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  • Tettigonia viridissima: la grande tettigonia – Cacciatrice verde dei prati

    Identità della tettigonia

    Tettigonia viridissima, nota come grande tettigonia verde, è uno degli ortotteri più affascinanti e facilmente riconoscibili in Italia. Appartiene alla famiglia Tettigoniidae, la stessa dei “grilli dalle lunghe antenne”. È una predatrice attiva, utile al controllo biologico di altri insetti.

    Aspetto e caratteristiche

    Questo insetto può raggiungere i 40–45 mm di lunghezza, con un corpo slanciato completamente verde e due lunghe ali che superano l’addome. Le antenne sottili sono più lunghe del corpo, e la femmina si distingue per un evidente ovopositore ricurvo.

    Habitat e distribuzione

    T. viridissima è diffusa in tutta Italia, dalle coste fino a 1.500 metri di altitudine. Predilige prati, siepi, margini di boschi, campi coltivati e giardini naturali. Ama la vegetazione alta e ricca, dove può cacciare e nascondersi.

    Ciclo vitale

    Ha un ciclo annuale: le uova vengono deposte in autunno in fessure del suolo o nella vegetazione. Le ninfe compaiono in primavera e attraversano 6-7 stadi di sviluppo. Gli adulti compaiono da luglio a settembre.

    Comportamento e canto

    Sebbene simile ai grilli per canto e forma, la tettigonia è più strettamente imparentata con le cavallette. I maschi cantano sfregando le ali, producendo un suono acuto e continuo, udibile anche da diversi metri di distanza.

    Alimentazione: una predatrice verde

    A differenza della maggior parte degli ortotteri erbivori, T. viridissima è prevalentemente carnivora. Si nutre di:

    • Bruchi e larve
    • Afidi e coleotteri
    • Piccoli ortotteri e insetti mollicuti

    È quindi un formidabile alleato nel controllo naturale di parassiti in orti, frutteti e ambienti naturali.

    Utilità per i manutentori del verde

    Favorire la presenza della tettigonia è utile:

    • In orti e frutteti a basso impatto, come predatrice di fitofagi
    • Nei prati stabili e nelle siepi lasciate fiorire
    • Come indicatore di biodiversità e qualità ambientale

    Per favorirla è sufficiente evitare tagli eccessivi, pesticidi e mantenere una copertura vegetale ricca e varia.

    Curiosità

    • Nonostante le dimensioni, è innocua per l’uomo. Può mordere solo se manipolata malamente.
    • La sua vista e udito sono estremamente sviluppati.
    • Vola con abilità, ma preferisce saltare tra la vegetazione.

    Conclusione

    Tettigonia viridissima è un’icona del mondo degli ortotteri italiani. Con il suo aspetto elegante e la dieta predatoria, rappresenta un modello perfetto di insetto utile da conoscere, proteggere e valorizzare nel verde urbano, agricolo e naturale.


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  • Calliptamus italicus: la cavalletta italiana – Ciclo, impatto e gestione

    Chi è Calliptamus italicus

    Calliptamus italicus, nota come cavalletta italiana, è uno degli Ortotteri più comuni e riconoscibili nelle aree aride e coltivate della penisola. Appartenente alla famiglia Acrididae, è una specie termofila che può diventare localmente molto abbondante, soprattutto in estate.

    Aspetto e identificazione

    Questa cavalletta si distingue per il corpo marrone o grigiastro, con ali posteriori roseo-trasparenti visibili durante il volo. Le dimensioni variano da 15 a 30 mm. Gli adulti sono visibili da giugno a settembre, mentre le ninfe si osservano dalla primavera.

    Habitat e diffusione

    Predilige ambienti aperti, asciutti e soleggiati: colline, campi incolti, vigne, prati aridi e bordi stradali. È particolarmente abbondante nelle zone steppiche, ma può espandersi anche in coltivi abbandonati o a bassa gestione.

    Ciclo biologico

    Calliptamus italicus è univoltina: sverna allo stadio di uovo, deposto in ooteche nel terreno a fine estate. In primavera nascono le ninfe, che attraversano 5-6 stadi prima di diventare adulte. Il picco di presenza si ha tra luglio e agosto.

    Danni e impatti

    In condizioni favorevoli (estate calda, suolo asciutto, mancanza di predatori), può dare origine a scoppi demografici e provocare danni:

    • Defogliazione di colture erbacee (cereali, ortaggi, foraggi).
    • Rosicchiamento di giovani piante legnose in vivaio.
    • Stress su erba medica e piante aromatiche.

    In agricoltura estensiva e zone marginali, può compromettere la resa se le popolazioni sono molto elevate.

    Controllo e gestione ecologica

    La gestione può includere:

    • Lavorazioni superficiali del terreno in autunno, per distruggere le ooteche.
    • Rotazioni colturali e mantenimento di vegetazione coprente.
    • Favorire predatori naturali come uccelli insettivori, rettili, ricci e carabidi.

    L’uso di insetticidi è da limitare, riservandolo a casi di emergenza e preferibilmente con interventi localizzati e selettivi.

    Ruolo ecologico e bilancio

    Nonostante i possibili danni, C. italicus ha anche un ruolo ecologico importante: è una fonte alimentare per numerosi animali e parte del mosaico entomologico che caratterizza gli ambienti mediterranei.

    Curiosità

    • In alcune regioni italiane è localmente chiamata “volatora rosa” per le ali colorate.
    • Le femmine possono deporre fino a 20-30 uova per ooteca, e fino a 4 ooteche nella vita.

    Conclusione

    Calliptamus italicus è un ortottero da monitorare, soprattutto in contesti agricoli sensibili. Con una buona gestione del suolo e dell’ambiente, è possibile convivere con questa specie riducendo al minimo gli impatti negativi e valorizzandone il ruolo nell’ecosistema.


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  • Gryllidae: i veri grilli – Vita notturna, comportamento e utilità ecologica

    Introduzione ai Gryllidi

    I Gryllidae, o grilli veri, sono un gruppo di Ortotteri molto noti per il loro canto notturno. Diffusi in tutta Italia, sono presenti in ambienti umidi, prati, giardini, orti, boschi e anche vicino alle abitazioni. Questi insetti sono più attivi durante la notte e vivono principalmente nascosti tra la vegetazione o sotto terra.

    Aspetto e caratteristiche distintive

    I grilli si riconoscono per il corpo tozzo, di colore scuro (dal bruno al nero), le antenne molto lunghe e le ali ripiegate sul dorso. Le zampe posteriori sono fortemente sviluppate per il salto. Le specie più comuni in Italia includono:

    • Gryllus campestris (grillo campestre)
    • Acheta domesticus (grillo domestico)
    • Gryllus bimaculatus

    Ciclo biologico e comportamento

    Il ciclo vitale dei Gryllidi comprende uovo, ninfa e adulto. Le uova vengono deposte nel terreno e schiudono dopo alcune settimane. Le ninfe somigliano agli adulti ma senza ali. La maturazione richiede da uno a tre mesi a seconda della specie. I grilli sono principalmente notturni, trascorrono il giorno nascosti e emergono di sera per nutrirsi e cantare.

    Il canto del grillo

    Solo i maschi cantano, sfregando le ali anteriori in un processo chiamato stridulazione. Il suono varia da specie a specie e serve per attirare le femmine o segnalare la presenza ad altri maschi. Il canto è continuo nelle serate calde e umide, ed è un segnale utile per il riconoscimento in campo.

    Alimentazione e ruolo nel verde

    I grilli sono onnivori opportunisti. Si nutrono di vegetali (foglie, radici, frutti caduti), insetti morti, funghi e materiale organico. Questo li rende importanti decompositori nei prati e nei giardini, contribuendo al riciclo della materia e alla salute del suolo.

    Utilità ecologica e interazioni

    Oltre a riciclare sostanza organica, i grilli sono una fonte alimentare essenziale per molti predatori: uccelli, ricci, anfibi, rettili e piccoli carnivori. Nei contesti agricoli e urbani, la loro presenza è segnale di ecosistema funzionante e buona qualità ambientale.

    Gestione e convivenza

    I grilli raramente causano danni alle colture, ma in caso di popolazioni molto elevate nei vivai o nelle serre, si possono usare barriere fisiche o trappole luminose. In contesti domestici, è meglio evitare l’uso di insetticidi e favorire l’equilibrio naturale.

    Curiosità

    • Il grillo domestico (Acheta domesticus) è usato anche come alimento per animali esotici e, più recentemente, per il consumo umano, grazie al suo alto contenuto proteico.
    • Alcune culture vedono il canto del grillo come simbolo di fortuna e armonia naturale.

    Conclusione

    I Gryllidi sono molto più che semplici cantori notturni: sono indicatori ecologici, spazzini naturali e preziosi anelli della catena trofica. Imparare a riconoscerli e proteggerli aiuta a mantenere un verde più sano e vivo.


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  • Occhi Composti e Ocelli nei Tisanotteri: Funzioni Visive e Differenze tra le Specie


    Introduzione
    Gli occhi dei tisanotteri sono strumenti fondamentali per la loro percezione ambientale. Nonostante le dimensioni ridotte, questi insetti possiedono occhi composti altamente specializzati e, in alcune specie, anche ocelli. Analizzare queste strutture permette di capire meglio il loro comportamento e il ruolo ecologico.


    Occhi composti: struttura e caratteristiche
    I tisanotteri possiedono due occhi composti laterali, formati da numerosi ommatidi, che variano in numero a seconda della specie.
    Le principali caratteristiche sono:

    • Forma reniforme o ovale
    • Colorazione scura o riflessi metallici
    • Posizione laterale sul capo

    In alcune specie si notano setole oculari, utili per la determinazione tassonomica.


    Funzione degli occhi composti
    Gli occhi servono per:

    • Individuare la luce e l’ombra, fondamentali per orientarsi
    • Riconoscere i fiori o le prede
    • Facilitare la fuga rapida in caso di minaccia

    Tuttavia, la vista dei tisanotteri è limitata rispetto ad altri insetti volatori; per questo si affidano anche ad altri sensi.


    Ocelli: cosa sono e quando compaiono
    Gli ocelli sono semplici occhi aggiuntivi, posizionati sul vertice del capo, tra gli occhi composti. Non tutte le specie li possiedono:

    • Presenti solo negli adulti alati di alcune famiglie (es. Thripidae)
    • Assenti negli stadi giovanili e in molti adulti atteri

    Gli ocelli sono tre, disposti a triangolo, e servono principalmente per la percezione della luce e il mantenimento dell’orientamento in volo.


    Differenze utili per l’identificazione
    L’assenza o presenza degli ocelli, il loro numero e posizione, sono spesso utilizzati nelle chiavi entomologiche per distinguere:

    • Specie alate da quelle attere
    • Maschi da femmine in alcuni generi
    • Specie affini all’interno della stessa famiglia

    Osservare queste strutture al binoculare può fornire indizi rapidi durante un monitoraggio.


    Implicazioni pratiche per il verde urbano e ornamentale
    Sapere se un tisanottero possiede ocelli può indicare se è in fase dispersiva (adulto alato) o stanziale. Questo è utile per:

    • Prevedere la dispersione su nuove piante
    • Capire se una popolazione è matura o composta solo da giovani
    • Valutare il rischio di diffusione di fitofagi

    Conclusione
    Occhi composti e ocelli sono strutture fondamentali nel capo dei tisanotteri. Analizzarle può fornire preziose informazioni sull’identità, il comportamento e il potenziale impatto di questi insetti nel contesto del verde urbano, agricolo o naturale.


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  • Apparato Boccale dei Tisanotteri: Com’è Fatto e Perché è Importante per le Piante


    Introduzione
    L’apparato boccale dei tisanotteri è uno degli aspetti più caratteristici e funzionali di questi insetti. Appartiene al tipo “pungente-succhiante” ed è adattato sia all’alimentazione su tessuti vegetali che, in alcune specie, all’assunzione di liquidi da fiori o da prede. Comprendere com’è fatto e come funziona aiuta a distinguere specie dannose da quelle utili.


    Struttura dell’apparato boccale
    L’apparato boccale dei tisanotteri si trova in posizione asimmetrica, una rarità nel mondo degli insetti. È composto da:

    • Un cono boccale formato da labbro e mandibole modificate
    • Stiletti: una mandibola sinistra (l’unica sviluppata) e due mascelle affilate
    • Canale alimentare per succhiare i liquidi

    Il cono si proietta in avanti quando l’insetto si alimenta, penetrando nei tessuti vegetali o animali.


    Funzione e modalità di alimentazione
    I tisanotteri usano lo stile di alimentazione pungente-succhiante per:

    • Assorbire linfa da foglie, fiori, germogli
    • Svuotare cellule vegetali, causando macchie argentate o necrotiche
    • In alcune specie predatorie, succhiare il contenuto di uova o piccoli insetti

    Il danno causato alle piante dipende dalla specie: alcuni, come Thrips tabaci, possono trasmettere virus fitopatogeni.


    Specie floricole vs fitofaghe

    • Le specie floricole utilizzano l’apparato boccale per nutrirsi di polline o nettare, causando minimi danni ai fiori
    • Le specie fitofaghe lo usano per penetrare i tessuti giovani, compromettendo lo sviluppo vegetale

    Nei contesti urbani e ornamentali, questa distinzione è importante per pianificare eventuali trattamenti.


    Rilevanza per i manutentori del verde
    Conoscere l’anatomia dell’apparato boccale permette di:

    • Capire il tipo di danno che una popolazione di tisanotteri può provocare
    • Evitare trattamenti inutili contro specie floricole o predatrici
    • Individuare precocemente i segni dell’alimentazione fitofaga

    La comparsa di piccole aree argentate o deformazioni fogliari può indicare la presenza di specie dannose in fase attiva.


    Conclusione
    L’apparato boccale dei tisanotteri, sebbene minuscolo, è una chiave interpretativa potente per capire il loro impatto sulle piante. Osservare il tipo di danno e conoscere le modalità di alimentazione aiuta a distinguere rapidamente tra specie innocue e specie che richiedono attenzione gestionale.


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  • Antenne dei Tisanotteri: Struttura, Funzioni e Utilità nel Riconoscimento delle Specie


    Introduzione
    Le antenne dei tisanotteri sono tra le strutture sensoriali più importanti di questi minuscoli insetti. Nonostante le loro dimensioni ridotte, le antenne forniscono informazioni fondamentali per l’interazione con l’ambiente. Questo articolo analizza in dettaglio forma, segmentazione e utilizzo pratico delle antenne nei tisanotteri, con uno sguardo utile per manutentori del verde e appassionati di entomologia applicata.


    Struttura e segmentazione
    Le antenne dei tisanotteri sono filiformi, solitamente composte da 6 a 9 segmenti, chiamati antennomeri. Questi si dividono in tre regioni principali:

    • Scapo (basale)
    • Pedicello
    • Flagello, formato dai segmenti terminali

    La forma e il numero degli antennomeri sono caratteristiche chiave per la determinazione delle specie, spesso visibili anche con una semplice lente da campo.


    Funzione sensoriale
    Le antenne svolgono molteplici funzioni:

    • Olfattiva: riconoscimento di odori provenienti da fiori, tessuti vegetali, feromoni
    • Tattile: esplorazione dell’ambiente circostante
    • Chemorecettiva: rilevamento di sostanze chimiche emesse da piante o altri individui

    Grazie a speciali peli sensoriali (sensilli), i tisanotteri riescono a percepire minime variazioni nell’ambiente.


    Differenze tra famiglie
    Il numero e la forma dei segmenti antennali variano tra i diversi gruppi. Ad esempio:

    • Nei Thripidae, le antenne sono spesso composte da 7 o 8 segmenti, con anelli scuri utili all’identificazione
    • Nei Phlaeothripidae, il flagello è generalmente più lungo e uniforme

    Queste differenze sono utilizzate nei lavori di monitoraggio e nelle chiavi dicotomiche di campo.


    Utilità pratica per i manutentori del verde
    Per chi lavora nel verde, osservare le antenne può aiutare a:

    • Capire se si tratta di specie floricole (impollinatori) o fitofaghe (dannose per le piante)
    • Valutare la necessità di interventi mirati
    • Identificare le specie con comportamenti stabili su particolari colture o ornamentali

    Nei fiori infestati, un’osservazione rapida al binoculare può rivelare la presenza di antenne corte e robuste nei fitofagi, o lunghe e fini nei predatori o impollinatori.


    Conclusione
    Le antenne, piccole ma strategiche, sono fondamentali per la vita quotidiana dei tisanotteri. Conoscerle a fondo consente di migliorare la gestione integrata del verde e contribuire alla conservazione degli insetti utili, evitando interventi dannosi per l’ecosistema locale.


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  • L’Apparato Digerente dei Tisanotteri: Adattamenti Addominali alla Dieta


    Introduzione
    L’addome dei tisanotteri ospita gli organi fondamentali per la digestione e l’assimilazione dei nutrienti. In questo articolo analizziamo come l’anatomia interna dell’addome vari a seconda della dieta—fitofaga, micofaga o predatoria—e quali implicazioni comporta per la gestione di questi insetti nel verde urbano e agricolo.


    Struttura generale dell’apparato digerente
    Il sistema digerente dei tisanotteri si articola in:

    • Intestino anteriore (stomodeo)
    • Intestino medio (mesentero)
    • Intestino posteriore (proctodeo)

    L’intestino medio, localizzato nella porzione anteriore dell’addome, è il sito principale di digestione ed è ben sviluppato nei tisanotteri adulti e neanidi.


    Specializzazione nei tisanotteri fitofagi
    Nelle specie fitofaghe (es. Frankliniella occidentalis), l’apparato digerente è adattato per trattare succhi vegetali. Il mesentero è relativamente semplice, ma efficiente nell’assimilare zuccheri e composti solubili.

    La saliva, secreta nella fase orale, contiene enzimi litici che iniziano la predigestione extracorporea, un processo supportato dall’attività digestiva interna.


    Adattamenti nei tisanotteri micofagi
    In specie come Hoplothrips o Psilothrips, che si nutrono di spore e miceli fungini, l’apparato digerente mostra specializzazioni nel mesentero, con enzimi capaci di degradare pareti cellulari fungine.

    In queste specie l’addome può essere più largo e globoso, per ospitare un intestino più sviluppato e ricco di villi assorbenti.


    Struttura nei tisanotteri predatori
    I tisanotteri predatori, come Aeolothrips, possiedono un intestino capace di assimilare proteine animali. Il loro mesentero è dotato di cellule enzimatiche più attive, e il proctodeo risulta spesso più corto, perché la parte solida della preda viene minimizzata durante la suzione.

    Inoltre, alcune specie mostrano sacculi digestivi secondari, piccoli rigonfiamenti nell’intestino utili per prolungare la digestione di molecole complesse.


    Funzione escretoria e ghiandole Malpighiane
    Nell’addome sono presenti ghiandole Malpighiane, che filtrano i prodotti di rifiuto dal fluido emolinfatico e li riversano nell’intestino posteriore. Il numero e la disposizione di queste ghiandole variano leggermente tra le famiglie.

    Nelle specie che vivono in ambienti aridi, le ghiandole sono particolarmente efficienti per limitare la perdita d’acqua.


    Effetti della dieta sull’aspetto addominale
    Il contenuto dell’apparato digerente può influenzare il colore dell’addome:

    • Chiaro o verdastro nei fitofagi
    • Marrone o scuro nei micofagi
    • Giallastro o rosso nei predatori

    Questo dettaglio può essere utile per una rapida identificazione sul campo.


    Conclusione
    L’addome dei tisanotteri è un centro di trasformazione alimentare straordinariamente versatile. La morfologia interna dell’apparato digerente riflette la dieta e lo stile di vita della specie. Riconoscere questi dettagli può aiutare giardinieri e operatori del verde a identificare specie dannose e a valutare il loro potenziale impatto sulle piante.


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  • Funzioni dell’Addome nei Tisanotteri: Comunicazione e Difesa Chimica


    Introduzione
    Nei tisanotteri, l’addome non è solo un segmento terminale del corpo: riveste un ruolo fondamentale in molte funzioni vitali come la comunicazione tra individui e la difesa contro predatori e competitori. Questo articolo approfondisce i meccanismi chimici e comportamentali legati all’addome nei principali gruppi di tisanotteri.


    Addome come organo di comunicazione
    Molte specie di tisanotteri utilizzano l’addome per comunicare tra loro, in particolare durante:

    • Il corteggiamento
    • La difesa del territorio
    • La socialità (in specie gregarie)

    Alcuni Thripidae producono feromoni sessuali attraverso ghiandole addominali, percepiti dai maschi tramite antenne e palpi. Anche nei Phlaeothripidae sono noti segnali chimici di allarme, rilasciati quando l’insetto è disturbato.


    Difesa chimica: secrezioni cerose e repellenti
    Nei Phlaeothripidae, l’addome può presentare ghiandole ceripare capaci di secernere sostanze cerose e composti volatili.
    Questi composti hanno funzione:

    • Repellente contro predatori come acari e formiche
    • Lubrificante per facilitare il movimento tra substrati secchi
    • Protettiva contro la disidratazione

    Nei Thripidae, la difesa chimica è meno marcata, ma alcune specie rilasciano piccole quantità di sostanze urticanti o oleose per respingere predatori.


    Movimenti addominali e minaccia comportamentale
    L’addome dei tisanotteri è estremamente mobile. Alcune specie lo sollevano in modo minaccioso (simile a uno “scorpione”) quando si sentono minacciate. Questo comportamento, chiamato thanatosi attiva, è particolarmente visibile nei Phlaeothripidae predatori.

    In certe situazioni, l’addome viene anche usato per:

    • Sferrare piccoli colpi
    • Rilasciare composti volatili difensivi
    • Allertare individui vicini di un pericolo imminente

    Segnalazione olfattiva nei gruppi gregarî
    Alcuni tisanotteri gregarî, come Gynaikothrips ficorum, usano segnali chimici rilasciati dall’addome per marcare i siti di aggregazione. Questi segnali:

    • Favoriscono la formazione di colonie
    • Attirano conspecifici
    • Possono dissuadere altre specie dal competere per lo stesso spazio

    Questa forma di comunicazione olfattiva è una strategia di sopravvivenza particolarmente raffinata nei contesti urbani e in piante ornamentali.


    Ruolo nella dispersione e nella colonizzazione
    Durante la dispersione, l’addome regola la postura in volo e può facilitare l’adesione a superfici grazie alla presenza di microstrutture adesive. Inoltre, alcune ghiandole possono secernere sostanze che migliorano l’ancoraggio iniziale su nuove piante ospiti.


    Conclusione
    L’addome dei tisanotteri è un centro nevralgico per la difesa, la comunicazione e la sopravvivenza dell’individuo. Comprendere queste funzioni è fondamentale per chi opera nel verde e deve distinguere tra specie potenzialmente dannose e insetti utili o neutri. Un’osservazione mirata dell’addome offre indizi preziosi sulla biologia del tisanottero osservato.


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  • Confronto dell’Addome nei Tisanotteri: Differenze tra Famiglie Phlaeothripidae e Thripidae


    Introduzione
    L’addome dei tisanotteri mostra variazioni significative tra le diverse famiglie, riflettendo adattamenti ecologici e comportamentali. In particolare, le famiglie Phlaeothripidae e Thripidae presentano differenze strutturali che facilitano il riconoscimento e la gestione in campo. Questo articolo analizza le principali caratteristiche addominali distintive tra questi due gruppi.


    Struttura generale dell’addome nei tisanotteri
    L’addome dei tisanotteri è composto da 10-11 segmenti visibili, flessibile e spesso allungato, con funzione locomotoria, riproduttiva e sensoriale. Le sue caratteristiche variano sensibilmente in base alla famiglia di appartenenza.


    Addome dei Thripidae: adattamenti alla fitofagia
    I Thripidae sono per lo più fitofagi, ovvero si nutrono di tessuti vegetali.

    • L’addome è relativamente snello e spesso presenta macchie pigmentate.
    • Le femmine possiedono un ovopositore seghettato, rivolto verso il basso, adatto a incidere i tessuti vegetali per deporre le uova all’interno.
    • Le appendici terminali sono poco sviluppate, mentre gli stigmi tracheali sono ben visibili a livello addominale.

    Tra le specie più note di questa famiglia citiamo Frankliniella occidentalis e Thrips tabaci.


    Addome dei Phlaeothripidae: forme robuste e stili evidenti
    I Phlaeothripidae comprendono micofagi (nutriti di spore e funghi) e predatori.

    • L’addome è più spesso, spesso scuro o opaco.
    • Le femmine non possiedono ovopositore esterno, ma depongono uova in superficie o in microcavità.
    • Caratteristica distintiva: appendici terminali dette stili, presenti sia nei maschi che nelle femmine, molto evidenti.
    • Gli ultimi segmenti addominali sono più sclerificati (induriti), adattati a vivere tra substrati più ruvidi e secchi come legno, cortecce o lettiere fogliari.

    Specie tipiche: Haplothrips tritici, Gynaikothrips ficorum.


    Differenze funzionali tra le famiglie
    L’anatomia addominale riflette anche il comportamento:

    • I Thripidae usano l’addome per scavare nei tessuti vegetali e sfuggire rapidamente ai predatori.
    • I Phlaeothripidae usano l’addome per aderire ai substrati e per rilasciare secrezioni difensive.
      In molte specie di Phlaeothripidae l’addome è dotato di ghiandole ceripare, assenti nei Thripidae.

    Riconoscimento sul campo
    Per i manutentori del verde è utile osservare questi dettagli con una lente 20x:

    • Presenza o assenza dell’ovopositore.
    • Presenza di stili addominali.
    • Colore e spessore dell’addome.
      Questo consente interventi mirati, ad esempio distinguendo un predatore utile da un fitofago dannoso.

    Conclusione
    Le differenze morfologiche dell’addome tra Phlaeothripidae e Thripidae rappresentano strumenti fondamentali per l’identificazione degli individui e per la gestione biologica nel verde ornamentale, agricolo e urbano. Un’osservazione attenta dell’addome può fare la differenza nella lotta integrata e nel controllo ecocompatibile dei tisanotteri.


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  • Addome dei Tisanotteri Immaturi: Struttura, Sviluppo e Ruolo nella Metamorfosi


    Introduzione
    L’addome dei tisanotteri nelle fasi giovanili (neanidi e ninfe) riveste un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’insetto. Pur essendo simile a quello dell’adulto, presenta caratteristiche uniche legate alla crescita, alla traspirazione e al comportamento. In questo articolo esploriamo la morfologia addominale degli stadi preimmaginali, utile per il riconoscimento e la gestione di infestazioni.


    Morfologia addominale nelle neanidi
    Le neanidi, primo stadio giovanile dopo la schiusa, presentano un addome a forma allungata e segmentata, spesso più morbido e privo di pigmentazione.

    • Il numero dei segmenti visibili varia tra 9 e 11.
    • I tubercoli sensoriali addominali sono già presenti, utili per il movimento e l’esplorazione dell’ambiente.

    L’assenza di ali permette una chiara osservazione dell’addome nei monitoraggi con lente o stereomicroscopio.


    Ghiandole addominali e secrezioni cerose
    Alcuni tisanotteri giovanili possiedono ghiandole ceripare sull’addome, che secernono sostanze cerose utili per la protezione contro la disidratazione e i predatori.
    Queste ghiandole sono più comuni nelle famiglie Phlaeothripidae e Aeolothripidae.

    Le secrezioni cerose possono formare piccoli fiocchi bianchi attorno all’addome, visibili a occhio nudo in presenza di infestazioni.


    Funzione locomotoria
    Il corpo flessibile dell’addome, assieme alle corte zampe toraciche, consente alle neanidi di strisciare agilmente tra le nervature fogliari, le brattee fiorali o sotto le squame vegetali.
    Il movimento è potenziato da muscolatura segmentata e dalla leggerezza del corpo, privo di cuticola indurita.


    Ruolo dell’addome nella crescita
    Durante lo sviluppo, l’addome cambia proporzioni e struttura:

    • Le ninfe avanzate (secondo stadio) iniziano a mostrare abbozzi alari a livello toracico, ma l’addome si ispessisce in previsione della metamorfosi.
    • L’addome può diventare pigmentato in prossimità della maturità, segnale utile per valutare lo stadio dell’insetto durante controlli fitosanitari.

    Stili e appendici terminali nei giovani
    Anche nelle forme immature sono visibili le appendici addominali, dette stili, particolarmente utili nei maschi per il riconoscimento precoce del sesso.
    I cerci sono generalmente rudimentali o assenti.


    Respirazione nelle forme immature
    Gli stigmi tracheali sull’addome sono spesso poco sviluppati o assenti nei primi stadi. Questo rende le neanidi più sensibili all’umidità ambientale, spiegando perché si concentrano in microambienti protetti e umidi, come le corolle dei fiori.


    Identificazione degli stadi giovanili
    Nei programmi di monitoraggio del verde urbano o agricolo, riconoscere le forme immature è fondamentale per agire prima che la popolazione adulta si stabilizzi.
    L’analisi dell’addome consente di distinguere tra specie dannose (come Frankliniella occidentalis) e specie neutre o utili.


    Conclusione
    L’addome dei tisanotteri nelle fasi giovanili non è solo un tratto morfologico, ma un indicatore prezioso per comprendere lo sviluppo, il comportamento e l’adattabilità dell’insetto.
    Osservarne struttura e modificazioni permette interventi tempestivi nella manutenzione del verde e una gestione più mirata delle popolazioni.


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