il pericarpo dei semi e delle piante da cui si nutrono. Le loro antenne sono genicolate e appuntite, caratteristiche distintive della superfamiglia Curculionoidea.

    Ciclo vitale e alimentazione

    Le uova vengono deposte all’interno dei semi, che fungono da cibo per le larve. Quando la larva emerge, inizia a nutrirsi del contenuto del seme, scavando gallerie interne che danneggiano il seme stesso. Questo processo, se non controllato, può compromettere l’intero raccolto.

    Specie di interesse economico

    • Sitophilus oryzae (punteruolo del riso): noto per infestare i cereali, in particolare il riso, ma anche altri semi conservati. È una delle specie più dannose per l’industria alimentare, causando danni economici significativi nei magazzini di stoccaggio.
    • Sitophilus granarius (punteruolo del grano): attacca il grano, il mais e altri cereali. Le sue infestazioni sono particolarmente problematiche per la conservazione dei prodotti agricoli.

    Controllo delle infestazioni di Sitophilidae

    La gestione delle infestazioni di Sitophilidae si basa su diversi approcci:

    • Monitoraggio: l’uso di trappole per catturare gli adulti e monitorare le infestazioni è un metodo efficace.
    • Trattamenti termici: riscaldare i semi a temperature superiori a 50°C per uccidere le larve senza compromettere la qualità dei semi.
    • Controllo biologico: l’introduzione di predatori naturali come i nematodi entomopatogeni può aiutare a ridurre le popolazioni di Sitophilidae.

    Ruolo ecologico e curiosità

    Sebbene i Sitophilidae siano principalmente considerati parassiti, svolgono anche un ruolo ecologico importante nel ciclo naturale dei semi, contribuendo alla dispersione e al controllo della vegetazione nelle regioni dove vivono.

    Conclusioni

    I Sitophilidae sono una delle famiglie di curculionoidi più problematiche per l’uomo, soprattutto in agricoltura. Tuttavia, studiando questi insetti è possibile sviluppare soluzioni innovative per gestirli in modo più efficace, riducendo l’impatto negativo sull’ambiente e sull’economia.

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