Il Pissodes castaneus è un coleottero curculionide fitofago, comunemente noto come punteruolo del pino. Questo insetto è particolarmente dannoso nelle piantagioni giovani di conifere, dove attacca le piante indebolite o di recente impianto, causando seccume e mortalità.
Distribuzione e habitat
Diffuso in tutta Europa, è presente anche in Italia, soprattutto nelle zone collinari e montane dove si effettuano rimboschimenti con pini (Pinus nigra, P. sylvestris, P. pinaster). Predilige aree soleggiate, ben drenate, e si sviluppa a spese di pini giovani.
Aspetto
- L’adulto misura 6–8 mm.
- Corpo bruno-rossiccio, con squame giallastre sul dorso che formano motivi a macchie.
- Il rostro è corto e robusto.
- Le larve sono apode, biancastre, con capo bruno, tipiche dei curculionidi.
Ciclo biologico
- Gli adulti svernano sotto la corteccia o nel suolo e diventano attivi in primavera.
- Dopo l’accoppiamento, le femmine depongono le uova sotto la corteccia di giovani pini.
- Le larve scavano gallerie nel cambio e nel legno tenero, interrompendo il flusso linfatico.
- Lo sfarfallamento avviene in estate; una generazione all’anno.
Danni
- L’attività larvale interrompe la circolazione linfatica causando avvizzimento, disseccamento dei germogli apicali e morte della pianta.
- Le piante colpite manifestano ingiallimento degli aghi e screpolature della corteccia.
- È particolarmente pericoloso nei primi 5 anni dopo l’impianto.
Piante ospiti
Colpisce vari pini, con preferenza per:
- Pinus nigra (pino nero)
- Pinus sylvestris (pino silvestre)
- Pinus pinaster
Controllo e prevenzione
- Monitoraggio visivo: identificazione precoce di piante attaccate.
- Diradamenti selettivi: rimuovere le piante deboli o danneggiate.
- Bruciatura o triturazione del materiale infestato per distruggere le larve.
- Trappole a feromoni per il monitoraggio.
- In ambito forestale, i trattamenti insetticidi sono limitati e vanno eseguiti con attenzione, solo in casi critici.
Ruolo ecologico
Il Pissodes castaneus può anche comportarsi da insetto secondario, colonizzando piante già danneggiate da siccità, incendi o altri parassiti. La sua presenza può essere indice di uno squilibrio ambientale o di un rimboschimento mal pianificato.