458SOCOM.ORG entomologia a 360°



  • Introduzione

    Gli insetti non vedono, ascoltano o annusano come noi. La loro percezione del mondo è il frutto di milioni di anni di adattamenti evolutivi, che hanno prodotto strutture sensoriali incredibilmente specializzate. In questo articolo esploriamo i principali sensi degli insetti, dalle antenne che “annusano” le molecole volatili ai peli sensoriali che percepiscono le vibrazioni del suolo.


    Visione: occhi composti e sensibilità alla luce

    Gli occhi composti degli insetti sono costituiti da unità chiamate ommatidi, ciascuna delle quali rileva una porzione del campo visivo. Questo sistema offre un’ampia visione panoramica e un’eccellente percezione del movimento, anche se con una risoluzione inferiore rispetto agli occhi umani.

    Molti insetti, come api e farfalle, vedono nello spettro ultravioletto, permettendo loro di individuare pattern invisibili ai nostri occhi sui petali dei fiori. Altri, come le zanzare, riescono a distinguere differenze termiche e colori legati alla CO₂, fondamentali per trovare le prede.


    Olfatto e gusto: una questione di antenne

    Le antenne degli insetti sono veri e propri laboratori chimici in miniatura. Ricoperte da recettori olfattivi, permettono di rilevare feromoni, odori delle piante, segnali di pericolo o presenza di conspecifici. Le zanzare, ad esempio, percepiscono tracce di anidride carbonica e acido lattico nell’aria per localizzare gli esseri umani.

    Il gusto è invece mediato da strutture chiamate sensilli gustativi, che si trovano non solo sulla bocca, ma anche sulle zampe e sulle antenne. Questo consente a molti insetti di “assaggiare” una foglia semplicemente camminandoci sopra.


    Udito e vibrazioni: sensori invisibili

    Sebbene privi di orecchie come le nostre, molti insetti possiedono organi timpanici in grado di captare suoni ad alta frequenza. Le cavallette, ad esempio, hanno questi organi sulle zampe anteriori. Le falene notturne riescono a “sentire” i pipistrelli e deviare il volo per sfuggire ai predatori.

    Altri insetti, come le formiche o i coleotteri del suolo, percepiscono vibrazioni trasmesse attraverso il terreno o la pianta grazie a peli sensoriali e strutture interne come l’organo di Johnston.


    Sensibilità tattile e termica

    Peli sensibili al tatto, distribuiti su tutto il corpo, permettono agli insetti di rilevare la presenza di ostacoli, predatori o altri individui. In alcuni casi, come nei bruchi, i peli sono anche collegati a meccanismi di difesa o rilascio di sostanze urticanti.

    Gli insetti sono anche sensibili alla temperatura e all’umidità. Alcuni, come i coleotteri tropicali, possiedono termorecettori sofisticati per regolare la propria attività in base al microclima.


    Conclusione

    Il mondo degli insetti è dominato da segnali che spesso sfuggono alla nostra percezione. Comprendere come vedono, odorano, ascoltano e toccano è fondamentale non solo per l’entomologia teorica, ma anche per applicazioni pratiche in agricoltura, controllo dei parassiti e progettazione di sensori bio-ispirati. L’entomologo moderno non può prescindere dallo studio dei sensi per comprendere il comportamento e l’ecologia degli insetti.


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  • Gli insetti utilizzano i segnali acustici come uno dei principali mezzi di comunicazione per interagire tra loro. Questi suoni, spesso impercettibili all’orecchio umano, hanno molteplici funzioni fondamentali nel loro ciclo di vita.

    Come producono i suoni gli insetti?

    La produzione di segnali acustici avviene attraverso diversi meccanismi, tra cui:

    • Stridulazione: sfregamento di parti del corpo come ali o zampe (tipico delle cavallette e dei grilli).
    • Vibrazione: movimenti vibratori trasmessi al substrato, percepiti da altri insetti come segnali (molti insetti fitofagi usano questa modalità).
    • Timbrare: battito rapido delle ali o di altre strutture (alcune specie di vespe o api).

    Funzioni principali dei segnali acustici

    • Attrazione sessuale: i maschi emettono suoni per attirare le femmine della stessa specie, come nei grilli o nelle cicale.
    • Territorialità: segnali per difendere il territorio da altri maschi o competitori.
    • Allarme: suoni che avvertono altri individui di un pericolo imminente.
    • Coordinamento sociale: nelle specie sociali, come le api, i suoni aiutano a coordinare attività collettive.

    Importanza ecologica e applicazioni pratiche

    • Monitoraggio biologico: i suoni degli insetti possono essere usati per identificare specie presenti in un’area senza catturarle.
    • Controllo biologico: comprendere i segnali acustici può aiutare a sviluppare trappole o metodi di controllo a basso impatto ambientale.
    • Studio del comportamento: i segnali acustici sono fondamentali per la ricerca etologica e per comprendere le dinamiche di popolazione.

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  • L’introduzione di insetti alieni può modificare profondamente le reti trofiche, ovvero le catene alimentari di un ecosistema. Le conseguenze principali sono:

    • Sostituzione di specie autoctone: le nuove specie possono competere o sostituire insetti locali che svolgevano funzioni chiave.
    • Modifica dei predatori: cambiamenti nella disponibilità di prede influenzano la presenza e la popolazione di predatori locali.
    • Alterazione dei cicli nutrienti: l’attività degli insetti invasivi può modificare il ciclo di decomposizione e il riciclo di sostanze organiche.
    • Effetti a cascata: le modifiche alle reti trofiche possono propagarsi lungo tutta la catena alimentare, influenzando anche piante e animali più grandi.

    Comprendere queste dinamiche è fondamentale per pianificare azioni di gestione e conservazione efficaci.


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  • Introduzione: orticoltura e insetti fitofagi

    Le colture orticole in pieno campo e in serra sono spesso minacciate da insetti dannosi difficili da gestire con i soli trattamenti chimici. L’utilizzo dei feromoni sessuali permette un controllo selettivo e sostenibile, specialmente in ambienti protetti.

    Principali insetti target nelle orticole

    • Tuta absoluta (minatrice del pomodoro): uno dei principali fitofagi in serra.
    • Helicoverpa armigera: colpisce pomodoro, peperone e melanzana.
    • Spodoptera spp. e Agrotis spp. su lattughe, zucchine e altre cucurbitacee.
    • Plusia (Chrysodeixis chalcites) su piante a foglia larga.

    Tecniche feromoniche efficaci per l’orticoltura

    1. Trappole a feromone per il monitoraggio

    • Fondamentali per individuare i voli degli adulti.
    • Permettono di evitare trattamenti superflui.
    • Utilizzabili anche in serra, dove l’ambiente è controllato.

    2. Cattura massale con trappole luminose + feromoni

    • Particolarmente indicata in orticoltura biologica.
    • Riduce la popolazione dei maschi adulti.
    • Abbinabile a interventi di lotta microbiologica.

    3. Confusione sessuale in serra

    • Impedisce l’accoppiamento in spazi chiusi.
    • Richiede un buon isolamento della serra per massimizzare l’efficacia.

    Benefici per il produttore orticolo

    • Minore utilizzo di fitofarmaci.
    • Meno residui nei prodotti ortofrutticoli.
    • Miglior conservazione post-raccolta.
    • Rilevanza commerciale nelle filiere a residuo zero.

    Conclusione

    I feromoni sessuali rappresentano una frontiera ecologica per la protezione delle colture orticole, sia in campo aperto che in serra. Nel prossimo articolo ci concentreremo sull’uso dei feromoni per il controllo della processionaria del pino nei contesti urbani e forestali.


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  • Quando una specie aliena si insedia in un nuovo ambiente, spesso non incontra predatori naturali in grado di contenerla. Questo può causare:

    • Sovrappopolazione: l’insetto prolifera rapidamente, danneggiando piante, colture o ecosistemi naturali.
    • Sbilanciamento ecologico: le specie autoctone possono soccombere alla competizione, modificando drasticamente la biodiversità locale.
    • Maggiore uso di fitofarmaci: per contenere la specie invasiva, spesso si ricorre a trattamenti chimici intensivi, con conseguenze ambientali.
    • Costi economici elevati: agricoltura, silvicoltura e manutenzione del verde urbano possono subire danni ingenti.

    Per riequilibrare il sistema è importante investire nella ricerca di antagonisti naturali e in strategie di gestione integrata a lungo termine.


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  • Introduzione ai Nogodinidae

    I Nogodinidae sono una famiglia di Rincoti Omotteri, parte della superfamiglia Fulgoroidea. Questi insetti sono ancora poco studiati in Europa, ma meritano attenzione per la loro mimetizzazione, il ruolo ecologico e le interazioni con le piante ospiti. Sono parenti stretti di Issidi e Tropiduchidi, ma si distinguono per alcune caratteristiche uniche.

    Aspetto e riconoscimento

    Gli adulti Nogodinidi sono generalmente piccoli, con ali anteriori larghe e semitrasparenti, spesso disegnate con pattern mimetici che li fanno somigliare a frammenti di corteccia o a foglie secche. Le ali a riposo formano un angolo a tetto, e l’intera struttura corporea appare compatta e leggermente appiattita.

    Le ninfe sono dotate di fili cerosi posteriori, utilizzati per dissuadere predatori e favorire la dispersione.

    Habitat e comportamento

    Questi insetti abitano principalmente ambienti boschivi e cespugliosi, ma possono essere rinvenuti anche in giardini poco trattati o in aree marginali con vegetazione arbustiva. Si stabiliscono sulla pagina inferiore delle foglie, dove risultano difficili da notare.

    Sono attivi dalla primavera all’autunno, e la loro attività è spesso notturna o nelle ore più fresche della giornata.

    Relazione con le piante

    I Nogodinidi si nutrono di linfa floematica, inserendo il rostro nei tessuti vegetali. La loro alimentazione è molto selettiva, e alcune specie si sviluppano solo su determinate piante ospiti. Tuttavia, a differenza di altri planthopper, raramente causano danni economici diretti.

    Alcune specie possono però produrre melata che favorisce la crescita di fumaggini nere, con conseguenze estetiche e indirette su piante ornamentali.

    Specie presenti in Europa

    Tra le poche specie osservate in Italia e in Europa troviamo:

    • Nogodina reticulata
    • Zoraida aurata (specie simile, a volte classificata tra i Nogodinidae o Issidae)

    Sono visibili solo con osservazioni attente, e la loro presenza è spesso indice di un ambiente naturale ben conservato.

    Importanza ecologica

    I Nogodinidi sono una componente preziosa della microfauna arborea. Contribuiscono alla rete trofica, nutrendo ragni, coccinelle, sirfidi e piccoli uccelli insettivori. Inoltre, la loro specializzazione li rende ottimi indicatori ecologici, ideali per monitorare la biodiversità.

    Considerazioni per il verde urbano

    Per i manutentori del verde, i Nogodinidae non rappresentano un pericolo. Al contrario, la loro presenza è positiva e segnala l’assenza di trattamenti chimici pesanti. Non è necessario alcun intervento se vengono rinvenuti. È consigliabile preservare la vegetazione naturale, evitare potature eccessive e ridurre l’uso di insetticidi non selettivi.

    Conclusione

    I Nogodinidae sono planthopper discreti ma affascinanti, ideali per approfondire la conoscenza entomologica oltre le specie dannose. La loro conservazione è parte integrante di una gestione ecologica e sostenibile del verde urbano e naturale.



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  • Introduzione ai Tropiduchidae

    I Tropiduchidae sono una famiglia di insetti appartenenti all’ordine dei Rincoti Omotteri, affini agli Issidi, Flatidi e Ricaniidi. Non sono molto noti al grande pubblico, ma svolgono un ruolo importante negli ecosistemi naturali e urbani, nutrendosi di linfa e interagendo con molte piante.

    Caratteristiche morfologiche

    Questi insetti hanno dimensioni generalmente piccole o medie, con un corpo compatto e ali anteriori spesso con un motivo a reticolo fine, tipico dei Fulgoroidei. Le ali a riposo si posizionano a tetto sopra il corpo. Alcune specie presentano colorazioni mimetiche, che le rendono difficili da individuare a occhio nudo.

    Habitat e distribuzione

    I Tropiduchidae sono diffusi a livello mondiale, con maggior presenza in zone tropicali e subtropicali, ma alcune specie abitano anche ambienti temperati europei e mediterranei. In Italia si trovano principalmente in:

    • boschi di latifoglie
    • macchia mediterranea
    • aree verdi urbane

    Si nutrono prevalentemente di linfa di arbusti e alberi, ma alcune specie sono specializzate su piante erbacee.

    Ciclo vitale e comportamento

    Come altri Fulgoroidei, hanno un ciclo completo con stadi di uovo, ninfa e adulto. Le ninfe sono spesso coperte da secrezioni cerose e hanno un comportamento mimetico per sfuggire ai predatori. Gli adulti sono più mobili e spesso si spostano con salti rapidi.

    La loro alimentazione è di tipo fitofago, ma generalmente non causano danni gravi alle piante ospiti, tranne rari casi in cui possono diventare numerosi.

    Ruolo ecologico

    I Tropiduchidae fanno parte della rete trofica come prede di predatori naturali quali insetti utili, ragni e uccelli. Inoltre, la loro presenza indica un ambiente equilibrato e una buona biodiversità vegetale.

    Sono anche coinvolti in interazioni complesse con altre specie di insetti e con funghi simbionti che abitano il loro apparato digerente.

    Importanza per la manutenzione del verde

    Per chi lavora nella gestione del verde urbano o in agricoltura biologica, riconoscere i Tropiduchidae è utile per evitare trattamenti chimici inutili e per valutare la qualità ecologica del luogo. Essi sono un indicatore di ambienti poco disturbati e contribuiscono a mantenere l’equilibrio naturale.

    Specie italiane degne di nota

    Tra le specie presenti in Italia ci sono:

    • Tropiduchus tripunctatus
    • Melanoliarus placitus

    Queste sono poco conosciute, ma osservabili in boschi e aree verdi durante la primavera e l’estate.

    Conclusioni

    I Tropiduchidae rappresentano una famiglia discreta ma importante per la biodiversità del verde urbano e naturale. Approfondire la loro conoscenza permette di valorizzare il ruolo degli insetti fitofagi non dannosi e di migliorare la gestione sostenibile degli spazi verdi.



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  • Gli Imenotteri Icneumonidi, appartenenti alla famiglia Ichneumonidae, sono tra i parassitoidi più efficaci del regno entomologico. Nonostante la loro presenza discreta, svolgono un ruolo cruciale nel contenimento naturale delle popolazioni di insetti fitofagi, rendendoli alleati silenziosi ma indispensabili per agricoltura, foreste e giardini.

    Chi sono gli Icneumonidi?

    Gli Icneumonidi sono imenotteri strettamente imparentati con le vespe, ma non aggressivi verso l’uomo. La loro straordinaria varietà (oltre 25.000 specie descritte, probabilmente molte di più non ancora note) li rende uno dei gruppi più numerosi di insetti parassitoidi.

    Caratteristiche principali:

    • Dimensioni: da 3 mm a oltre 4 cm
    • Colorazione: varia, spesso nera, gialla, arancio o bruna
    • Antenne: lunghe, con numerosi articoli
    • Ovipositore: spesso allungato, usato per deporre le uova all’interno degli ospiti

    Modalità di parassitismo

    La femmina individua una preda adatta (larva, ninfa o pupa di un altro insetto) e vi depone un uovo o più uova all’interno. Le larve degli Icneumonidi si sviluppano dentro il corpo dell’ospite, nutrendosene gradualmente fino a provocarne la morte, solitamente poco prima della metamorfosi.

    Ospiti comuni:

    • Larve di lepidotteri (bruchi)
    • Pupalidi e larve di coleotteri
    • Insetti fitofagi in generale (cimici, afidi, cavallette)

    Strategie evolute

    Alcune specie sono in grado di:

    • Percepire vibrazioni per localizzare ospiti nascosti nel legno o sotto terra
    • Deporre uova in insetti mimetizzati o incapsulati (ad es. in galle, o tra foglie accartocciate)
    • Manipolare la fisiologia dell’ospite, rallentandone la crescita per sincronizzare il ciclo vitale del parassitoide

    Specie degne di nota

    • Ichneumon eumerus: parassita delle larve di farfalle Lycaenidae
    • Pimpla rufipes: attivo contro bruchi e pupe di farfalle notturne, utile nel controllo della Cydia pomonella (carpocapsa del melo)
    • Agrypon flaveolatum: usato con successo in biocontrollo contro la Operophtera brumata (invasiva nei boschi di latifoglie)

    Importanza per la lotta biologica

    Gli Icneumonidi rappresentano un’alternativa naturale, sostenibile e selettiva agli insetticidi. Vengono impiegati:

    • Nei programmi di lotta integrata (IPM)
    • In serra e frutteti per il controllo di fitofagi specifici
    • In ambienti forestali, per ridurre la pressione di insetti defogliatori

    Come attirare gli Icneumonidi in giardino

    • Coltivare fiori a ombrella (finocchio, carota selvatica, prezzemolo): offrono nettare e polline agli adulti
    • Mantenere microhabitat naturali: cumuli di rami, siepi, zone incolte
    • Evitare trattamenti chimici intensivi
    • Lasciare alcune prede disponibili: un equilibrio tra prede e predatori è fondamentale

    Conclusione

    Gli Imenotteri Icneumonidi non si vedono facilmente, ma operano instancabilmente in background. Sono chirurghi naturali del biocontrollo, capaci di colpire con precisione un singolo insetto nocivo su migliaia, e lo fanno senza costi e senza inquinamento. Conoscerli e favorirli è uno dei gesti più intelligenti che un manutentore del verde possa fare per lavorare con la natura, e non contro di essa.


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  • Introduzione
    Phthirus pubis è un pidocchio di piccole dimensioni ma facilmente riconoscibile per la sua forma tozza e le potenti chele. È un ectoparassita obbligato dell’uomo, principalmente localizzato nella zona pubica, ma può colonizzare anche altre aree pilifere.

    Classificazione

    • Ordine: Phthiraptera
    • Famiglia: Pthiridae
    • Genere: Phthirus
    • Specie: Phthirus pubis

    Distribuzione e habitat
    È cosmopolita e si riscontra ovunque vi sia popolazione umana. Vive nei peli terminali, principalmente del pube, ma può infestare anche ascelle, torace, barba, sopracciglia e ciglia.

    Morfologia

    • Dimensioni: 1,5–2 mm
    • Corpo largo, tozzo, quasi rotondo
    • Colorazione grigiastra o giallastra
    • Zampe anteriori più piccole, posteriori molto robuste con chele prensili
    • Apparato boccale pungente-succhiante
    • Simile a un piccolo granchio al microscopio

    Biologia e ciclo vitale

    • Vive costantemente a contatto con la pelle dell’ospite
    • Le femmine depongono 2–3 uova al giorno
    • Le uova (lendini) sono cementate ai peli
    • Schiusa dopo circa 6–10 giorni
    • Tre mute ninfali prima dell’adulto
    • Vita media: circa 30 giorni

    Trasmissione

    • Quasi esclusivamente per contatto sessuale diretto
    • Più rara la trasmissione tramite biancheria intima o asciugamani
    • Non sopravvive a lungo lontano dall’ospite

    Sintomi e danni

    • Prurito intenso nella zona pubica
    • Macchie bluastre sulla pelle causate dai morsi (maculae ceruleae)
    • Possibile irritazione, infiammazione o infezioni secondarie
    • Presenza visibile di adulti attaccati ai peli e di lendini

    Diagnosi

    • Ispezione visiva diretta (anche con lente d’ingrandimento)
    • Identificazione di adulti, ninfe o uova
    • Può richiedere esame specialistico per infestazioni su ciglia o sopracciglia

    Trattamento e controllo

    • Creme, lozioni o shampoo a base di permetrina o malathion
    • Applicazione topica seguita da lavaggio e pettinatura
    • Disinfestazione di indumenti e lenzuola (lavaggio a 60 °C)
    • In caso di infestazione oculare: rimozione meccanica + pomate oftalmiche
    • Trattamento simultaneo dei partner sessuali
    • Raramente è necessario rasare i peli

    Prevenzione

    • Utilizzo di preservativi (non elimina il rischio, ma lo riduce)
    • Attenzione ai rapporti occasionali
    • Controllo medico in caso di prurito inspiegato nella zona genitale

    Curiosità

    • È più imparentato geneticamente con i pidocchi dei gorilla che con quelli del capo
    • La sua diffusione è diminuita negli ultimi decenni, anche per la diffusione della depilazione integrale
    • Non trasmette malattie, ma è indicatore possibile di contatti sessuali a rischio

    Conclusione
    Phthirus pubis è un esempio notevole di specializzazione parassitaria. La sua gestione richiede attenzione, sia dal punto di vista sanitario che relazionale, per evitare reinfestazioni o trasmissioni.


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  • Introduzione Lo sviluppo post-embrionale negli insetti rappresenta la fase successiva alla schiusa dell’uovo e coinvolge trasformazioni morfologiche fondamentali che portano l’organismo dallo stadio giovanile all’adulto. Questo processo può avvenire attraverso diverse forme di metamorfosi, che variano notevolmente tra i gruppi di insetti. Comprendere queste strategie è essenziale per identificare gli insetti nei vari stadi di sviluppo e gestirli correttamente in ambito agrario, forestale e urbano.

    1. Sviluppo ametabolo Negli insetti ametaboli, come i Collemboli o i Tisanuri, non si verifica una metamorfosi vera e propria. Le forme giovanili (neanidi) somigliano molto agli adulti, seppur più piccole e prive di organi riproduttivi. Crescono attraverso mute successive, mantenendo una struttura generale invariata.

    2. Metamorfosi incompleta (emimetabolia) In insetti come Ortotteri, Emitteri e Odonati, la metamorfosi è definita incompleta o graduale. Gli stadi giovanili, chiamati ninfe, assomigliano all’adulto ma non hanno ali sviluppate né apparati riproduttori maturi.

    • La crescita avviene attraverso una serie di mute.
    • Con ogni muta, la ninfa acquisisce caratteristiche sempre più simili all’adulto.
    • Le ali compaiono progressivamente sotto forma di abbozzi.

    3. Metamorfosi completa (olometabolia) Gli insetti olometaboli (es. Lepidotteri, Coleotteri, Imenotteri, Ditteri) mostrano una metamorfosi netta con stadi ben distinti:

    • Larva: forma giovanile specializzata nell’alimentazione e accrescimento.
    • Pupa: fase quiescente in cui avvengono profonde riorganizzazioni interne.
    • Adulto (immagine): forma matura, spesso con ali e apparato riproduttore funzionante.

    Questa strategia permette un’efficiente separazione ecologica tra stadi, riducendo la competizione tra giovani e adulti.

    4. Accrescimento e mute La crescita negli insetti è discontinua e avviene per ecdisi (muta), poiché l’esoscheletro non è espandibile. La produzione di un nuovo esoscheletro più grande è regolata da ormoni, tra cui:

    • Ecdisone: stimola la muta.
    • Ormone giovanile (JH): determina il tipo di stadio prodotto (giovanile o adulto).

    5. Strategia di vita e durata dello sviluppo La durata dello sviluppo post-embrionale varia molto in base alla specie, al clima e alla disponibilità di risorse. Alcuni insetti completano il ciclo in pochi giorni (es. Ditteri), altri impiegano anni (es. alcune cicale). Possono essere:

    • Univoltini (una generazione l’anno)
    • Multivoltini (più generazioni)
    • Semivoltini (ciclo che richiede più anni)

    6. Diapausa e strategie di sopravvivenza Alcuni insetti entrano in diapausa in uno degli stadi post-embrionali per sopravvivere a condizioni avverse (inverno, siccità, ecc.). La diapausa può essere obbligata o facoltativa ed è regolata da fattori ambientali e ormonali.

    Conclusione Lo sviluppo post-embrionale degli insetti è un viaggio di trasformazione che riflette una vasta gamma di adattamenti evolutivi. Dalla semplice crescita ametabola alle metamorfosi più complesse, ogni strategia è ottimizzata per garantire sopravvivenza e riproduzione in ambienti specifici. Conoscere questi meccanismi consente un’identificazione più accurata e un intervento mirato nei contesti di gestione del verde, agricoltura e monitoraggio entomologico.

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